Perché è importante una gestione efficace dei disertori di Boko Haram

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 16:59 in Ciad Niger Nigeria

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Nell’area del bacino del Lago Ciad, la decisione di molte reclute di lasciare Boko Haram significa che i ranghi del gruppo si stanno riducendo. Secondo l’Institute on Security Studies, questo è un segno positivo per gli sforzi per ridurre la minaccia del terrorismo, a condizione che vadano di pari passo con una strategia regionale di reintegrazione efficace.

Una ricerca condotta dall’Institute on Security Studies rivela che la diserzione di migliaia di individui  reclutati o rapiti da Boko Haram  è un vantaggio per i Paesi del bacino del Lago Ciad per stabilizzare la regione. La tendenza alla diserzione significa che il gruppo viene progressivamente privato di risorse umane e logistiche vitali. Fornisce anche una potenziale fonte di informazioni sulle strategie finanziarie e di reclutamento dell’organizzazione terroristica. Il gruppo è stato responsabile di importanti attacchi e rapimenti di massa. Tra questi, è da ricordare il sequestro di 344 studenti dell’11 dicembre 2020, a Kankara, nel Nord-Ovest del Paese, e quello del 15 aprile 2014, dove sono state rapite 276 studentesse a Chibok, nello Stato di Borno. Per quanto riguarda gli attacchi terroristici, i più recenti sono quello del 23 febbraio, che ha causato decine di morti e almeno 60 feriti, e le offensive effettuate rispettivamente il 9, il 15 e il 26 gennaio.

Giovani e adulti dei 4 paesi del bacino del Lago Ciad, ovvero Camerun, Ciad, Niger e Nigeria, si uniscono al gruppo terroristico di Boko Haram, attualmente composto da Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS) e dalla Provincia dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWAP) per vari motivi. La ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS) mostra che alcuni si sono uniti volontariamente, ispirati dalla retorica religiosa del gruppo o dalla narrativa sull’abbandono dello Stato, o per opportunità socioeconomiche. Altri sono stati arruolati o rapiti e tenuti prigionieri nelle roccaforti di Boko Haram. Questa varietà di ragioni spiega la diversità degli ex membri dell’organizzazione.

Anche se è difficile trovare cifre precise, i dati dell’ISS suggeriscono che sono avvenute almeno 2.400 diserzioni in Ciad, 1.000 in Nigeria, 584 in Camerun e 243 in Niger. I motivi per lasciare Boko Haram includono circostanze individuali, preoccupazioni per la sicurezza e dinamiche interne al gruppo, tra gli altri. A livello individuale, alcune persone si disimpegnano perché le loro aspettative, basate su ideali religiosi o opportunità economiche, non sono state soddisfatte. In base a quanto emerso dal documento, Boko Haram impone anche dure restrizioni ai membri, insieme alla sorveglianza permanente e alle punizioni corporali per coloro che sono sospettati di deviare dalle regole del gruppo. All’interno dell’organizzazione, l’applicazione non uniforme delle regole favorisce un senso di ingiustizia. In alcuni casi, viene applicata la pena di morte. Inoltre, anche le rivalità tra le fazioni appartenenti al gruppo e la violenza interna hanno causato l’abbandono dei militanti.

La ricerca dell’ISS nel bacino del Lago Ciad rivela che le persone che si separano da Boko Haram affrontano un pericoloso viaggio di reintegrazione, rendendo meno attraente la dissociazione dal gruppo. Le esperienze personali riflettono tre problemi principali nel modo in cui i disertori sono gestiti nel loro percorso di reintegrazione. In primo luogo, le iniziative dei Governi volte al disarmo, alla reintegrazione e al reinsediamento sono focalizzate a livello nazionale, anche se il conflitto colpisce in particolare la regione del bacino del lago Ciad e non tutti i territori dei Paesi coinvolti nella loro interezza. Secondo l’ISS, gli approcci devono comunque tenere conto della natura regionale della crisi, dato che il reclutamento, i movimenti e gli attacchi di Boko Haram sono transnazionali. Soprattutto, quando i membri decidono di abbandonare l’organizzazione, bisogna considerare che il processo di disimpegno avviene anch’esso attraverso i confini della Nigeria, del Ciad, del Niger e del Camerun.

In secondo luogo, l’incertezza che circonda il destino delle persone che lasciano Boko Haram scoraggia gli altri dal prendere la stessa decisione. Il terzo problema che si pone agli aspiranti disertori è che le comunità non sono coinvolte a livello centrale nei processi di reintegrazione, anche se facilitano il disimpegno e sono il primo punto di contatto per gli ex membri di Boko Haram. Come fa notare la ricerca, la riconciliazione dipende dall’approvazione e dagli accordi fra le comunità e non può essere imposta.

Il documento dell’ISS sottolinea quanto sia importante il ruolo delle comunità nei processi di reintegrazione dei disertori in quanto ne facilitano il disimpegno dalle attività terroristiche. Di eguale importanza è la gestione delle diserzioni, che devono essere basate su meccanismi standardizzati di accoglienza, selezione e profilatura. Sono anche necessarie politiche specifiche riguardo al ruolo delle donne e dei bambini nell’estremismo violento.

Attualmente, in Nigeria, è attivo il piano noto come Operation Safe Corridor (OSC) lanciato nel 2015, che ha come obiettivo quello di riabilitare i militanti pentiti di Boko Haram e reintegrarli nelle loro rispettive comunità come cittadini produttivi e rispettosi della legge. Tramite l’OSC, questi individui possono acquisire una formazione professionale e accedere al programma di de-radicalizzazione e di educazione. Anche il Niger e il Camerun hanno attivato dei centri di riabilitazione, mentre il Ciad sta optando per la reintegrazione diretta degli ex membri nelle proprie comunità.

Boko Haram è la principale organizzazione terroristica attiva in Nigeria. È stata fondata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. Dal 2013, le forze di sicurezza nigeriane, insieme ai militanti civili della Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno represso ulteriormente Boko Haram, costringendo il gruppo armato a lasciare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili.

Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo lunghi disaccordi interni e la perdita di un territorio significativo l’anno precedente. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse: lo Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). Successivamente, lo Stato Islamico (IS) ha riconosciuto la fazione ISWAP come sua affiliata. L’ISWAP ha sede intorno al Lago Ciad, una regione strategica in quanto confina con la Nigeria, il Ciad, il Niger e il Camerun. Il gruppo in questione conta, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, tra i 3.500 e i 5.000 combattenti. Dal canto suo, la JAS ha sede principalmente nella foresta di Sambisa e in altre parti del Sud dello Stato di Borno. Si stima che abbia tra i 1.500 e i 2.000 combattenti.

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Julie Dickman

di Redazione

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