Cina: la crescita delle aziende statali nel primo bimestre 2021

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 7:30 in Asia Cina

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Il Ministero delle Finanze della Cina ha annunciato, il 29 marzo, che nei primi due mesi del 2021, le aziende a proprietà statale o controllate dallo Stato hanno avuto guadagni, profitti e una crescita a doppia cifra.

Nei mesi di gennaio e febbraio 2021, le aziende a proprietà statale della Cina hanno avuto entrate operative di oltre 10 trilioni di yuan, registrando una crescita del 33,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Detraendo da quest’ultimo dato il valore basso relativo al 2020 a causa della pandemia di coronavirus, il tasso di crescita si attesta comunque all’8,2%.

Dal punto di vista dei profitti, nello stesso periodo, il totale realizzato dalle aziende a proprietà statale è stato di è stato di 540,94 miliardi crescendo del 10,2% rispetto all’anno precedente, al netto della considerazione della “base bassa” dei dati di riferimento.  

Secondo un analista del Center for Strategic and International Studies (CSIS) degli Stati Uniti, Jude Blanchette, il sistema capitalistico della Cina, nel quale le imprese statali sono centrali, rappresenterebbe una delle principali sfide per l’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden.

Al momento, tra i dati forniti come riferimento per determinare la portata della problematica posta, Blanchette ha evidenziato che nella lista delle Fortune Global 500, la Cina avrebbe 124 aziende, il 71% delle quali è di proprietà statale, mentre gli USA ne avrebbero 121. Oltre a questo, tra le cinque aziende più grandi al mondo, tre sono cinesi e sono Sinopec Group, State Grid e China National Petroleum. Inoltre, le aziende statali di Pechino hanno posizioni dominanti in settori chiave a livello internazionale come l’energia, i trasporti e le terre rare. Tra i vantaggi di queste ultime vi sarebbe il fatto che, operando in settori strategici, non avrebbero molti concorrenti nel mercato interno o estero e che, essendo statali, sarebbero immuni da controlli antitrust da parte dello stesso esecutivo cinese.

Secondo Blanchette, sebbene le aziende a proprietà statale non siano una peculiarità del sistema cinese, tuttavia il livello di controllo esercitato da Pechino sarebbe unico. Il 24 ottobre 2017, il Partito comunista cinese (PCC) aveva apportato modifiche alla propria costituzione interna affermando che il Partito dovesse avere un ruolo di leadership all’interno del processo decisionale aziendale. Oltre a questo, le aziende a proprietà statale si inseriscono in un sistema composto anche da banche e investitori di proprietà dello Stato che sarebbe in grado di fornire l’intero pacchetto di valore necessario per entrare negli accordi di investimento all’estero, rendendo così le aziende cinesi partner particolarmente appetibili. Come sottolineato dall’analista del CSIS, tale sistema è in grado di comprare, costruire e finanziare ad una velocità e per una portata impareggiabili.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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