Tbilisi-Mosca: il caso del giornalista russo che agita i georgiani

Pubblicato il 1 aprile 2021 alle 16:24 in Georgia Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le piazze di Tbilisi, in Georgia, si sono riempite di manifestanti, il primo aprile, per protestare contro l’arrivo del giornalista russo Vladimir Pozner, il quale si è recato nella capitale del Paese per festeggiare il suo 87° compleanno. Pozner è una personalità fortemente criticata in Georgia perché in passato, durante l’intervista del 26 agosto 2008, aveva dichiarato di non riconoscere l’integrità territoriale del Paese, supportando l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale. È importante ricordare che la visita di Pozner coincide con il 30 ° anniversario del referendum della Georgia sul ripristino dell’indipendenza dall’Unione Sovietica.

Centinaia di georgiani, violando il coprifuoco, si sono radunati nei pressi del Vinhotel, luogo in cui ha alloggiato Pozner, situato nella zona centrale di Tbilisi. In coro, la folla ha intonato incessantemente “vattene dalla Georgia!”. I cittadini ritengono ”inammissibile” la presenza di una persona che supporti le forze indipendentiste, a loro volta supportate dalla Russia. Ad unirsi alla protesta è stata anche la leader del movimento politico anticorruzione “Droa”, Elene Khoshtaria, la quale ha affermato che il compleanno di Pozner non può essere celebrato in Georgia.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa RIA, gli agenti delle forze dell’ordine sono intervenuti per disperdere la folla e per allontanare gli attivisti.  Successivamente, la polizia ha scortato Pozner in un altro hotel non noto. Il primo canale della Georgia ha identificato, tra i manifestanti, alcuni membri di partiti di opposizione della Repubblica del Caucaso e di un movimento giovanile civico Sirtskhvilia.

Come è stato anticipato, gli attivisti hanno affermato di essere contrari alla visita di Pozner per i suoi precedenti commenti. Secondo lui, la Georgia non avrebbe mai riottenuto le regioni separatiste dell’Ossezia Meridionale e dell’Abkhazia, dopo la guerra tra Russia e Georgia del 2008. Mosca riconosce l’indipendenza delle regioni, mentre Tbilisi considera propri quei territori. Durante l’intervista del 2008, il giornalista aveva affermato che “è molto difficile immaginare che l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud entreranno mai a far parte della Georgia”.

Molti funzionari georgiani si sono espressi in merito alle proteste e alla visita del giornalista. Tra questi, è importante citarne due in particolare. Zaal Udumashvili, membro del Movimento Nazionale Unito, il più grande partito di opposizione, ha affermato che “Vladimir Pozner è un emissario dell’attuale sovrano russo Vladimir Putin“. Il politico ha aggiunto che “non ha il diritto di trovarsi in Georgia”. Dichiarando che l’arrivo di Pozner è un “insulto allo Stato georgiano”, Elene Khoshtaria, leader di Droa, ha detto che le autorità avrebbero potuto rifiutare l’ingresso di Pozner nel Paese per le sue dichiarazioni.

Le tensioni tra Russia e Georgia non sono mai state risolte e i due Paesi sono ancora in conflitto in merito allo status dell’Abkhazia e dell’Ossezia. Queste ultime sono due regioni la cui indipendenza è riconosciuta da alcuni Stati membri dell’ONU, soprattutto dalla Russia, che nel 2008 le occupò militarmente. Dal canto suo, la Georgia rivendica i territori come parte integrante del proprio stato.

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha approvato, il 21 giugno 2019, un decreto per vietare a tutte le compagnie aeree russe di volare da e verso la Georgia, Paese del Caucaso con cui la Russia combatté una guerra nel 2008. Nel decreto, adottato formalmente per proteggere «la sicurezza nazionale della Federazione Russa», è anche previsto il ritorno dei cittadini russi attualmente in Georgia.

L’Ossezia del Sud e l’Abkhazia si sono proclamate indipendenti dalla Georgia nel 1991. Quando, nel 2003, è salito al potere Mikheil Saakashvili, a seguito della cosiddetta “rivoluzione delle rose”, sono incrementate le tensioni con le regioni separatiste, fino a quando, nell’agosto del 2008, l’Esercito di Tbilisi è stato costretto ad intervenire in Ossezia del Sud. In risposta, le forze armate della Federazione Russa hano lanciato un rapido intervento militare nella regione che, nel giro di una settimana, si è concluso con la sconfitta delle truppe georgiane. A seguito di tale epilogo, i due Paesi hanno sottoscritto, il 15 agosto 2008, il cessate il fuoco. Gli accordi impegnavano la Russia a ritirarsi dal territorio georgiano e la Georgia a rinunciare all’uso della forza contro l’Ossezia e l’Abkhazia.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.