Bielorussia: leader dell’opposizione accusata di “terrorismo”

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 17:51 in Bielorussia

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Il governo bielorusso ha annunciato, lunedì 28 marzo, di aver aperto un’indagine contro la leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, con l’accusa di “terrorismo”, ai sensi dell’articolo 289 del Codice penale del Paese. 

Il procuratore generale della Bielorussia, Andrey Shved, ha incaricato il Comitato per la Sicurezza dello Stato (KGB) di inserire Tikhanovskaya e i suoi sostenitori nell’elenco internazionale dei ricercati perché sospettati di organizzare attacchi terroristici. Si ritiene che, in questo modo, le autorità del Paese potranno richiedere alla Polonia e alla Lituania, dove si era rifugiata l’oppositrice, la sua estradizione. Tra i sostenitori della donna ci sono anche i membri della cosiddetta iniziativa Bypol, un’associazione di ex funzionari della sicurezza che hanno abbandonato il loro incarico per appoggiare l’opposizione bielorussa.

Secondo il KGB, gli attivisti avrebbero cercato di organizzare esplosioni e incendi dolosi a Minsk. Nello specifico, nella settimana del 22-28 marzo, un uomo di 35 anni, Vyacheslav Maleichuk, è stato arrestato a Pechi, una regione di Minsk mentre, a detta delle autorità, stava pianificando un attacco terroristico presso un’unità militare. Casi simili sarebbero stati registrati, secondo il quotidiano russo Lenta, a Minsk e a Pinks, ma su questi episodi non sarebbero state divulgate informazioni dettagliate perché le indagini sarebbero ancora in corso. Secondo quanto reso noto dal Ministero degli Affari Interni bielorusso, il trentacinquenne Maleichuk era in contatto con Bypol, che gli avrebbe commissionato il piano.

Il procuratore generale ha dichiarato che il procedimento penale intentato dalle autorità del Paese dimostra che l’opposizione, nel perseguire i propri obiettivi antigovernativi, “non guarda in faccia a nessuno”. Shved ha aggiunto che attraverso i “crimini” che organizza, le forze antigovernative stanno mettendo a rischio i cittadini del Paese. È per questo motivo che il governo si impegnerà ad “adottare tutte le misure necessarie” per garantire il rispetto della legge, ha concluso il funzionario.

Dopo essere venuta a conoscenza delle accuse di terrorismo, l’ex candidata alla presidenza della Bielorussia Tikhanovskaya ha ringraziato, il 31 marzo, Francia e Germania per aver sostenuto l’idea di avviare i negoziati tra l’opposizione e le autorità bielorusse. Nel suo canale Telegram, Tikhanovskaya ha invitato la Russia a scegliere un approccio costruttivo per la risoluzione della crisi politica interna, sottolineando che anche Mosca dovrebbe sostenere i negoziati con il presidente Alexander Lukashenko. La dissidente ha spiegato che, finora, il sostegno russo ha permesso a Lukashenko di “detenere illegalmente il potere contro la volontà del popolo”. L’opposizione ha dichiarato che continuerà a perseguire i tentativi di dialogo con i vertici del Paese affinché si possano tenere, nel 2021, le elezioni parlamentari. Analogamente, il consigliere di Tikhanovskaya, Frantisek Vecherko, ha riferito che nella settimana dal 31 marzo al 4 aprile le consultazioni con i partner internazionali proseguiranno e sarà invitata anche la Russia a prendere parte alla discussione.

In precedenza, il 18 marzo, Tikhanovskaya ha lanciato un voto sui negoziati con le autorità mediati dall’ONU e dall’OSCE, al fine di “raggiungere i rappresentanti del regime che pensano ancora alla gente e vogliono uscire dalla crisi”. Ha espresso fiducia che il voto ripristinerà il senso di unità, maggioranza e forza dei cittadini. Allo stesso tempo, Tikhanovskaya ha annunciato l’inizio di nuove proteste nel Paese.

Alle ultime elezioni, il 10 agosto 2020, la Commissione Elettorale Centrale (CEC) della Bielorussia ha annunciato che, con l’80,23% dei voti, Lukashenko continuava ad essere presidente. Diversi leader internazionali, tra cui l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, hanno condannato tale risultato. In molti hanno denunciato “l’illegalità delle elezioni e la falsificazione dei risultati” poiché, secondo gran parte dei Paesi occidentali, la maggioranza del Paese sosteneva l’oppositrice Tikhanovskaya. Nonostante ciò, i risultati ufficiali hanno assegnato a quest’ultima il 6,8% dei voti.

L’annuncio della vittoria di Lukashanko ha dato il via a proteste in tutto il Paese, che sono state represse dalle forze dell’ordine antisommossa. Secondo quanto riportato dai media, la polizia ha utilizzato granate stordenti e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti. Azioni di attivismo ci sono state anche davanti alle ambasciate della Bielorussia in Russia, Ucraina e Polonia. Solo nei primi tre giorni dopo le elezioni, 6.000 manifestanti sono stati arrestati e 2 persone sono state uccise. Successivamente, gli oppositori sono stati costretti a cambiare strategia e, insieme alla Tikhanovskaya, hanno creato un Consiglio di coordinamento e un gabinetto alternativo. Quasi tutti i membri del Consiglio di coordinamento sono stati arrestati. Secondo i dati ufficiali del marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste.

di Redazione

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