Russia-Ucraina: annunciato rischio escalation nel Donbass

Pubblicato il 2 aprile 2021 alle 6:30 in Russia Ucraina

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Il vicecapo dell’Ufficio Presidenziale dell’Ucraina, Roman Mashovets, insieme al rappresentante della NATO nel Paese, Alexander Vinnikov, hanno discusso, il primo aprile, della possibilità di tenere esercitazioni militari congiunte sulla linea di contatto. La richiesta è stata avanzata da Mashovets dopo essere venuto a conoscenza dell’incremento delle forze militari russe vicino al confine ucraino.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa dell’Ucraina, Unian, Mashovets ha suggerito al collega Vinnikov di organizzare pattugliamenti aerei congiunti con i caccia della NATO nello spazio aereo dell’Ucraina. Secondo il rappresentante ucraino, questo potrebbe allontanare la Russia e mantenere stabile la sicurezza nella regione. La risposta di Mosca non ha tardato ad arrivare. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato, giovedì primo aprile, che l’incremento di truppe russe sulla linea di contatto è stata una mossa di difesa, per garantire la “sicurezza del Paese”. In aggiunta, il portavoce ha ribadito che la Russia “non ha preso e non prenderà parte al conflitto armato sul territorio dell’Ucraina”. Ha spiegato che il conflitto è esclusivamente interno al Paese e che la Russia non ha intenzione di “infiammare la guerra civile” e portare a un’escalation della crisi.

Tuttavia, il comandante delle Forze Armate ucraine, con le dichiarazioni del 29 marzo, ha accusato la Russia di concentrare gruppi di ricognizione e cecchini lungo il confine dell’Ucraina e nei territori temporaneamente occupati. Lo stesso giorno, la ministra degli Affari Esteri dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (DPR), Natalya Nikonorova, ha accusato Kiev di aver contribuito ad aggravare il conflitto nel Donbass. Nikonorova, in un’intervista rilasciata al canale russo Rossija 24, ha affermato che la DPR sta registrando un numero sempre più alto di vittime e feriti, anche civili. “L’escalation diventa ogni giorno più evidente”, ha sottolineato la ministra. Nikonorova ha specificato che, da marzo, sono state registrate 118 violazioni di cessate il fuoco dalle forze di sicurezza ucraine, 35 delle quali condotte con armi pesanti. La ministra degli Esteri della DPR ha denunciato Kiev di “distorcere il contenuto degli accordi “di Minsk per le misure aggiuntive sul il cessate il fuoco nel Donbass. A detta di Nikonorova, questa sarebbe la strategia dell’Ucraina per ottenere la sovranità del Donbass.

Gli accordi di Minsk sono composti dal protocollo di Minsk e dagli accordi di Minsk II. Il primo piano di pace era stato firmato il 5 settembre 2014 dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) e dalla Repubblica Popolare di Lugansk, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Europea (OCSE). Tuttavia, il cessate il fuoco non venne rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Pertanto, un anno dopo, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia” – Germania, Francia, Ucraina e Russia – concordarono un nuovo cessate il fuoco e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi del 2014, l’accordo di Minsk II.

La tensione nella regione è tornata a salire a partire dal 26 marzo 2021 , quando quattro militari delle forze armate ucraine sono stati uccisi nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nel Donbass, a seguito di bombardamenti. Kiev ha accusato le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. La delegazione ucraina ha annunciato una riunione di emergenza e ha richiesto all’OCSE di tenere, a sua volta, un vertice straordinario del sottogruppo di sicurezza, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT), nato proprio per facilitare la risoluzione del conflitto nel Donbass. Il GCT è stato istituito nel 2014 dall’allora presidente ucraino, Petro Poroshenko, ed è formato da rappresentanti dell’Ucraina, della Russia e dell’OCSE.

A seguito dell’aumento della tensione nel marzo del 2021, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avuto, martedì 30 marzo, colloqui telefonici con l’omologo francese, Emmanuel Macron, e con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per discutere dell’escalation della situazione nel Donbass. Gli osservatori internazionali hanno riferito che i colloqui di alto livello pianificati da Mosca senza includere il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, potrebbero far pensare che Kiev venga relegata ai margini del processo di pace. Il ministro degli Affari Esteri dell’Ucraina, Oleg Nikolenko, in risposta ai colloqui del 30 marzo, ha dichiarato che la posizione del Paese è chiara: “Non può essere deciso nulla sull’Ucraina, senza l’Ucraina”. Nikolenko ha aggiunto che solo il formato del Quartetto Normandia, che include i leader di Francia, Germania, Ucraina e Russia, offre una prospettiva di miglioramento della crisi.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, a partire da febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente dell’Ucraina Viktor Janukovič , di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, supportavano la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, con l’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

di Redazione

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