Yemen: gli Houthi responsabili dell’attacco ad Aden del 30 dicembre

Pubblicato il 30 marzo 2021 alle 9:39 in Medio Oriente Yemen

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Una squadra di esperti delle Nazioni Unite ha rivelato che le milizie di ribelli sciiti Houthi sono le responsabili dell’attacco che, il 30 dicembre 2020, ha colpito l’aeroporto internazionale della capitale provvisoria yemenita, Aden, provocando almeno 26 morti e circa 100 feriti.

La notizia è stata rivelata dall’agenzia Reuters e riportata da diversi quotidiani, tra cui al-Arabiya, sulla base delle dichiarazioni di due diplomatici a conoscenza del rapporto degli esperti. Dopo aver condotto indagini durate mesi, gli esperti onusiani hanno concluso che l’attacco del 30 dicembre è stato perpetrato impiegando tre missili balistici di precisione, della stessa tipologia di quelli utilizzati dagli Houthi negli attacchi degli ultimi anni. Inoltre, i missili sono stati lanciati da due località poste, al momento dell’attentato, sotto il controllo del gruppo sciita, ovvero l’aeroporto di Taiz e una stazione di polizia di Dhamar. A detta degli esperti, il lancio dei missili sembra essere avvenuto in modo “coordinato” ed è improbabile che altre parti siano coinvolte, in quanto tutte le prove dimostrano che nessun altro gruppo yemenita possiede la tecnologia o la capacità per perpetrare un attacco di tal tipo.

Il rapporto sulle indagini è stato presentato, il 26 marzo, al comitato delle Nazioni Unite che si occupa delle sanzioni legate alla crisi yemenita, nel corso di un incontro a porte chiuse. Tuttavia, stando a quanto rivelato dai due diplomatici e da un inviato di al-Arabiya a New York, la Russia si è opposta alla diffusione della relazione. Al momento, non sono chiare le motivazioni dietro al rifiuto di Mosca e la missione russa alle Nazioni Unite non ha ancora rilasciato dichiarazioni a riguardo.

L’esplosione ha avuto luogo nel pomeriggio del 30 dicembre, mentre l’aereo che trasportava i membri del nuovo governo unitario yemenita atterrava nell’aeroporto. Questi provenivano da Riad, dove avevano prestato giuramento a seguito dell’annuncio del nuovo esecutivo, il 18 dicembre. L’attacco non è mai stato rivendicato e gli Houthi hanno più volte negato un proprio coinvolgimento. Il governo yemenita e il presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi, da parte loro, hanno richiesto sin da subito l’avvio di indagini.

L’attentato del 30 dicembre era giunto in un momento cruciale per lo Yemen, il quale stava assistendo all’attuazione dell’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 dai gruppi separatisti del Sud, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), e dal governo legittimo. Tra i punti previsti dall’accordo vi è la formazione di un nuovo governo, equamente suddiviso tra il Nord e il Sud del Paese. Motivo per cui, il suo annuncio ha rappresentato per alcuni “lo sviluppo più rilevante” della crisi yemenita nel 2020, oltre ad essere considerato un primo passo verso la risoluzione del conflitto.

Uno degli obiettivi principali dell’intesa del 5 novembre 2019, raggiunta sotto l’egida dell’Arabia Saudita, era porre fine alle tensioni che avevano interessato, dal 7 agosto 2019, i governatorati meridionali yemeniti e che avevano visto affrontarsi, da un lato, l’esercito del governo legittimo, e, dall’altro lato, il Consiglio di Transizione Meridionale sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti. In tale data, violenti scontri avevano avuto inizio proprio nella città di Aden, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.  Ciò aveva rischiato di creare un conflitto nel conflitto, e una spaccatura anche all’interno della coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, dove Riad e Abu Dhabi, accanto ad altri Paesi, contrastano congiuntamente le milizie sciite, dal 26 marzo 2015.

L’attentato del 30 dicembre non ha causato morti tra i membri del nuovo governo, ma il bilancio delle vittime ha incluso il sottosegretario al Ministero dei Lavori pubblici, il direttore del dipartimento per i rifornimenti aerei della Yemen Oil Company e il direttore della prigione centrale di Mansoura. Parallelamente, sono rimasti feriti agenti dei Ministeri dell’Interno, della Gioventù, dello Sport, dell’Elettricità, dei Trasporti e il comandante delle Forze speciali di sicurezza dei governatorati di Aden, Lahj, Abyan e Al-Dhale’, nonché una portavoce della Croce Rossa yemenita. Inoltre, hanno perso la vita anche due giornalisti delle troupe televisive giunte in aeroporto per documentare l’atteso ritorno del governo nella capitale provvisoria, Aden.

L’episodio ha ricevuto condanne a livello internazionale, tra cui anche quella dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, il quale ha definito l’attentato un “atto violento inaccettabile”, ma che, allo stesso tempo, ha messo in luce l’importanza di portare urgentemente la pace nel Paese. Quest’ultimo, nel frattempo, continua a essere teatro di un violento conflitto, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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