Palestina: Fatah presenta la sua lista, nonostante le scissioni

Pubblicato il 1 aprile 2021 alle 10:05 in Medio Oriente Palestina

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L’organizzazione politica e paramilitare palestinese, Fatah, ha presentato la propria lista per le elezioni legislative previste per il 22 maggio prossimo, a mezzanotte tra il 31 marzo e il primo aprile. Ciò è giunto dopo che un noto prigioniero politico palestinese, Marwan Barghouti, ha annunciato che non appoggerà la lista di Fatah, facendo temere una lotta al potere interna e la possibile sconfitta del movimento palestinese.

Come riportato da al-Jazeera, la lista di Fatah è stata registrata alla sede della Commissione elettorale centrale a Gaza e Ramallah, un’ora prima della chiusura del processo di registrazione, unendosi alle altre 28 liste che hanno espresso il desiderio di partecipare alle elezioni del Consiglio legislativo palestinese. Risale al 15 gennaio scorso la dichiarazione del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, con cui è stata annunciata l’organizzazione di elezioni legislative e presidenziali, le prime per la Palestina negli ultimi 15 anni. Queste sono state programmate, rispettivamente, per il 22 maggio e il 31 luglio, mentre il 31 agosto dovrebbero svolgersi le elezioni per il Consiglio nazionale, l’organo legislativo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

Ora, le domande di candidatura dei diversi movimenti politici palestinesi dovranno essere esaminate da una Commissione elettorale, la quale si prevede annuncerà, il 6 aprile prossimo, quali liste potranno partecipare al processo elettorale. Al momento, sono già 13 le liste che hanno ricevuto l’approvazione della Commissione.

Circa la lista di Fatah, fonti palestinesi hanno riferito che questa si compone di 132 personalità, dopo che il movimento si è alleato con il Fronte di liberazione palestinese, il Fronte di lotta popolare, il Fronte arabo palestinese e il Fronte di liberazione arabo. I membri, è stato specificato, provengono dalla Striscia di Gaza, dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est, e tra i candidati vi sono anche cinque componenti del comitato centrale del movimento, come il vicepresidente Mahmoud al-Aloul, mentre il tasso di partecipazione della componente femminile è pari al 27%. “Fatah ha una strategia volta a porre fine alle divergenze interne e a rinnovare la legittimità del sistema politico, sulla strada verso un partenariato nazionale”, ha dichiarato il segretario generale del movimento, Jibril Rajoub, il quale ha aggiunto che l’obiettivo del movimento è “reclutare le energie del popolo palestinese” per far fronte all’occupazione. Inoltre, è stato lo stesso Rajoub a mettere in luce come il dialogo e l’accordo con Hamas, precedentemente uno dei rivali di Fatah, abbia gettato le basi per le prossime elezioni e per una partnership a livello nazionale.

La candidatura di Fatah è giunta a poche ore di distanza dall’annuncio di Barghouti, che, a sua volta, ha fatto seguito alla dichiarazione di Nasser al-Qudwa, membro di Fatah dal 1969, che si è precedentemente detto intenzionato a presentare una lista indipendente. Ciò ha provocato il suo allontanamento dal Comitato centrale del movimento politico già l’11 marzo scorso, quando al-Qudwa ha affermato che si sarebbe posto a capo della lista soprannominata “Freedom”. Poi, è giunta l’adesione di Barghouti, il quale potrebbe altresì competere con Abbas alle prossime elezioni presidenziali, sebbene il presidente dell’Autorità Palestinese in carica non abbia ancora presentato la propria candidatura in modo ufficiale.

Marwan Barghouti, un uomo di 61 anni, è stato a lungo una figura venerata all’interno di Fatah, il partito laico legato all’Autorità Palestinese, co-fondato da Yasser Arafat, ex presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese. Sebbene abbia scontato più ergastoli in una prigione israeliana per cinque capi di omicidio, Barghouti gode di notevole rispetto tra molti quadri del partito ed è considerato un potenziale futuro candidato alla presidenza palestinese. Barghouti ha deciso di unire le forze con un altro protagonista di lunga data della politica palestinese, al-Qudwa, nipote di Arafat ed ex inviato palestinese alle Nazioni Unite. Gli analisti ritengono che la loro alleanza potrebbe dividere il voto di Fatah, agendo a vantaggio di Hamas, il gruppo militante islamista che controlla Gaza. Tale sviluppo è stato definito tra i più significativi all’interno di Fatah da quando Abbas è diventato presidente nel 2005, in quanto potrebbe mettere a repentaglio il controllo del presidente in carica sul movimento. Barghouti e al-Qudwa rappresentano “una combinazione che non può essere facilmente respinta dalla leadership di Fatah”, la quale gode altresì di un notevole grado di legittimità. I sostenitori di Fatah saranno ora costretti a scegliere tra tre fazioni legate a Fatah, ovvero il partito ufficiale, l’alleanza Barghouti-al-Qudwa e un terzo gruppo scissionista guidato da un ex capo della sicurezza in esilio, Muhammad Dahlan.

Le ultime elezioni in Palestina risalgono al 2006. Queste erano state caratterizzate dalla vittoria a sorpresa di Hamas, e dai successivi scontri con Fatah, che hanno provocato la scissione dei due gruppi, il 14 giugno 2007. Da allora, vi sono stati tentativi di dialogo e riconciliazione tra le parti, ma senza esiti concreti. La situazione è cambiata a seguito dei primi accordi di normalizzazione raggiunti da Israele nel 2020, che hanno portato i gruppi palestinesi a riunirsi, consapevoli che la resistenza popolare non violenta sia la strategia migliore per resistere all’occupazione militare israeliana.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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