Donbass: Mosca “pronta a tutto” dopo i colloqui dell’Ucraina con il Pentagono

Pubblicato il 2 aprile 2021 alle 15:49 in Russia USA e Canada Ucraina

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La Federazione Russa ha dichiarato, venerdì 2 aprile, che, se in Ucraina dovessero arrivare forze armate statunitensi, la Russia sarebbe costretta a adottare misure aggiuntive per garantire la sicurezza del Paese. Mosca ha sottolineato che questo porterebbe, inevitabilmente, ad un ulteriore aumento delle tensioni.

Le dichiarazioni di Mosca, rilasciate dal portavoce ufficiale del Cremlino, Dmitry Peskov, sono arrivate all’indomani dei colloqui telefonici, del primo aprile, tra il ministro della Difesa ucraino, Andreij Taran, e il capo del Dipartimento della Difesa statunitense, Lloyd Austin. In seguito alla notizia della conversazione tra Kiev e il Pentagono, Peskov ha annunciato, durante una conferenza stampa separata, che la Russia sarà pronta a intervenire, nel caso di ingerenza statunitense, facendo “tutto ciò che è necessario”. Poco dopo, il portavoce ha precisato che tali affermazioni non sono minacce ma rappresentano la posizione della Russia per garantire la sicurezza del Paese: “Con nostro rammarico, la realtà è spaventosa sulla linea di contatto, avvengono provocazioni dalle forze armate ucraine, non una, ma una pluralità”, ha sottolineato il portavoce de Cremlino.

Durante i colloqui tra i rappresentanti della Difesa di Ucraina e USA, Taran ha riferito al collega Austin che la situazione nella zona del Donbass si sta aggravando. L’accento è stato posto su quanto accaduto il 26 marzo 2021. Con l’uccisione di 4 militari delle forze armate ucraine, nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nel Donbass, la tensione è tornata a salire vertiginosamente. Kiev ha accusato dell’incidente le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. La delegazione ucraina ha annunciato una riunione di emergenza e ha richiesto all’OCSE di tenere, a sua volta, un vertice straordinario del sottogruppo di sicurezza, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT), nato proprio per facilitare la risoluzione del conflitto nel Donbass. Il GCT, istituito nel 2014, è formato da rappresentanti dell’Ucraina, della Russia e dell’OCSE.

Taran e Austin, durante la conversazione del primo aprile, hanno anche discusso del rafforzamento della cooperazione nel campo della sicurezza e della Difesa. Il rappresentante degli USA si è detto preoccupato per le recenti azioni della Federazione Russa e ha assicurato al ministro della Difesa ucraino la sua disponibilità a sostenere il Paese nel contesto dell’”aggressione russa” in corso nel Donbass e in Crimea. Nel comunicato rilasciato lo stesso primo aprile dal Ministero della Difesa dell’Ucraina si legge che “in caso di escalation dell’aggressione russa, gli Stati Uniti non lasceranno sola l’Ucraina e non permetteranno la realizzazione di tendenze aggressive“. “Il dialogo strategico tra i rappresentanti della Difesa di USA e Ucraina si sta sviluppando in modo dinamico”, ha affermato Andriy Taran, aggiungendo: “La telefonata odierna della controparte americana è una chiara dimostrazione della posizione proattiva degli Stati Uniti a sostegno della sovranità e delle misure per ripristinare l’integrità territoriale dell’Ucraina”.

In seguito ai colloqui telefonici, Austin ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che gli Stati Uniti hanno stanziato, dal 2014, oltre 2 miliardi di dollari per fornire assistenza alla sicurezza dell’Ucraina. Gli USA hanno anche annunciato che sarà rafforzato il potenziale delle forze armate ucraine, ricorrendo a un fondo da 125 milioni di dollari per armi e altri strumenti bellici volti a migliorare la qualità e l’efficienza delle forze armate di Kiev. La portavoce del Pentagono, Wendy Snyder, ha rifiutato di rivelare informazioni sulla sicurezza operativa ma ha osservato che Washington sta monitorando la situazione “molto da vicino”.

Un altro evento che Mosca non ha gradito è la discussione tra Ucraina e NATO sulla possibilità di tenere esercitazioni militari congiunte sulla linea di contatto nel Donbass. La proposta è stata avanzata dal vicecapo dell’Ufficio Presidenziale dell’Ucraina, Roman Mashovets, durante un colloquio telefonico con il rappresentante della NATO nel Paese, Alexander Vinnikov. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa dell’Ucraina, Unian, Mashovets ha suggerito al collega Vinnikov di organizzare pattugliamenti aerei congiunti con i caccia della NATO nello spazio aereo dell’Ucraina. Secondo il rappresentante ucraino, questo potrebbe allontanare la Russia e mantenere stabile la sicurezza nella regione. La risposta di Mosca non ha tardato ad arrivare.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino Viktor Janukovič , di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiedevano la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

di Redazione

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