USA, Giappone e Corea del Sud unite sulla denuclearizzazione della Corea del Nord

Pubblicato il 2 aprile 2021 alle 19:10 in Corea del Nord USA e Canada

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Il primo aprile, il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha dichiarato che la denuclearizzazione rimarrà al centro della politica degli Stati Uniti nei confronti della Corea del Nord. 

Tali dichiarazioni sono state rilasciate durante una conferenza stampa a Washington, prima di un incontro programmato tra il consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Joe Biden, Jake Sullivan, e le sue controparti del Giappone e della Corea del Sud. A tale proposito, Price ha affermato che l’incontro avrebbe rappresentato un’opportunità per fare il punto della situazione riguardo alla revisione della politica degli Stati Uniti nei confronti della Corea del Nord con i rappresentanti di Giappone e Corea del Sud. “Non vorrei pregiudicare la conclusione di qualsiasi revisione in corso, ma abbiamo riferito che la denuclearizzazione rimarrà al centro della politica americana nei confronti della Corea del Nord”, ha sottolineato Price. “Sappiamo anche che qualsiasi approccio alla Corea del Nord, per essere efficace, dovrà essere eseguito in sincronia con i nostri stretti alleati, inclusi in questo caso, i nostri alleati del trattato, Giappone e Corea del Sud”, ha aggiunto il portavoce. 

Il 2 aprile, Sullivan ha incontrato la sua controparte giapponese, Shigeru Kitamura, e quella sudcoreana, Suh Hoon, presso l’Accademia navale degli Stati Uniti ad Annapolis. È l’incontro di più alto livello tra funzionari dei tre Paesi da quando Biden è entrato in carica, il 20 gennaio. Secondo la stampa statunitense, Washington spera di promuovere migliori relazioni tra il Giappone e la Corea del Sud per controbilanciare l’influenza della Cina in Asia. I temi più caldi sul tavolo sono le recenti provocazioni missilistiche di Pyongyang, la non proliferazione nucleare, la risposta interna del Paese alla pandemia di Covid-19 e i recenti contatti diplomatici tra Corea del Nord e Cina. 

La Corea del Nord si era rivolta alla Cina poco dopo aver rifiutato ufficialmente qualsiasi forma di dialogo con gli USA. Lo scorso 17 marzo, la prima vice ministra degli Esteri della Corea del Nord, Choe Son Hui, aveva affermato che non vi sarebbe stata alcuna forma di dialogo o contatto con gli Stati Uniti se Washington non fosse stato pronto ad abolire le proprie politiche ostili contro Pyongyang. Il 22 marzo, il leader supremo della Corea del Nord, Kim Yong Un, ha lanciato un messaggio al presidente cinese, Xi Jinping, in cui gli prometteva che il proprio Paese avrebbe rafforzato le relazioni con Pechino, in modo da creare un legame “da fare invidia la mondo interno”. La tensione nella regione è continuata ad aumentare se consideriamo che Pyongyang ha lanciato due mezzi aerei non identificati verso le acque ad Est del Paese, il 25 marzo, secondo quanto affermato da media e funzionari Sud-coreani, giapponesi e statunitensi. Secondo alcune fonti interne all’Esercito della Corea del Sud si sarebbe trattato di missili balistici. Il Giappone ha indetto un incontro d’emergenza sull’accaduto e ha condannato i fatti. 

La situazione nella penisola coreana è peggiorata durante il 2020, nonostante una serie di iniziative diplomatiche portate avanti negli anni precedenti. Dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati a partire dal 21 gennaio 2020, quando il consigliere della missione nordcoreana presso le Nazioni Unite, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che nei due anni precedenti il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare incontro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni su Pyongyang. Di conseguenza, da allora, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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