USA e talebani discutono del ritiro dall’Afghanistan

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 20:48 in Afghanistan USA e Canada

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Il 31 marzo, l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha incontrato i leader dei talebani per discutere del ritiro delle forze armate statunitensi dal Paese. 

L’incontro tra i talebani e il rappresentante degli Stati Uniti arriva ad un mese dalla scadenza del termine ultimo previsto dall’accordo di Doha del 29 febbraio del 2020. Khalilzad ha tenuto colloqui con i massimi esponenti del gruppo militante afghano, tra cui il Mullah Baradar, il capo dell’ufficio politico dei talebani a Doha. Intanto, fonti vicine ai talebani citate dal quotidiano Tolo News riferiscono che gli Stati Uniti avrebbero proposto di rimandare il ritiro delle forze statunitensi di 3 o 6 mesi. Tuttavia, il gruppo non ha ancora preso una decisione definitiva al riguardo. Tuttavia, secondo le fonti, i talebani avrebbero insistito affinché vengano prima liberati altri 7.000 militanti detenuti dalle autorità afghane e hanno chiesto di essere rimossi dalla dalla lista nera delle Nazioni Unite. 

Intanto, le violenze nel Paese continuano a moltiplicarsi. Tra il 30 e il 31 gennaio si sono verificate una serie di violenze letali in diverse province afghane. A destare particolare scalpore è stato l’omicidio di Mawlawi Abdul Samad Mohammadi, capo del Consiglio dei dotti religiosi della provincia settentrionale di Takhar. L’autorità islamica è stata uccisa e altre 3 persone sono rimaste feriti in un’esplosione avvenuta nel pomeriggio del 31 marzo. L’attacco si è verificato nella città di Taluqan, capitale della provincia, e ha preso di mira l’auto di Mohammadi. Al momento, non c’è stata alcuna rivendicazione. Lo stesso giorno, nella vicina provincia di Balkh, almeno due civili – tra cui un bambino – sono stati uccisi e altri 16 sono rimasti feriti in un’esplosione avvenuta intorno alle 13, ora locale, nell’area di Bandar-e-Koloft. 

Inoltre, due soldati dell’esercito locale e un membro della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) sono morti in incidenti separati nelle province di Kapsia, situata a Nord di Kabul, e Sar-e-Pul, che si trova nel Nord-Ovest del Paese. Khawja Atiqullah, un membro dell’NDS del distretto di Hese Dowom-e-Kohistan, a Kapisa, e suo cugino sono stati uccisi in un attacco effettuato da un gruppo di uomini armati non identificati la notte tra il 30 e il 31 marzo. La mattina del 31 marzo, due membri dell’esercito locale, tra cui Habibullah, il loro comandante, sono morti e altri due sono rimasti feriti nell’esplosione di una bomba nel distretto di Sayad della provincia di Sar-e-Pul. Nella provincia di Logar, lo stesso giorno, il colonnello Faridoon Fayaz, a capo del comando centrale del 203° Corpo del Tuono, è stato ucciso in un’imboscata in cui una delle sue guardie del corpo è rimasta ferita. Le autorità militari ritengono che i responsabili dell’assalto siano talebani. Inoltre, sempre il 31 marzo, la Commissione Afghana Indipendente per i Diritti Umani (AIHRC) ha riferito che almeno 36 attiviste per i diritti delle donne sono state assassinate o ferite nel 2021. Secondo l’AIHRC, secondo i dati disponibili, 14 donne sono state uccise e altre 22 sono rimaste ferite da gennaio 2021 ad oggi.

A proposito dell’aumento delle violenze, il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno di Kabul hanno riferito che ci sono rapporti di intelligence credibili secondo cui i militanti islamisti starebbero cercando di prendere il controllo dei capoluoghi di provincia nel Sud e nell’Ovest del Paese. “Il nemico sta cercando di lanciare nuovi attacchi per guadagnare punti nell’arena politica”, ha riferito Mohammad Anwar Baripal, viceministro degli Interni. Anche Baripal ha sottolineato che le forze armate afghane sono pronte a respingere le minacce. A tale proposito, il 30 marzo, il Senato afghano ha convocato i funzionari responsabili della sicurezza nazionale per un briefing sul deterioramento della situazione nel Paese, in particolare per quanto riguarda l’aumento degli attacchi contro le forze armate e delle uccisioni mirate nei grandi centri urbani.

Infine, mentre continuano le violenze sul campo e si moltiplicano gli appelli diplomatici internazionali, le autorità afghane denunciano la convocazione dei comandanti talebani da parte dell’intelligence del Pakistan. Il fine sarebbe quello di “prepararsi alla guerra”. Nazar Ali Wahidi, vice capo della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS), l’agenzia di intelligence afghana, ha riferito la notizia sottolineando che le forze armate sono pronte a reprimere qualsiasi mossa ostile, se il processo di pace non dovesse progredire. “La maggior parte dei governatori e degli ufficiali militari talebani sono stati convocati a Peshawar per prepararsi alla guerra”, ha dichiarato il vice capo dell’NDS. “Vorrei che il Pakistan fosse comprensivo e aiutasse l’Afghanistan a raggiungere la pace e ad avanzare verso lo sviluppo. Ma pensa sempre a come uccidere gli afgani. Hanno organizzato i preparativi per la guerra, ma anche noi siamo pronti”, ha aggiunto. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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