Come il Mali occidentale potrebbe diventare una “miniera d’oro” per i terroristi

Pubblicato il 2 aprile 2021 alle 15:05 in Africa Mali

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Una ricerca dell’Institute on Security Studies mostra come una fiorente economia di estrazione dell’oro a Kayes, nel Mali occidentale, offre ai gruppi estremisti violenti l’opportunità di espandersi, sia in numero sia in capacità operativa.

Il 9 aprile 2020, alcuni gruppi affiliati ad al-Qaeda che operano nel Sahel hanno attaccato un posto di sicurezza e dogana sulla strada Bamako-Kayes, nella regione occidentale di Kayes, in Mali. Quattro mesi dopo, il 5 agosto 2020, altri militanti hanno attaccato un altro posto situato sul tratto Nioro-Kayes. Questi e altri incidenti segnalano che la regione, che confina con Guinea, Mauritania e Senegal, sta diventando sempre più un focolaio di violenza estremista. L’8 febbraio, le autorità senegalesi hanno annunciato di aver smantellato una cellula di supporto della katiba Macina, nella città di confine di Kidira, proprio di fronte al confine di Kayes. La violenza jihadista in Mali è sempre stata concentrata nel Nord del Paese, con attacchi sporadici al centro. Alla luce di ciò, le forze internazionali, soprattutto quelle francesi, dispiegate nel Sahel per contrastare l’estremismo violento, sono presenti nella fascia saheliana, che coincide con il Mali settentrionale.

Il 7 gennaio, una delegazione del Governo del Mali si è recato a Kenieba, nel Sud-Est del Paese, una zona nota per la diffusa estrazione illegale dell’oro. In quell’occasione, i delegati, preoccupati per il coinvolgimento dei gruppi estremisti nel settore, hanno esortato la popolazione locale a non cedere alle attività illecite. La tesi dell’ISS, riguardo alla correlazione tra gli insorti jihadisti e le miniere d’oro, è stata già supportata dal segretario generale dell’Interpol, Jurgen Stock, il quale ha affermato che l’estrazione illegale, oltre ad essere una fonte di finanziamento, è anche utilizzata come terreno di reclutamento per i gruppi armati. The Defense Post ha riferito che in Mali, il 21 dicembre 2020, sono stati arrestati sospetti terroristi, e più di 40.000 candelotti di dinamite e cavi di detonazione per l’estrazione sono stati sequestrati in un’operazione congiunta delle Nazioni Unite e Interpol. 

Da quanto si evince dalla ricerca dell’ISS, mentre il Mali occidentale rimane in gran parte fuori dal radar dai numerosi impegni per la stabilizzazione della regione del Sahel, dilaniata dalla violenza jihadista, i gruppi armati hanno identificato il valore strategico di tale porzione di territorio maliano. Con circa il 77% della produzione di oro del Mali, la regione di Kayes potrebbe essere una fortuna per i gruppi jihadisti. Il settore è centrale per l’economia del Mali, in quanto fornisce il 75% delle entrate delle esportazioni, il 25% del bilancio del Paese e l’8% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale. Gli esperti dell’ISS hanno notato che il Kayes è caratterizzato da una vulnerabilità di lunga data legate all’industria mineraria dell’oro che gli estremisti potrebbero sfruttare, sia per stabilizzarsi nella regione, sia per espandersi in Guinea e in Senegal.  

Precedenti ricerche dell’ISS effettuate nella regione transfrontaliera di Liptako-Gourma, a cavallo tra il Burkina settentrionale, il Mali meridionale e il Niger occidentale, mostrano che i gruppi che operano nel Sahel stanno già sfruttando l’estrazione dell’oro. Questo li aiuta a ottenere le risorse finanziarie, logistiche e operative necessarie per compiere attacchi e sostenersi. Lo fanno in parte sfruttando il risentimento popolare legato alla gestione governativa del settore minerario. Questo permette loro di reclutare nuovi membri, ottenere il sostegno delle comunità ed espandere la loro portata operativa. Nonostante gli sforzi di regolamentazione del Governo, la maggior parte dei siti minerari artigianali della regione continuano ad operare illegalmente. Il settore è controllato da leader tradizionali che non sono sempre pienamente consapevoli delle strategie degli estremisti violenti, i quali mirano ad espandersi e a stabilizzarsi attraverso il controllo delle risorse locali.

Oltre alle insoddisfazioni relative al settore dell’estrazione dell’oro, i gruppi estremisti violenti sfruttano anche le tensioni sociali e le frustrazioni legate alle dispute locali sulla terra. In base ai dati raccolti dall’ISS, le comunità locali sono risentite nei confronti del Governo per aver assegnato loro terreni che sostengono abbiano meno depositi d’oro di quelli che lo Stato ha riservato per le compagnie minerarie. Come fa notare la ricerca, molti siti artigianali si aprono sui perimetri delle miniere industriali con l’appoggio dei leader delle comunità. I minatori sono spesso sfrattati con la forza dalle forze di difesa e di sicurezza, con conseguenti scontri violenti. Questo ha alimentato la percezione che il potere centrale favorisca le compagnie minerarie industriali. 

Anche le comunità di Kayes si sentono trascurate. Nonostante le ricche risorse naturali della regione e il conseguente reddito per l’economia nazionale, le infrastrutture e i servizi sociali di base sono scarsi, in quanto i Governi che si sono succeduti nel tempo non hanno mai investito adeguatamente in strade, sanità, istruzione e fornitura di elettricità. Sentendosi socialmente emarginate, le comunità ricorrono sempre più spesso alla violenza come forma di risoluzione delle controversie, sfidando la legittimità dello Stato maliano. Nel 2018, a Kenieba si sono verificati degli scontri violenti in cui una persona è morta, gli edifici ufficiali sono stati bruciati e la città è rimasta paralizzata per tre giorni. Tali contrasti offrono un potenziale punto di ingresso per il reclutamento da parte di gruppi estremisti violenti desiderosi di espandersi. Un giovane residente nella regione ha dichiarato all’ISS: “Se i jihadisti arrivano alle 3 del pomeriggio e ci offrono l’opportunità di sfruttare i perimetri delle miniere industriali, ci uniremo a loro alle 4 del pomeriggio”.

Lo studio dell’ISS si conclude con delle raccomandazioni indirizzate al Governo del Mali per evitare che ciò che sta accadendo nel Nord e nel centro del Paese si diffonda nella parte occidentale. il governo del Mali e i suoi partner dovrebbero prestare particolare attenzione a questa zona dell’ovest. Le ricerche preliminari mostrano che questo implica affrontare in particolare la mancanza di servizi sociali di base. Inoltre, lo Stato dovrebbe coinvolgere le comunità all’inizio del processo di concessione dei permessi minerari alle compagnie industriali, dando la priorità ai negoziati nelle situazioni di conflitto rispetto all’uso della forza.

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Julie Dickman

di Redazione

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