Il caso di Walter Biot: come agisce una spia?

Pubblicato il 2 aprile 2021 alle 20:23 in Italia Russia

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Continuano ad emergere dettagli sulla vicenda del militare italiano Walter Biot, accusato di spionaggio per conto della Russia. L’ufficiale della Marina italiana, arrestato il 30 marzo dopo essere stato sorpreso a vendere documenti classificati ad un funzionario dell’ambasciata di Mosca a Roma, Dmitri Ostroukhov, resta in carcere, a Regina Coeli. Il gip Antonella Minunni ha convalidato il fermo ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare che respinge la richiesta dei domiciliari avanzata dal legale di Biot, l’avvocato Roberto De Vita. Accolta invece la proposta della pm di Roma, Gianfederica Dito, la quale aveva sollecitato la conferma della detenzione in carcere.

Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere, oggi, venerdì 2 aprile, il militare ha fatto parlare i suoi avvocati. “Chiederemo di essere ascoltati dalla Procura di Roma nei prossimi giorni. Nostro obiettivo è dimostrare che il ruolo ricoperto da Walter Biot non dava accesso a documenti di livello strategico, atti che in alcun modo riguardavano la sicurezza dello Stato”, ha dichiarato De Vita, secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa Ansa. Il legale si è detto sicuro che la vicenda “verrà ridimensionata” e ha sottolineato che quello del capitano di fregata sarebbe stato un errore fatto “in un momento di grande difficoltà”. Dalle testimonianze della famiglia e degli avvocati si apprende che Biot si sarebbe trovato in “una profonda crisi, personale, familiare ed economica”, dovuta alle gravi condizioni di salute di uno dei suoi figli e ad una serie di debiti non pagati.

Diversa la posizione del gip di Roma, che ha definito il militare un “traditore senza scrupoli”, di “estrema pericolosità”, che ha venduto documenti segreti per trarre profitto. Secondo il giudice, quella del capitano di fregata non è stata “un’attività né sporadica, né isolata”, ma un’azione ripetuta e consapevole caratterizzata da “elementi sintomatici dello spessore criminale dell’indagato, il quale non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”. A preoccupare soprattutto il tribunale ordinario di Roma sono state “le accurate modalità nell’agire”, che hanno mostrato “in maniera palmare l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata”. 

A tal proposito, sia la stampa nazionale sia quella estera hanno ricostruito, consultando l’ordinanza del giudice, le varie tappe attraverso le quali Biot sarebbe arrivato a tessere la sua rete di contatti con i funzionari dell’ambasciata russa, una storia che ora potrebbe costargli almeno 15 anni di carcere. Tutto sarebbe iniziato almeno 5 mesi fa, quando, durante un ricevimento in ambasciata, il militare italiano è stato avvicinato dal diplomatico Ostroukhov, nel quale gli specialisti del controspionaggio dell’Aisi, i servizi segreti interni, hanno notato da subito un comportamento sospetto. Biot e il russo cominciano dunque ad essere monitorati e le autorità scoprono presto che i due si incontrano con regolarità seguendo una serie di accorgimenti sempre uguali. Ostroukhov prende la metropolitana, scende alla fermata Eur, nella zona Sud di Roma, sale su un autobus, arriva a Spinaceto, una zona periferica della capitale, incontra Biot, si guarda intorno assicurandosi di non essere pedinato, fa qualche giro a piedi nelle vicinanze, entra nell’auto del militare e, insieme, si fermano nel parcheggio di un supermercato. 

Oltre ad aver piazzato cimici e telecamere nella sua macchina, le forze dell’ordine e l’Aisi controllavano il capitano della Marina anche sul luogo di lavoro. Biot, che da alcuni anni era in servizio all’ufficio Politica Militare dello Stato maggiore della Difesa, è stato inchiodato da una serie di filmati (almeno 3) effettuati con una telecamera nascosta nel suo ufficio. Nei vari video, il primo risalente al 18 marzo, il militare viene ripreso mentre è intento a fotografare il monitor del pc su cui appaiono documenti classificati. Il filmato che lo incrimina nella maniera più eclatante è quello del 25 marzo. Qui si vede Biot che, dopo aver scattato dal cellulare alcune foto allo schermo del computer, elimina la sim dallo smartphone, la nasconde in una scatola di medicinali ed esce dalla stanza. La stessa schedina verrà poi ritrovata, il 30 marzo, il giorno dell’arresto, addosso a Ostroukhov. Su questa sono state rinvenute, in totale, 181 immagini di documenti riservati, 9 di natura militare classificati come “riservatissimi” e 47 file “Nato secret”, classificati come “segreti”.

Le indagini, svolte dai carabinieri del Ros su delega del procuratore di Roma, Michele Prestipino, e del sostituto, Gianfederica Dito, hanno portato le autorità, la sera del 30 marzo, a decidere di intervenire. Questa volta, all’appuntamento presso il parcheggio del supermercato, Biot si presenta con l’auto della moglie, una Nissan Patriot. L’incontro con Ostroukhov termina con uno scambio di soldi. Nella valigetta, i carabinieri trovano 5.000 euro divisi in 100 banconote da 50.

L’ordinanza del gip di Roma ha sottolineato che l’entità del gesto è aggravata da una serie di accorgimenti che mettono in luce una certa “professionalità” del militare. Tra questi, l’utilizzo di un cellulare “dedicato” fornito dal diplomatico russo, l’inserimento della scheda Sd con i documenti classificati all’interno di una scatola di medicinali, una serie di strumenti, tra cui almeno 4 smartphone, da cui non sono mai stati fatti trasparire esplicitamente gli appuntamenti o i contatti con l’agente russo. L’inchiesta che seguirà nei prossimi giorni ci aiuterà a comprendere la reale portata della minaccia e il vero livello di coinvolgimento del capitano Biot nelle dinamiche di spionaggio con la Russia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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