Yemen: l’Oman promuove la pace, gli Houthi non accettano compromessi

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 10:12 in Oman Yemen

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Il Sultanato dell’Oman, mentre continua a svolgere il ruolo di mediatore all’interno della crisi yemenita, si è detto speranzoso circa il raggiungimento di un accordo tra le parti belligeranti. Le milizie di ribelli Houthi, dal canto loro, hanno riferito di non essere disposte a scendere a compromessi.

Le parole di Muscat sono giunte il 30 marzo, in concomitanza con i colloqui dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, e dell’inviato statunitense, Timothy Lenderking, con le parti coinvolte nella guerra civile in Yemen. A tal proposito, il Ministero degli Esteri omanita ha riferito che il Paese del Golfo continua a lavorare in stretto contatto con l’Arabia Saudita, le Nazioni Unite, l’inviato di Washington, così come con gli attori yemeniti, al fine di giungere a una soluzione politica globale che metta fine al perdurante conflitto. Il Sultanato spera che, attraverso tali contatti, si possa raggiungere il risultato auspicato nel breve termine, così da riportare stabilità e sicurezza in Yemen e nell’intera regione. Anche per l’inviato onusiano, Griffiths, l’Oman rappresenta un partner fondamentale per le Nazioni Unite, visto il suo ruolo di mediatore tra le parti belligeranti, il governo legittimo yemenita e le milizie Houthi.

Negli ultimi giorni, è stata proprio la capitale omanita ad assistere a colloqui tra i ribelli Houthi e gli inviati dell’Onu e degli Stati Uniti. Gli stessi hanno poi incontrato il presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e rappresentanti del governo in Arabia Saudita. Il focus delle discussioni è stato rappresentato dall’iniziativa di pace proposta da Riad il 22 marzo, la quale prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due parti belligeranti. Sebbene il gruppo sciita avesse inizialmente espresso riserve a riguardo, gli Houthi si sono successivamente detti disposti a discutere dell’iniziativa e ad impegnarsi in un accordo di tregua, ma hanno posto delle precondizioni, ovvero l’apertura dell’aeroporto di Sana’a e la fine dell’embargo nel porto occidentale di Hodeidah.

Inoltre, un portavoce Houthi, Muhammad Abdul Salam, ha rivolto l’attenzione verso la situazione umanitaria, affermando che, in tale ambito, i ribelli non sono disposti ad accettare compromessi. A detta del portavoce, il fascicolo umanitario, con riferimento all’invio di aiuti, dovrebbe essere separato dalle altre questioni e non dovrebbe essere soggetto a precondizioni. In questo modo, ha specificato Abdul Salam, non sarà possibile giungere a una soluzione giusta e inclusiva. A livello umanitario, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha annunciato, nel corso di una conversazione telefonica con Hadi del 30 marzo, che il proprio Paese fornirà 422 milioni di dollari in derivati petroliferi al governo yemenita legittimo, da destinarsi alle centrali elettriche e ai servizi pubblici, al fine di far fronte alla crisi di carburante. Tale fornitura verrà sovvenzionata dal Programma saudita per la ricostruzione e lo sviluppo.

Sul campo, la situazione continua a essere tesa. Fonti di al-Jazeera hanno riferito, il 30 marzo, che un civile è stato ucciso e altri 4 sono rimasti feriti dopo che un missile è precipitato in un quartiere residenziale nel Nord di Ma’rib. Nel frattempo, l’esercito filogovernativo e le milizie ribelli continuano a scontrarsi sul fronte di al-Kasara, dove le milizie ribelli cercano di avanzare da settimane. Le battaglie hanno provocato lo sfollamento di decine di famiglie, costrette ad abbandonare i campi profughi della regione, alcuni dati altresì alle fiamme. Anche la regione di Taiz, nel Sud-Ovest dello Yemen, continua ad essere teatro di attacchi aerei e scontri via terra.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, gli Houthi hanno lanciato una violenta offensiva, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi. Gli Houthi, in particolare, hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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