Yemen-Arabia Saudita: nuovi attacchi dei ribelli contro Riad

Pubblicato il 1 aprile 2021 alle 16:00 in Arabia Saudita Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le milizie di ribelli sciiti Houthi hanno dichiarato, giovedì primo aprile, di aver lanciato 4 droni contro la capitale saudita Riad. Nella medesima giornata, la coalizione a guida saudita ha riferito di aver sventato un attacco contro civili nella regione yemenita di Ma’rib.

È stato il portavoce dei ribelli, Yahya Sarea, ad affermare che le proprie forze, all’alba del primo aprile, hanno lanciato un attacco contro obiettivi “sensibili”, oltre che rilevanti, nei pressi della capitale dell’Arabia Saudita. Il colpo, è stato aggiunto, è stato “accurato” e si inserisce nel quadro della risposta “legittima” e naturale delle milizie Houthi alle continue aggressioni e al perdurante assedio in Yemen. Al momento, le autorità saudite non hanno ancora rilasciato dichiarazioni sull’attacco Houthi. Tuttavia, episodi di tal tipo sono stati frequenti nel corso dell’ultimo mese, in concomitanza con la ripresa di una violenta offensiva presso Ma’rib, una regione yemenita situata a circa 120 km a Est di Sana’a.

A tal proposito, le forze della coalizione a guida saudita, impegnate nel conflitto yemenita a fianco dell’esercito filogovernativo, legato al presidente legittimo Rabbo Mansour Hadi, hanno riferito di aver sventato un attacco nel suddetto governatorato, distruggendo una rampa di lancio di un missile balistico. A detta della coalizione, l’attacco avrebbe messo in pericolo, ancora una volta, la vita dei civili di Ma’rib, tra cui migliaia di sfollati. Secondo un funzionario del governo yemenita, nel corso degli ultimi 15 mesi, 27 campi profughi sono stati chiusi a seguito dei ripetuti attacchi e bombardamenti perpetrati dal gruppo sciita, mentre 2.671 famiglie sono state costrette a sfollare, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni nel corso del 2020.

Ma’rib rappresenta una delle ultime roccaforti nell’Ovest dello Yemen controllata in gran parte dalle forze filogovernative, ed è testimone di perduranti tensioni, particolarmente acuitesi dalla prima settimana di febbraio, definite le più violente dall’inizio della guerra civile. Queste hanno messo in pericolo circa un milione di yemeniti, rifugiatisi negli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro, oltre alle risorse di petrolio e gas, concentrate soprattutto nelle regioni orientali. Come evidenziato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, gli Houthi considerano tale regione la “carta vincente”, che potrebbe consentire loro di ottenere guadagni al tavolo dei negoziati.

Tuttavia, sono anche gli stessi combattenti sciiti a pagare le conseguenze della loro violenta offensiva. Sulla base dei dati dei funerali celebrati perlopiù a Sana’a, pubblicati da fonti mediatiche ufficiali Houthi, sono almeno 716 i membri ribelli che hanno perso la vita nel solo mese di marzo, con un tasso mensile superiore alle perdite umane registrate con l’inizio degli attacchi a Marib, il 7 febbraio. Il picco è stato raggiunto nella seconda e ultima settimana del mese scorso, dove sono stati registrati più di 400 morti. Sul campo, invece, gli Houthi non hanno ottenuto alcun “guadagno qualitativo”. Le fonti militari hanno confermato ad al-Araby al-Jadeed che i ribelli sono riusciti ad avanzare presso le aree collinari dell’Hilan e sul fronte di al-Mashjah, ma si tratta di zone poco rilevanti per determinare le sorti del conflitto.

Le esatte perdite totali delle forze governative, invece, non sono note. Tuttavia, il governatore di Ma’rib, Sultan al-Arada, affiliato al governo yemenita e alla coalizione, ha affermato che il bilancio delle vittime per l’esercito nazionale nella regione, da aprile 2020, include almeno 3.000 morti e 18.000 feriti, e si presume che il numero sia raddoppiato negli ultimi giorni a causa dell’escalation ancora in corso.

L’offensiva di Ma’rib e i crescenti attacchi contro obiettivi sauditi hanno spinto attori regionali e internazionali a mobilitarsi per promuovere una risoluzione politica del conflitto in Yemen. L’Arabia Saudita, da parte sua, il 22 marzo ha proposto un’iniziativa di pace che prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due fazioni in guerra. Gli Houthi hanno espresso riserve a riguardo, evidenziando come le diverse proposte, degli ultimi sei anni, non abbiano mai portato a nulla di nuovo. Inoltre, il gruppo ribelle si è detto disposto a sedersi al tavolo dei negoziati solo se verrà revocato l’assedio in Yemen e il blocco marittimo e aereo.

La guerra civile in Yemen, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, ha avuto inizio quando gli Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, i ribelli hanno effettuato un colpo di Stato che ha consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, scatenando la risposta delle forze governative nei mesi successivi e il conseguente intervento della coalizione guidata da Riad, il 26 marzo 2015.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.