Tentato colpo di stato in Niger: spari vicino alla sede della presidenza

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 13:38 in Africa Niger

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Raffiche di spari sono state udite, all’alba di mercoledì 31 marzo, vicino alla sede della presidenza del Niger a Niamey. Secondo quanto riferito da France 24, il “tentato colpo di stato” sarebbe stato respinto dalle guardie presidenziali. L’incidente avviene a due giorni dal giuramento ufficiale del presidente neoeletto, Mohamed Bazoum. La sua nomina a capo di Stato è tuttora molto discussa nel Paese. 

Fonti locali e residenti della zona hanno rivelato che gli spari sarebbero iniziati intorno alle 3:00 di mattina, ora locale, e sarebbero durati circa 30 minuti. Il quotidiano online actuniger.com ha reso noto che la calma è stata ristabilita e che la minaccia è rientrata intorno alle 4 del mattino. Su Twitter, account come Ivoire Infos e K-InfosAfrique, hanno riferito che alcuni militari sarebbero stati arrestati in relazione all’episodio. La notizia, tuttavia, deve ancora essere confermata da fonti ufficiali.

Il corrispondente del quotidiano Al Jazeera nella vicina Nigeria, Ahmed Idris, ha assicurato che la situazione è ora tornata alla normalità. “Ci si chiede se l’attacco sia stato realizzato da parte di gruppi armati o se si tratti di un colpo di stato militare”, ha affermato Idris, aggiungendo: “Molte persone in Niger credono sia stato un tentato golpe che ora è stato represso”. Informazioni simili sono state fornite dal corrispondente di France24, Cyril Payen. “Per mezz’ora si sono uditi pesanti colpi di arma da fuoco nell’area del palazzo presidenziale. Le guardie hanno respinto l’attacco e la situazione sembra essere tornata sotto controllo”, ha confermato il giornalista, specificando: “A due giorni dall’inaugurazione del nuovo presidente, sappiamo che la principale sfida che deve affrontare è la sicurezza, ma pensavamo più ad attacchi terroristici, non a questo tipo di azioni”.

Vari residenti hanno rivelato che gli spari sembravano provenire da armi di diverso tipo. “Erano circa le 3 del mattino, abbiamo sentito all’inizio colpi intensi con armi pesanti e leggere, per una durata di 15 minuti. Poi si sono fermati e poco dopo sono ripartiti spari con armi leggere”, ha rivelato ad Agence France Press un cittadino del distretto di Plateau, una zona della capitale che comprende la residenza e gli uffici del presidente. Altri testimoni hanno confermato questa versione. 

Dopo la vittoria di Bazoum al ballottaggio presidenziale del 21 febbraio, sono aumentati gli attacchi dei gruppi armati e le tensioni politiche fomentate dall’opposizione. Il rivale del nuovo leader, Mahamane Ousmane, che ha perso le elezioni, ha respinto i risultati e accusato le autorità di frode. Secondo la Commissione elettorale del Niger, Bazoum avrebbe ottenuto  il 55,75% dei voti, mentre Ousmane il 44,25%. Tuttavia, quest’ultimo, fin dalla pubblicazione dei risultati ufficiali, continua a ribadire di aver gudaganato almeno il 50,3% dei consensi. Dal 22 febbraio, ampie manifestazioni sono scoppiate in tutto il Paese per via dei presunti brogli elettorali che avrebbero portato alla vittoria di Bazoum. Ousmane aveva chiesto “marce pacifiche”, ma la violenza ha presto caratterizzato gran parte delle proteste. Il 25 febbraio, il ministro dell’Interno, Alkache Alhada, aveva riferito che, nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dei risultati, almeno 2 persone erano rimaste uccise nei disordini e aveva aggiunto che circa 468 arresti erano stati effettuati. Una nuova protesta dell’opposizione nella capitale, pianificata per mercoledì 31 marzo, era stata vietata il giorno prima dalle autorità.

Il 21 marzo, la Corte costituzionale del Niger ha confermato la vittoria di Bazoum al ballottaggio presidenziale, permettendogli di prestare giuramento il 2 aprile. L’inaugurazione segnerà il primo trasferimento di potere nel Paese dell’Africa occidentale da un leader democraticamente eletto a un altro. Bazoum, ex ministro degli Interni, è un protetto del presidente uscente, Mahamadou Issoufou, dimessosi dopo due mandati quinquennali. La sfida del nuovo capo di Stato sarà soprattutto quella di combattere l’estremismo jihadista nel Paese. Il nuovo leader ha fatto sapere che uno dei suoi obiettivi è quello di prendere soldati dalle tribù locali della regione per addestrarli ed arruolarli nell’esercito nazionale.

Dal 1960, anno in cui ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, il Niger, una delle nazioni più povere al mondo, ha subito numerosi colpi di stato, l’ultimo dei quali nel febbraio 2010, quando è stato rovesciato l’allora presidente Mamadou Tandja. Il Paese è poi colpito regolarmente da attacchi terroristici a carattere jihadista, effettuati soprattutto da miliziani provenienti dai vicini Mali, a Ovest, e Nigeria, a Sud-Est. Vale la pena ricordare, tra gli ultimi episodi, quello del 15 marzo, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso almeno 58 persone dopo aver attaccato i villaggi di Chinagoder e Darey Dey, nel Sud-Ovest del Paese, e quello del 21 marzo, data in cui alcuni miliziani hanno ucciso circa 137 civili attaccando 3 villaggi nella regione sud-occidentale di Tahoua. Questa è una zona in cui si è rafforzata la presenza di gruppi armati legati allo Stato Islamico (IS) e ad al-Qaeda, responsabili di frequenti attacchi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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