Siria: in un mese registrati circa 1400 raid di Mosca contro l’ISIS

Pubblicato il 1 aprile 2021 alle 17:03 in Russia Siria

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La Russia opera in Siria da 66 mesi. A marzo, le forze di Mosca hanno condotto 1380 raid aerei contro le postazioni dello Stato Islamico, provocando la morte di 57 membri dell’ISIS e il ferimento di almeno altri 25.

Ad averlo riferito è l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), secondo cui le operazioni delle forze russe contro lo Stato Islamico si sono concentrate nell’area desertica della cosiddetta “Badia siriana” e, in particolare, nel triangolo Aleppo-Hama-Raqqa. Fonti del SOHR hanno riferito che la Russia ha impiegato soprattutto “esplosivi di tipo termite” nei propri attacchi aerei, successivamente rivelatisi essere bombe incendiarie a grappolo “RBK-500 ZAB 2.5 SM”.

Mosca ha fatto il suo ingresso nel panorama siriano il 30 settembre 2015, ponendosi a fianco delle forze affiliate al presidente Bashar al-Assad, nella cornice del conflitto scoppiato il 15 marzo 2011. A scontrarsi con l’esercito filogovernativo vi sono i gruppi ribelli, sostenuti dalla Turchia. Al contempo, le forze russe e l’esercito di Damasco sono altresì impegnate nella lotta contro lo Stato Islamico, le cui operazioni interessano soprattutto le regioni centrali della Siria, la cui situazione, al momento, è stata definita “sotto controllo”. In tale quadro, a detta del SOHR, il 31 marzo sono stati almeno 15 gli attacchi aerei condotti da aerei russi nel triangolo Aleppo-Hama-Raqqa. Il primo aprile, invece, fonti del SOHR hanno affermato che le forze del regime, sostenute dalla “Brigata Al-Quds” palestinese e dalle “Forze di difesa nazionali”, hanno lanciato un’operazione su larga scala contro le cellule dell’ISIS, dall’area di “Al-Banja” all’area di Fayda “Ibn Moin’a”. Anche in questo caso, l’operazione è stata condotta con il supporto aereo di Mosca.

Nonostante il 23 marzo 2019 le Syrian Democratic Forces (SDF) abbiano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria, lo Stato Islamico non è stato mai del tutto sconfitto, il che ha portato l’esercito affiliato ad Assad, il 22 dicembre 2020, a intraprendere una “campagna di sicurezza” volta a contrastare le cellule terroristiche ancora attive nel Paese.

Nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

A detta di fonti locali, negli ultimi anni lo Stato Islamico è riuscito a stabilire una propria “città” nella Badia siriana, che, a causa della morfologia del territorio, non è facilmente accessibile a carri armati o aerei da guerra. Ciò consente al gruppo terroristico di nascondersi in luoghi difficili da scovare, da cui perpetrare “attacchi mordi e fuggi” contro convogli e postazioni delle forze di Assad. Non da ultimo, anche le milizie filoiraniane stanziate in Siria sono da includere tra gli obiettivi presi di mira dall’ISIS, le quali continuano a essere vittima di frequenti imboscate.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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