Mali: indagine dell’ONU accusa la Francia di attacchi aerei contro civili

Pubblicato il 30 marzo 2021 alle 16:53 in Francia Mali

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Un rapporto delle Nazioni Unite ha concluso, martedì 30 marzo, che la Francia è responsabile di aver ucciso un gruppo di 19 civili in seguito ai raid aerei effettuati, il 3 gennaio, nel Mali centrale. L’indagine dell’ONU contraddice pertanto le affermazioni francesi secondo cui sarebbero stati colpiti solo militanti islamisti nell’offensiva.

La divisione per i diritti umani della Missione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA), insieme agli esperti forensi dell’organizzazione, stava investigando da mesi sull’attentato, avvenuto nei pressi di Bounti, nella regione di Mopti. In tale occasione, almeno 22 persone, inclusi alcuni bambini, sono rimaste uccise in una serie di raid aerei che hanno colpito una festa di matrimonio. Gli attacchi, indirizzati contro i terroristi dell’area, hanno neutralizzato solo 3 dei presunti membri di Katiba Serma, una formazione legata al Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM, o JNIM in arabo), un’alleanza affiliata ad al-Qaeda e attiva nelle regioni desertiche del Mali.

Il rapporto delle Nazioni Unite, visionato dall’agenzia di stampa Reuters, ha confermato che “effettivamente c’era una cerimonia di matrimonio che ha riunito circa 100 civili sul luogo degli attacchi”. Tra le persone presenti nell’area, tuttavia, c’erano anche uomini armati. I raid effettuati dall’esercito francese, secondo l’ONU, hanno provocato la morte di 19 civili che partecipavano alle celebrazioni, oltre a quella di 3 jihadisti. 

La Francia respinge da tempo le accuse e sostiene di aver ucciso circa 30 militanti islamisti a seguito del bombardamento sull’area effettuato, a detta di Parigi, dopo una valutazione dell’intelligence “accurata e precisa”. Il personale delle forze armate francesi dichiara di aver attaccato il gruppo terroristico con un aereo da caccia. Gli abitanti del villaggio, tuttavia, hanno riferito di aver visto elicotteri sorvolare la zona in pieno giorno e causare il panico tra la folla riunita per il matrimonio.

Il 26 marzo, funzionari del Mali hanno nuovamente accusato l’esercito francese di aver ucciso civili in un altro attacco aereo avvenuto il giorno prima. L’agenzia di stampa Reuters ha affermato che il bilancio delle vittime sarebbe di 6 persone. L’incidente è avvenuto nella regione del Gao occidentale. Si tratta della seconda accusa contro l’esercito di Parigi dall’inizio del 2021. Secondo la Francia, il raid del 25 marzo avrebbe ucciso un gruppo di militanti a circa 60 chilometri a Nord da Deliman. “Questo attacco è stato ordinato dopo aver concluso una fase di sorveglianza e identificazione che ha permesso di segnalare la presenza di un gruppo terroristico armato nell’area”, si legge in un comunicato di Parigi. Il raid farebbe parte delle operazioni compiute nell’ambito della missione Barkhane, avviata nel 2014 per sradicare l’estremismo islamico nel Sahel. Secondo funzionari locali, le vittime sarebbero tutti civili di sesso maschile e di età compresa tra i 15 e i 20 anni che stavano cacciando nei dintorni. “Conosco tutti questi giovani. Alcuni sono della mia famiglia”, ha riferito al telefono a Reuters Mohamed Assaleh Ahmad, sindaco del vicino villaggio di Talataye. “Abbiamo visto attacchi aerei simili in passato qui. Non abbiamo mai detto nulla, ma questa volta si tratta di un errore al 100%”, ha aggiunto.

La Francia possiede più di 5.100 militari in Mali e nei Paesi vicini per contrastare i militanti islamisti. Il 2 dicembre 2020, 2 soldati francesi, il sergente Yvonne Huynh e il brigadiere Loic Risser, sono rimasti uccisi dopo che il veicolo sul quale viaggiavano è stato colpito da un ordigno esplosivo improvvisato, nell’area di Menaka, nel Mali orientale. I jihadisti del Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM) hanno rivendicato l’attacco nella stessa giornata. “Sono il nemico più pericoloso per il Mali e le forze internazionali”, ha detto il comandante generale a capo delle operazioni francesi in Mali, Marc Conruyt, parlando dei miliziani del GSIMCon queste 2 vittime, dall’intervento del 2013 ad oggi, il numero totale delle perdite subite dall’esercito francese nel Paese africano è salito ad oltre 50 persone.

Nella regione dell’Africa occidentale, Parigi combatte contro diversi gruppi jihadisti legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico. Nel mese di febbraio 2020, a seguito di un crescente numero di attacchi, Parigi aveva deciso di rafforzare la missione inviando 600 soldati a sostegno del contingente di 4.500 uomini già presenti in loco ma, successivamente, il presidente Emmanuel Macron aveva annunciato che la Francia avrebbe ristrutturato la missione e, secondo fonti militari, potrebbero essere ordinati dei ritiri.

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. 

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dell’area e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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