Yemen, Mar Rosso: la coalizione sventa un attacco degli Houthi

Pubblicato il 3 aprile 2021 alle 18:50 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ha annunciato di aver sventato un attacco dei ribelli sciiti dello Yemen, gli Houthi, il 3 aprile, distruggendo un’imbarcazione carica di esplosivo nella parte meridionale del Mar Rosso.

In base a quanto dichiarato dalla coalizione, con i loro attentatati, gli Houthi starebbero continuando a minacciate le linee del commercio marittimo e del commercio globale. L’imbarcazione individuata il 3 aprile era controllata da remoto ed era una trappola esplosiva posta nelle acque di fronte al distretto di al-Salif, nel governatorato yemenita di Hodeida. La coalizione ha altresì accusato i ribelli sciiti di utilizzare l’accordo di Stoccolma come “scudo” per lanciare attacchi ostili dal governatorato in questione, sottoposto ad un accordo di cessate il fuoco.

Il 13 dicembre 2018, grazie alla facilitazione delle Nazioni Unite, le parti belligeranti del conflitto yemenita, ovvero gli Houthi e le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi, sostenute dalla coalizione a guida saudita, avevano raggiunto il cosiddetto Accordo di Stoccolma. Quest’ultimo prevedeva, tra le altre cose, lo scambio di circa 15.000 detenuti nel più ampio contesto di negoziati volti alla pacificazione del Paese, un cessate il fuoco nel governatorato occidentale di Hodeidah e i ribelli sciiti Houthi avevano accettato  di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area.

Prima del 3 aprile, la coalizione saudita aveva sventato un altro attacco simile il 28 marzo scorso, quando aveva individuato due imbarcazioni cariche di esplosivo nel Mar Rosso. Secondo la coalizione, gli Houthi prevedevano di condurre attacchi con tali mezzi dal porto occidentale yemenita di Hodeidah, nonostante questo sia ancora oggetto dell’accordo di cessate il fuoco di Stoccolma.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

In tale contesto, la coalizione a guida saudita è intervenuta a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Hadi e ne fanno parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi dello Yemen che si scontrano con il governo di Hadi sono, invece, sostenuti dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, sebbene non ufficialmente.

Alla luce di tali schieramenti e di ripetuti attacchi degli Houthi contro il territorio saudita, il 22 marzo scorso, Riad aveva proposto un’iniziativa di pace per porre fine al perdurante conflitto in Yemen. La proposta prevedeva un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due fazioni in guerra. Più Paesi arabi e occidentali avevano accolto con favore l’iniziativa di Riad ma gli Houthi avevano ribadito che le diverse proposte, avanzate negli ultimi sei anni, non avessero mai portato a nulla di nuovo.

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Camilla Canestri

di Redazione

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