Bielorussia: continuano le proteste, Lukashenko invita al dialogo

Pubblicato il 31 marzo 2021 alle 6:26 in Bielorussia

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Il presidente della Bielorussia, Alexandr Lukashenko, ha invitato i manifestanti, martedì 30 marzo, a cercare il dialogo con le autorità del Paese e a non “imbracciare le armi” contro l’attuale governo. 

In riferimento alle proteste antigovernative che, dal 25 marzo, hanno riempito le piazze del Paese, il presidente ha sottolineato l’importanza di instaurare un dialogo costruttivo tra i vertici e il popolo. Lukashenko ha poi criticato coloro che ricorrono a “strumenti violenti di lotta”, affermando che queste persone rendono la comunicazione difficile. “Che capiscano o no, che ascoltino o meno, sono affari loro”, ha detto il politico. Il presidente ha poi accusato l’opposizione di voler organizzare un attacco terroristico contro il governo. Tali supposizioni, a detta dell’agenzia di stampa russa Lenta, sarebbero state confermate dall’intelligence bielorussa, la quale ha spiegato di aver ricevuto informazioni sul trasporto di “armi ed esplosivi” da parte dei manifestanti. Tuttavia, Lenta, ha reso noto che, dall’inizio delle proteste, non è stato registrato neanche un caso di utilizzo di armi da parte dei manifestanti.

Il capo del Comitato per la Sicurezza dello Stato (KGB) della Bielorussa, Ivan Tertel, aveva riferito all’agenzia di stampa russa RIA, il 9 marzo, che l’organismo stava monitorando la situazione nel Paese per intervenire in caso di “attacco terroristico”. I bersagli, aveva chiarito il capo dell’intelligence, sembravano essere alcuni funzionari di Stato e le stesse strutture governative. Tertel aveva spiegato che l’allerta era alta perché durante una serie di raid erano state rinvenute armi da fuoco ed esplosivi nelle fabbriche e nei depositi di Minsk.

Nel frattempo, ondate di proteste hanno riempito le piazze di Minsk dal 25 al 27 marzo. Queste sono state organizzate dopo che il presidente Lukashenko aveva alzato il livello delle minacce e, nella notte tra il 22 e il 23 marzo, nella città di Hrodna, all’estremo nord-ovest del Paese, a pochi chilometri sia dal confine con la Polonia sia da quello con la Lituania, aveva piazzato carri armati e vietato qualsiasi assembramento e festeggiamento.

Secondo gli esperti, la scelta del giorno delle ultime manifestazioni è simbolica perché il 25 marzo, in Bielorussia, si celebra il “giorno dell’indipendenza” che, a detta dell’opposizione, sarebbe svanita nel 1994, anno in cui Lukashenko ha iniziato il suo primo mandato presidenziale. Alle ultime elezioni, il 10 agosto 2020, la Commissione Elettorale Centrale (CEC) della Bielorussia ha annunciato che, con l’80,23% dei voti, Lukashenko continuava ad essere presidente. Diversi leader internazionali, tra cui l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, hanno condannato tale risultato. In particolare, Borrell ha dichiarato, l’11 agosto 2020, che le elezioni presidenziali in Bielorussia “non sono state né libere né eque”.

In molti hanno denunciato “l’illegalità delle elezioni e la falsificazione dei risultati” poiché, secondo gran parte dei Paesi occidentali, la maggioranza del Paese sosteneva l’oppositrice, Svetlana Tikhanovskaya. Nonostante ciò, i risultati ufficiali hanno assegnato alla Tikhanovskaya il 6,8% dei voti. L’annuncio della vittoria di Lukashanko ha dato il via a proteste in tutto il Paese, che sono state represse dalle forze dell’ordine antisommossa. Secondo quanto riportato dai media, la polizia ha utilizzato granate stordenti e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti. Azioni di attivismo ci sono state anche davanti alle ambasciate della Bielorussia in Russia, Ucraina e Polonia. Solo nei primi tre giorni dopo le elezioni, 6.000 manifestanti sono stati arrestati e 2 persone sono state uccise. Successivamente, gli oppositori sono stati costretti a cambiare strategia e, insieme alla Tikhanovskaya, hanno creato un Consiglio di coordinamento e un gabinetto alternativo. Quasi tutti i membri del Consiglio di coordinamento sono stati arrestati. Secondo i dati ufficiali del marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste.

di Redazione

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