Yemen: gli sviluppi delle ultime ore

Pubblicato il 1 aprile 2021 alle 8:32 in Medio Oriente Yemen

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Mentre l’inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen, Tim Lenderking, ha concluso la propria visita a Riad e Muscat, il 31 marzo, l’esercito yemenita filogovernativo è riuscito a liberare “ampie aree” nei dintorni di Taiz, nel Sud-Ovest del Paese.

L’inviato di Washington si era recato nei due Paesi mediorientali, dal 28 marzo scorso, per discutere con le parti coinvolte nella crisi yemenita di un possibile accordo di pace, sulla base della risoluzione presentata dall’Arabia Saudita il 22 marzo. Quest’ultima prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due parti belligeranti, l’esercito filogovernativo legato al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e le milizie di ribelli sciiti Houthi.

Come riportato da al-Jazeera il 31 marzo, sulla base delle dichiarazioni del portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price, Lenderking è tornato dalla sua terza visita nella regione mediorientale dopo “proficui incontri” con alti funzionari in Arabia Saudita e nel Sultanato dell’Oman, durante i quali è stato accompagnato dall’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths. Oltre a un cessate il fuoco a lungo termine, le discussioni hanno preso altresì in esame il perdurante deterioramento della situazione umanitaria. Parallelamente, Lenderking ha discusso con il ministro degli Esteri yemenita, Ahmed Awad bin Mubarak, degli ultimi sviluppi sul campo.

Da parte sua, il ministro yemenita ha evidenziato che, per raggiungere la pace, gli Houthi dovranno dapprima porre fine alle proprie azioni violente e alle proprie violazioni, rispettando la vita dei civili. Particolare attenzione è stata poi rivolta a Ma’rib, governatorato situato a circa 120 km a Est di Ma’rib, dove è in corso una violenta offensiva, lanciata dalle milizie ribelli, dalla prima settimana di febbraio. Parallelamente, il ministro dell’Informazione saudita, Majid al-Qasabi, ha affermato che la fine della crisi in Yemen è una priorità per il Regno, il che ha spinto Riad a presentare un’iniziativa ampiamente accolta dalla comunità internazionale. Tuttavia, si tratta di una proposta su cui le milizie ribelli hanno espresso dubbi in merito alla sua fattibilità.

Nel frattempo, il 31 marzo, l’esercito yemenita affiliato al governo legittimo ha annunciato di aver liberato un certo numero di postazioni nel governatorato di Taiz, ostacolando alcune linee di rifornimento per le milizie ribelli sul fronte di Muqabna, nell’Ovest della regione. Fonti militari yemenite hanno riferito che l’esercito è impegnato in continue battaglie su diversi fronti all’interno del governatorato, che hanno già provocato perdite in termini materiali e di vite umane per il gruppo sciita. Le aree liberate dalle forze yemenite nelle ultime ore hanno raggiunto una superficie pari a circa 4 km, e si aggiungono alle zone già liberate in precedenza. L’obiettivo è porre fine all’assedio posto dai ribelli sciiti da più di cinque anni e ai loro crimini contro la popolazione civile, ha affermato il colonnello Abdul Basit Al-Bahr, impegnato nelle operazioni di Taiz.

Quest’ultima è una città situata nel Sud-Ovest dello Yemen, tuttora contesa tra gli Houthi e il governo legittimo. Al pari di Hodeidah, Taiz era stata inclusa nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti. In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Per Taiz, invece, le parti avevano concordato l’istituzione di una commissione volta a favorire una de-escalation, la quale sarebbe stata composta da rappresentanti di entrambe le parti belligeranti, della società civile e delle Nazioni Unite. Tuttavia, la regione continua a essere testimone di violenti scontri.

Un altro fronte che continua a destare preoccupazione a livello internazionale è Ma’rib, posta ancora, in gran parte, sotto il controllo delle forze filogovernative. Dalla prima settimana di febbraio, gli Houthi hanno lanciato una violenta offensiva, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi. Gli Houthi, in particolare, hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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