Naufragio al largo della Libia: muoiono 2 donne e 3 bambini

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 17:25 in Immigrazione Libia

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Cinque persone, 2 donne e 3 bambini, sono morte, martedì 30 marzo, al largo delle coste della Libia, dopo che il barcone sul quale si trovavano è affondato. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), che ha riferito la notizia, ha sottolineato ancora una volta il problema di una “politica migratoria irresponsabile” nel Mar Mediterraneo.

Il barcone trasportava in totale circa 82 migranti. I sopravvissuti hanno dichiarato di aver contattato il servizio di soccorso Alarm Phone nella mattinata, poco prima del naufragio. “La situazione è disastrosa. Una parte della barca è sgonfia e le persone sono cadute in acqua”, ha avvertito la ONG su Twitter, dopo aver monitorato per diverse ore le condizioni del gommone. “La gente è in preda al panico, ci hanno detto che 5 persone sono annegate”, ha scritto intorno a mezzogiorno. Poche ore dopo, verso le 16.30, la situazione è diventata ancora più grave. “I migranti gridano al telefono che stanno morendo”, ha continuato Alarm Phone. Nel tardo pomeriggio, circa 10 ore dopo la prima segnalazione alla Guardia Costiera Libica, ancora nessuna operazione di soccorso era stata messa in atto, secondo l’agenzia umanitaria. In un comunicato, Alarm Phone ha specificato di aver tentato di contattare le autorità libiche dalle 9:30 di mattina su sette diversi numeri di telefono ma di non essere riuscita a ricevere risposta prima delle 11:52, quando è stato stabilito il primo contatto. 

“Le operazioni di salvataggio non sono state avviate prima del tardo pomeriggio. Il nostro ultimo contatto con i migranti in pericolo è avvenuto alle 18:39, da allora non siamo più riusciti a raggiungerli”, ha scritto su Twitter l’agenzia, temendo in quel momento una strage. Tuttavia, i pescatori della zona, accompagnati dalla Gardia Costiera del Paese nordafricano, hanno in ultimo soccorso la barca e le 77 persone a bordo. Tutti i sopravvissuti sono stati riportati in Libia e trasferiti in un centro di detenzione. Le persone annegate, secondo Alarm Phone, sarebbero decedute a causa della “deliberata mancata di assistenza” nei confronti delle persone in pericolo. Dal canto suo, Safa Msheli, portavoce dell’IOM, ha condannato le politiche migratorie, considerate “irresponsabili”, dei Paesi europei nel Mediterraneo. 

Un totale di 400 migranti sono stati intercettati e rimpatriati in Libia, nella serata di martedì 30 marzo, ha specificato l’IOM. Secondo i suoi dati, dall’inizio dell’anno, almeno 230 migranti sono morti nel Mediterraneo centrale, rispetto ai 136 nello stesso periodo del 2020. Tuttavia, la cifra, ha specificato l’organizzazione, potrebbe essere più alta, dal momento che possono verificarsi “naufragi invisibili, di cui nessuno è a conoscenza”. L’assenza di navi umanitarie nella Zona di ricerca e soccorso (SAR) della Libia rende ancora più problematica la situazione. 

Nel frattempo, il portale di notizie sull’immigrazione, InfoMigrants, ha riferito che la nave di soccorso Open Arms è ancora alla ricerca di un porto dove far sbarcare i 217 migranti salvati tra sabato 27 e domenica 28 marzo. Solo una donna incinta di sei mesi e suo fratello sono stati autorizzati a scendere, martedì 30 marzo, e sono stati consegnati alla Guardia Costiera italiana per motivi medici. Circa un quarto dei migranti ancora a bordo della nave umanitaria, nel Mediterraneo centrale, sono bambini.

L’Open Arms era partita giovedì 25 marzo per la sua 82esima missione. Il suo equipaggio aveva salvato l’ultima volta, a metà febbraio, 146 richiedenti asilo, portati in Sicilia. Lì l’imbarcazione era rimasta attraccata per settimane, fino a qualche giorno fa. Ancora prima, a inizio gennaio, la Open Arms aveva soccorso circa 265 migranti a seguito di due operazioni separate nel Mar Mediterraneo. Arrivata a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, la nave si era trovata costretta a stazionare per via della quarantena obbligatoria imposta all’equipaggio dal dipartimento della salute marittima della regione Sicilia.

Secondo l’IOM, tra sabato 27 e domenica 28 marzo, “quasi 1.000 migranti sono stati intercettati e riportati in Libia dalla Guardia costiera del Paese nordafricano”. Lì, ha sottolineato l’organizzazione, “le persone rischiano di essere detenute arbitrariamente in centri dove sono soggette ad abusi, torture ed estorsioni”. Tuttavia, il numero di migranti che rischiano la vita lungo la rotta del Mediterraneo, in direzione dell’Europa, è in aumento: 6.669 persone hanno raggiunto le coste italiane a bordo di barconi dall’inizio dell’anno, 2,5 volte di più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati del Ministero degli Interni italiano. Più della metà dei migranti sbarcati ha dichiarato di provenire da Costa d’Avorio, Tunisia, Guinea, Bangladesh o Sudan.

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Chiara Gentili

di Redazione

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