Siria: richiesti 10 miliardi di dollari di aiuti

Pubblicato il 30 marzo 2021 alle 8:35 in Medio Oriente Siria

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Di fronte a uno scenario caratterizzato da un perdurante conflitto, da un aumento dei tassi di fame e povertà, e dai crescenti timori per la pandemia di Covid-19, le Nazioni Unite hanno esortato i Paesi donatori a stanziare 10 miliardi di dollari in aiuti per la Siria. L’appello è giunto in concomitanza con la Conferenza sulla Siria di Bruxelles, che ha avuto inizio il 29 marzo.

L’incontro, tenutosi in videoconferenza, è co-ospitato dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea e vede la partecipazione di circa 50 Paesi, oltre a organizzazioni non governative, istituzioni finanziarie internazionali e agenzie delle Nazioni Unite. Si prevede che l’incontro terminerà oggi, martedì 30 marzo, con una riunione ministeriale tra i rappresentanti dei Paesi membri dell’UE e degli altri Stati coinvolti nella questione siriana. A circa dieci anni dallo scoppio del conflitto, l’obiettivo del meeting è sollecitare gli attori interessati al dossier siriano a rivolgere l’attenzione verso circa 20 milioni di persone tra sfollati interni, rifugiati all’estero, famiglie impoverite e senza prospettive di una vita dignitosa.

Per le Nazioni Unite sono necessari 10 miliardi di dollari, di cui 4,2 miliardi per far fronte alla situazione umanitaria all’interno del Paese e altri 5,8 miliardi per i rifugiati e i Paesi mediorientali che li ospitano. Nella conferenza svoltasi nel 2020, i partecipanti avevano promesso di fornire 5,5 miliardi, mentre, a detta della Commissione dell’UE, ora si potrebbe raggiungere quota 7,7 miliardi.

Parallelamente, in una sessione virtuale svoltasi il 29 marzo, volta anch’essa a discutere della situazione umanitaria in Siria, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha sottolineato che sono 13 milioni i siriani che necessitano di aiuti umanitari, a cui si aggiungono i 4 milioni di abitanti del Nord-Ovest che dipendono da tale tipo di sostegno. Il Coordinatore dell’Onu per gli affari umanitari, Mark Lowcock, ha poi affermato che circa il 70% dei siriani che vive nel Nord-Est ha bisogno di aiuti urgenti, in un momento in cui 9 organizzazioni non governative hanno avvertito che potrebbero smettere di fornire assistenza, alla luce di mancati finanziamenti.

Dichiarazioni simili sono giunte anche dal Segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, che ha presieduto il meeting da remoto del Consiglio di Sicurezza. Per Blinken è necessario garantire la riapertura dei valichi di frontiera per far sì che gli aiuti possano giungere alla popolazione siriana senza impedimenti. Inoltre, il Segretario di Stato statunitense si è detto concorde con le Nazioni Unite nel favorire il ritorno volontario e sicuro dei rifugiati siriani e ha ribadito che l’unica soluzione per porre fine alla crisi siriana è una soluzione politica basata sulla risoluzione n. 2254.

Parallelamente, l’ambasciatrice Linda Thomas Greenfield, alla guida della delegazione USA partecipante alla conferenza di Bruxelles, ha affermato che gli Stati Uniti rappresentano il singolo maggiore contributore di aiuti umanitari in Siria e continueranno a sostenere gli sforzi multilaterali per cercare una soluzione duratura al conflitto, migliorare l’accesso transfrontaliero agli aiuti umanitari e fornire assistenza ai siriani sfollati e alle comunità che ospitano rifugiati.

Sebbene nel decimo anno sia stato registrato il minor numero di vittime civili, alla luce di battaglie e offensive meno intense, il conflitto in Siria non può dirsi ancora concluso. Ad affrontarsi, dal 15 marzo 2011, vi sono, da un lato, l’esercito legato al governo siriano e al presidente Bashar al-Assad, coadiuvato da Mosca e appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah, mentre, sul fronte opposto, vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Il 5 marzo 2020, il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno raggiunto un accordo volto a porre fine all’offensiva dei mesi precedenti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib e a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati nell’ultima enclave posta sotto il controllo dei gruppi ribelli. Nel corso dell’ultimo anno, la tregua è stata più volte violata, ma l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala.

I dieci anni di conflitto hanno provocato più di 388.000 morti, oltre a migliaia di feriti, milioni di sfollati e rifugiati, e migliaia di persone scomparse con la forza o rapite, le cui famiglie sono ancora in attesa di notizie. Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), riportati da al-Araby al-Jadeed, 5,6 milioni di persone hanno lasciato la Siria, la maggior parte diretta verso i Paesi vicini, in particolare Turchia, Libano e Giordania. Per circa un terzo, si è trattato di bambini di età pari o inferiore a 11 anni. Parallelamente, 6,7 milioni di siriani hanno lasciato le proprie abitazioni a causa delle battaglie e dei ripetuti attacchi, e molti di loro vivono in campi profughi all’interno del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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