Immigrazione: i fatti più importanti di marzo 2021

Pubblicato il 1 aprile 2021 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di marzo 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, circa 2.500 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, con oltre 6.200 arrivi, seguita da Spagna (5.063), Grecia (1.249), Cipro (290) e Malta (65). L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi tre mesi del 2021 ammonta a 295, cifra lievemente superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita in mare 261 persone.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, rispetto ai primi tre mesi del 2020, in cui erano sbarcati 2.750 migranti, i dati da gennaio a marzo 2021 segnano un aumento significativo. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono ivoriana, tunisina, guineana, bangladese, e sudanese. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 675.

Il mese di marzo si è aperto con la morte di almeno 20 migranti, deceduti dopo essere stati gettati in mare dai loro trafficanti, durante una traversata dal Gibuti allo Yemen. L’IOM, che ha riportato la notizia, ha specificato che il barcone, sul quale viaggiavano circa 200 persone, aveva lasciato Oulebi, in Gibuti, intorno alle due del mattino del 3 marzo. I sopravvissuti hanno rivelato alla portavoce dell’IOM, Yvonne Ndege, che, dopo circa trenta minuti dalla partenza, i trafficanti hanno costretto circa 80 migranti a buttarsi in acqua per via del sovraffollamento sull’imbarcazione. Secondo le informazioni rilasciate dall’organizzazione, i 200 migranti, tra cui diversi minori, si stavano dirigendo in Yemen, sperando, da lì, di raggiungere l’Arabia Saudita per trovare lavoro. Si è trattato del terzo incidente nel Golfo di Aden in circa sei mesi. La traversata dall’Africa orientale allo Yemen è comunemente utilizzata dai migranti che tentano di raggiungere i Paesi del Golfo alla ricerca di migliori condizioni economiche. Sebbene il viaggio sia pericoloso e i migranti africani siano spesso soggetti a detenzioni arbitrarie e abusi una volta arrivati sulle coste del Medio Oriente, i tentativi di attraversare il Golfo non si sono mai arrestati, neanche in mezzo alla pandemia di coronavirus.

Il 9 marzo, almeno 39 migranti sono annegati in seguito al naufragio di due barconi, al largo della Tunisia. Le imbarcazioni cercavano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere Lampedusa. La Guardia Costiera italiana è riuscita a trarre in salvo almeno 165 persone, ma le ricerche dei sopravvissuti sono ancora in corso al largo di Sfax, secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero della Difesa tunisino, Mohamed Zekri. Tutti i migranti deceduti provenivano dall’Africa subsahariana. Tra le vittime, ci sono almeno 4 bambini e 9 donne. L’ultimo naufragio nelle acque del Mediterraneo era avvenuto il 20 febbraio, quando un’imbarcazione con a bordo migranti e rifugiati si era ribaltata al largo delle coste di Lampedusa. Circa 47 persone erano state salvate, mentre almeno 41 erano state recuperate senza vita.

Sempre il 9 marzo, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha diffuso un report, intitolato “A distress call for human rights. The widening gap in migrant protection in the Mediterranean”, esortando i Paesi europei a cambiare urgentemente le proprie politiche migratorie, che, secondo il documento, stanno causando migliaia di morti ogni anno. Il report esamina l’implementazione, da parte dei Paesi membri del Consiglio d’Europa, della Raccomandazione 2019 del Commissario sul salvataggio dei migranti in mare, la quale suggeriva altresì l’adozione di misure urgenti per assicurare un approccio rispettoso dei diritti umani. Nello specifico, il documento copre il periodo di tempo che va dal luglio 2019 al dicembre 2020, e i seguenti aspetti chiave: le attività di ricerca e salvataggio, il tempo dello sbarco sicuro delle persone salvate, la cooperazione con le organizzazioni non governative, la cooperazione con Paesi terzi, la sicurezza e la legalità delle rotte e gli sviluppi nel Mediterraneo centrale. Secondo le indagini condotte, nonostante i progressi raggiunti, la situazione dei diritti umani nel Mediterraneo risulta “deplorevole”, in quanto i naufragi continuano a verificarsi, con oltre 2.400 decessi nel periodo di riferimento. La pandemia del Covid-19, inoltre, ha spinto molti Paesi ad adottare misure restrittive che hanno avuto un impatto negativo sulla gestione dei migranti nel rispetto dei diritti umani.

Il 10 marzo, le forze di sicurezza libiche hanno liberato 120 migranti tenuti prigionieri e torturati dai trafficanti di esseri umani, nella città Nord-occidentale di Bani Walid. Gli stranieri che sono stati fatti evadere, per lo più di nazionalità egiziana, sono stati rilasciati in seguito a “un’incursione mattutina nelle tane dei trafficanti”, ha specificato in un comunicato la 444esima Brigata d’élite. I sequestratori, ha aggiunto l’esercito, sottoponevano i migranti a “torture ed estorsioni”, come testimoniato anche dalle persone liberate.

La stessa brigata aveva già effettuato, la scorsa settimana, sempre a Bani Walid, un’operazione simile contro i trafficanti di esseri umani che gestiscono un centro ai margini del deserto, circa 170 chilometri sud-est della capitale, Tripoli. In seguito a quel raid erano stati scoperti 6 nascondigli ed erano stati liberati 70 migranti e rifugiati di diverse nazionalità. Le forze di sicurezza, dopo l’intervento, avevano sottolineato che “uno dei trafficanti più famosi del Paese era stato arrestato insieme ad altri criminali stranieri che stavano abusando, uccidendo e torturando le loro vittime”.

Il 12 marzo, la Guardia di Finanza e la Guardia Costiera italiana hanno intercettato 187 migranti su tre diverse imbarcazioni nel giro di circa quattro ore. Gli avvistamenti sono avvenuti vicino alla costa di Lampedusa, dove tutti i richiedenti asilo sono stati portati in salvo. I primi a scendere, su molo Favarolo, sono stati 53 migranti sub-sahariani, tra cui 25 donne e 10 minori. I migranti che sono stati fatti scendere per primi si trovavano su un’imbarcazione di legno, soccorsa dalla Guardia Costiera a circa 12 miglia da Lampedusa. Poco dopo, una motovedetta della Guardia di Finanza ha fermato un secondo barchino, con 19 tunisini a bordo, tra cui 15 donne e un minore. La terza imbarcazione è stata infine avvistata a 14 miglia dall’isola italiana e trasportava almeno 115 persone, di cui 43 donne e 6 bambini. Tutti i migranti tratti in salvo, dopo una serie di controlli sanitari effettuati sulla banchina del porto, sono stati trasferiti all’hotspot di contrada Imbriacola.

Il 24 marzo, il ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, ha annunciato i dettagli del nuovo piano per l’immigrazione del Regno Unito. Il provvedimento, secondo quanto specificato dal ministro, renderà il sistema “più veloce e più equo” e permetterà di aiutare le persone fragili reprimendo al contempo la criminalità. I critici, tuttavia, hanno accusato Patel di aver creato un sistema a due livelli tutt’altro che equo. Durante il suo intervento, il ministro ha fornito i dettagli sulla revisione del sistema di asilo annunciato dal Regno Unito nel novembre 2020. Nel nuovo piano, il Paese avrà bisogno di concentrarsi sulle vie legali per creare un “percorso verso la cittadinanza”. Questo sistema, ha spiegato Patel, consentirà ai più vulnerabili di intraprendere, in tempi ragionevoli, un percorso verso la cittadinanza permanente nel Regno Unito. “Per la prima volta, il fatto che le persone entrino nel nostro Paese legalmente o illegalmente avrà un impatto sull’andamento della loro richiesta di asilo e sul loro status se tale richiesta avrà successo”, ha dichiarato Patel, sottolineando che coloro che utilizzano mezzi illegali per arrivare nel Regno Unito potrebbero rischiare di vedere le loro richieste respinte e bollate come “inammissibili”. Quelli che avranno successo nell’accettazione delle loro domande, invece, pur essendo entrati illegalmente, potranno ricevere uno status di protezione temporanea. Questo, ha ammonito Patel, non costituirà “un diritto automatico di insediamento” e potrebbe essere “regolarmente riesaminato per la rimozione”. Inoltre, tale status limiterà l’accesso a una serie di benefici e conferirà solo “diritti limitati al ricongiungimento familiare”.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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