Yemen: gli Houthi continuano a colpire obiettivi sauditi

Pubblicato il 2 aprile 2021 alle 9:54 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione a guida saudita ha riferito di aver intercettato e distrutto, nella sera del primo aprile, due droni, lanciati dalle milizie di ribelli sciiti Houthi, diretti contro il Sud del Regno. Si è trattato del secondo attacco contro l’Arabia Saudita in meno di 24 ore.

In particolare, stando a quanto riferito dalla coalizione stessa, impegnata nel conflitto yemenita a sostegno delle forze filogovernative, i due droni sono stati lanciati contro Khamis Mushait, con l’obiettivo di colpire oggetti civili, in quello che è stato definito un ulteriore crimine di guerra. Da parte sua, le forze della coalizione guidate da Riad hanno affermato che continueranno ad adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare la vita dei civili, nel rispetto del Diritto internazionale umanitario.

L’attacco della sera del primo aprile è stato rivendicato dalle milizie ribelli, le quali hanno specificato che l’operazione è stata condotta per mezzo di droni Qasef 2K e che l’obiettivo da colpire era rappresentato dalla base di Re Khalid. Era stato il portavoce degli Houthi, Yahya Sarea, ad affermare, poche ore prima, che il gruppo aveva lanciato 4 droni contro obiettivi “sensibili” della capitale Riad. Le operazioni contro i territori sauditi, per i ribelli, sono da considerarsi legittime, in quanto rappresentano la risposta “naturale” al perdurante assedio delle forze saudite in Yemen.

È dall’intervento della coalizione internazionale in Yemen, del 26 marzo 2015, che i territori sauditi sono stati considerati dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire. Tuttavia, nelle ultime settimane, gli attacchi si sono particolarmente intensificati, in concomitanza con la ripresa di una violenta offensiva presso Ma’rib, una regione yemenita situata a circa 120 km a Est di Sana’a. L’Arabia Saudita, da parte sua, il 22 marzo ha proposto un’iniziativa di pace che prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le parti belligeranti, ovvero il governo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e i ribelli. Gli Houthi hanno espresso riserve a riguardo, evidenziando come le diverse proposte, degli ultimi sei anni, non abbiano mai portato a nulla di nuovo. Inoltre, il gruppo ribelle si è detto disposto a sedersi al tavolo dei negoziati solo se verrà revocato l’assedio in Yemen e il blocco marittimo e aereo.

Nel frattempo, fonti mediatiche saudite, hanno riferito che, il primo aprile, le forze della coalizione hanno lanciato 4 raid presso i distretti di Sirwah e Madghal, due dei fronti più accesi del governatorato di Ma’rib, mentre altri 2 hanno colpito Hajjah e al-Jawf. Tale numero è il più basso registrato nelle ultime settimane, il che, secondo alcuni, potrebbe indicare un possibile ritiro delle milizie Houthi dai territori di Ma’rib, dove i ribelli stanno provando ad avanzare dal 7 febbraio scorso, ma con scarsi risultati. Ad ogni modo, ciò che continua a destare maggiore preoccupazione è la situazione dei campi profughi della suddetta regione, i quali ospitano circa un milione di yemeniti, rifugiatisi negli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro. Nel corso degli ultimi 15 mesi, 27 campi profughi sono stati chiusi a seguito dei ripetuti attacchi e bombardamenti perpetrati dal gruppo sciita, mentre 2.671 famiglie sono state costrette a sfollare, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni durante il 2020.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Secondo lo Yemen Data Project, un progetto di raccolta dati indipendente che monitora l’andamento della guerra in Yemen, dal 25 marzo 2015, la coalizione ha effettuato almeno 22.766 raid aerei in Yemen, con una media di circa 10 attacchi al giorno. Il governatorato maggiormente colpito è stato quello di Saada, obiettivo di quasi il 23% dei raid. Qui è stato altresì registrato il più alto numero di vittime civili, pari a 3499. Al secondo posto vi è Taiz, oggetto di 2661 raid aerei, mentre la capitale Sana’a è stata colpita da 2570 attacchi, che hanno causato la morte di 2939 civili. In media, 1.459 civili sono stati uccisi ogni anno dal 2015. Tra le vittime, vi sono stati 2.336 bambini. In totale, lo Yemen Data Project stima che siano stati 8.759 i civili morti a seguito degli attacchi aerei degli ultimi sei anni.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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