USA-Iran: colloqui “indiretti” a Vienna sul nucleare

Pubblicato il 3 aprile 2021 alle 7:30 in Iran USA e Canada

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Il 2 aprile, gli Stati Uniti hanno confermato che prenderanno parte a un incontro a Vienna per discutere dell’accordo sul nucleare iraniano con gli altri Paesi del JCPOA. Non è previsto un colloquio diretto tra Teheran e Washington. 

L’Unione Europea ha annunciato l’incontro in persona di tutte le parti che avevano sottoscritto l’intesa, formalmente nota come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), dal quale l’ex presidente degli USA, Donald Trump, si è ritirato l’8 maggio del 2018. A seguito di tale data, Washington aveva lanciato una campagna di “massima pressione” contro l’Iran. Secondo i rappresentanti europei, i colloqui a Vienna avverranno “la prossima settimana” e saranno “separati”, cioè non sono previsti incontri diretti tra Washington e Teheran. La questione è stata specificata poiché le relazioni tra i due Paesi sono in una fase di stallo, dopo che entrambe le parti hanno chiesto che sia l’altra a fare la prima mossa per migliorare i rapporti diplomatici. Un rappresentante dell’UE ha specificato che “Iran e Stati Uniti saranno presenti nella stessa città, ma non nella stessa stanza”. 

“Non prevediamo una svolta immediata, ci saranno discussioni difficili in vista, ma crediamo che questo possa essere un salutare passo in avanti”, ha dichiarato il 2 aprile il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price. Anche la Casa Bianca ha sottolineato che non ci saranno colloqui diretti, per il momento. Il portavoce ha aggiunto che le “questioni primarie” da trattare durante la discussione a Vienna saranno i prossimi passi che l’Iran dovrà intraprendere per tornare a rispettare i termini dell’intesa e una riduzione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti. Lo stesso 2 aprile, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha commentato la questione su Twitter, affermando che “l’obiettivo” dell’incontro è quello di “finalizzare rapidamente la revoca delle sanzioni”. “Nessun incontro Iran-USA. Non necessario”, ha aggiunto.

Ai colloqui di Vienna parteciperanno anche i rappresentanti dei governi di Gran Bretagna, Cina, Francia, Germania e Russia, che sono rimasti nell’accordo sul nucleare negoziato sotto l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e firmato il 14 luglio 2015. In una dichiarazione, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha dichiarato che era positivo che i colloqui riprendessero, ma ha aggiunto che la tempestività era essenziale. “Un accordo ancora una volta pienamente rispettato sarebbe un vantaggio per la sicurezza dell’intera regione e la migliore base per i colloqui su altre importanti questioni di stabilità regionale”, ha affermato Maas.

L’8 marzo, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’AIEA, ha affermato che l’Iran ha iniziato ad arricchire uranio in una terza serie di centrifughe avanzate di tipo IR-2m, situate nel sito nucleare sotterraneo di Natanz. La mossa rappresenta un’ulteriore violazione dell’accordo sul nucleare, il quale consentiva all’Iran di arricchire uranio solo con centrifughe IR-1 di prima generazione, presso il suddetto impianto. Tuttavia, già nel mese di novembre 2020, l’Agenzia AIEA aveva rivelato che erano stati installati, presto il sito sotterraneo di Natanz, un sistema di arricchimento sequenziale noto come cascata e un cluster interconnesso di centrifughe IR-2, dopo che Teheran aveva spostato tali dispositivi da un impianto fuori terra.

Negli ultimi mesi, sono state diverse le mosse che hanno messo in luce un progressivo allontanamento dell’Iran dai termini dell’accordo. Le violazioni di Teheran potrebbero creare una maggiore pressione sul presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il quale sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto. In tale quadro, il 7 marzo, il Dipartimento di Stato USA, attraverso il Segretario di Stato, Anthony Blinken, aveva anticipato che Washington era disposta ad avviare colloqui diretti con l’Iran. In risposta, il Il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javaz Zarif, aveva nuovamente ribadito la necessità di revocare le sanzioni economiche prima di discutere degli obblighi nucleari, sottolineando che questa è la posizione risoluta di Teheran e che non cambierà.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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