Taiwan annuncia acquisti di missili dall’azienda USA Lockheed Martin

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 16:12 in Cina Taiwan USA e Canada

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Il Ministero della Difesa di Taiwan ha confermato che l’Esercito di Taipei ha concluso un accordo per un piano d’acquisto aggiuntivo di missili di tipo Patriot 3 MSE dell’azienda statunitense Lockheed Martin Corp. La notizia è stata diffusa da media locali, il 31 marzo.

Taiwan aveva già ricevuto tutti i missili Patriot 3 della fornitura concordata nel 2017 con l’azienda statunitense ma, poiché aveva ancora un credito di oltre 702 milioni di dollari, Taipei avrebbe negoziato con gli USA un ulteriore acquisto. I missili aggiuntivi saranno consegnati in più carichi e messi in uso, tra il 2025 e il 2026. I missili Patriot 3 MSE avrebbero capacità più all’avanguardia dei Patriot 3 di cui dispone al momento Taiwan, avrebbero un raggio più ampio e maggiori capacità di colpire e distruggere.

Secondo quanto riferito da Xinhua, i Ministeri della Difesa e degli Esteri del governo di Pechino avrebbero già espresso ferma opposizione alla vendita di armi statunitensi a Taiwan. Per la Cina, tali transazioni violerebbero il principio “una sola Cina” e quanto previsto dai tre comunicati congiunti sino-statunitensi e metterebbero a rischio la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale cinesi. Oltre a questo, la vendita di armi degli USA a Taiwan comprometterebbe i principali interessi cinesi danneggiando gravemente sia le relazioni militari sino-statunitensi, sia la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan. Il portavoce del Ministero della Difesa cinese, Wu Qian, aveva già affermato che l’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina non avrebbe permesso a nessuno di dividere il territorio della patria e che avrebbe colpito duramente chiunque avrebbe provato a farlo.

Di recente, Taiwan ha lamentato più volte intrusioni delle forze aeree dell’EPL nella propria zona di identificazione di difesa aerea, la più ampia delle quali risale allo scorso 26 marzo. Secondo quanto riferito in condizione di anonimato da un funzionario dell’Aeronautica taiwanese a media occidentali, l’acquisto degli armamenti sarebbe dipeso dalla minaccia posta “dal nemico”. Secondo altre fonti, poi, l’acquisto dei Patriot 3 MSE sarebbe stato concordato durante l’amministrazione dell’ex presidente degli USA, Donald Trump, nel 2019.

Gli Stati Uniti sono il primo fornitore di armi da difesa di Taiwan, nonostante la Cina sia contraria a tale tipo di legame tra le parti e abbia sempre minacciato ripercussioni. Il 14 luglio 2020, ad esempio, Pechino aveva deciso di imporre sanzioni proprio contro l’azienda Lockheed Martin per aver sottoscritto un accordo da 620 milioni di dollari per la vendita di missili terra-aria Patriot a Taiwan.

Washington non riconosce ufficialmente il governo taiwanese dal primo gennaio 1979, quando ha allacciato rapporti diplomatici con quello di Pechino, accettando di riconoscere il principio “una sola Cina”. In base a quest’ultimo, Taiwan sarebbe una provincia della Cina continentale con la quale formerebbe la Repubblica Popolare Cinese (RPC). A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020.

Tsai ha posto la modernizzazione della difesa di Taiwan tra le priorità dell’isola di fronte alla crescente minaccia posta da Pechino. In particolare, Taiwan si sta concentrando sulla strategia di “guerra asimmetrica”, con la quale punta a sviluppare capacità che le consentano di rendere qualsiasi attacco cinese difficile e dispendioso. Al momento, secondo il comandante della flotta del Pacifico degli USA, John Christopher Aquilino, per la Cina continentale, riprendere Taiwan è una priorità e che Pechino potrebbe quindi “invadere” l’isola prima del previsto.  Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Durante l’amministrazione dell’ex presidente degli USA, Donald Trump, i rapporti tra Washington e Taipei sono stati intensificati. Dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, Washington ha continuato ad intrattenere relazioni con Taiwan e il 20 gennaio scorso, la rappresentante delle istituzioni di Taiwan negli Stati Uniti, Hsiao Bi-Khim, ha partecipato alla cerimonia di giuramento del presidente Biden su invito ufficiale delle istituzioni statunitensi, per la prima volta.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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