L’incidente nel Canale di Suez fa riemergere il piano di Israele

Pubblicato il 30 marzo 2021 alle 15:41 in Egitto Israele

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Nonostante centinaia di navi abbiano ripreso a circolare nel Canale di Suez, dopo un blocco durato sei giorni, le speculazioni su possibili piani alternativi non si sono arrestate. Tra queste vi è il progetto israeliano relativo al canale Ben Gurion che, laddove attuato, consentirebbe un collegamento tra il Mar Rosso e il Mar Mediterraneo.

Dal 24 al 29 marzo, una grande nave portacontainer, soprannominata Ever Given, ha ostacolato il traffico nel Canale di Suez, il quale rappresenta una delle rotte commerciali marittime più trafficate al mondo, dove passa circa il 12% del volume degli scambi commerciali a livello internazionale. Ad aver provocato l’incidente si pensa siano stati i venti provocati da una forte tempesta di sabbia, ma, al momento, sono state avviate indagini volte a comprendere le reali dinamiche dell’accaduto. Dopo essere riusciti a disincagliare l’imbarcazione da 224.000 tonnellate nel pomeriggio del 29 marzo, la televisione egiziana ha riferito, il 30 marzo, che circa 113 navi hanno attraversato il Canale di Suez alle 06:00 del mattino, e almeno altre 45 dovrebbero riuscire ad attraversare il Canale entro la mezzanotte. Tuttavia, sono 422 le imbarcazioni in attesa, le quali potrebbero dover attendere ancora giorni prima di continuare il proprio tragitto. Tra queste vi sono altresì petroliere e vettori di GNL.

Nel frattempo, le compagnie coinvolte nell’incidente hanno cominciato a fare la conta dei danni subiti. Sebbene al momento sia ancora difficile avere cifre certe, si stima che le perdite superino i 24 milioni di dollari, mentre alcune compagnie hanno riferito di aver avuto perdite che oscillano tra i 15.000 e i 20.000 dollari al giorno per nave. In generale, Allianz ha stimato perdite per il commercio globale tra i 6 e i 10 miliardi di dollari al giorno, mentre Fitch ha parlato di danni di almeno 3 miliardi di dollari. Ad ogni modo, il blocco ha raddoppiato i prezzi di trasporto, assicurazione, costi di produzione e carburante. A tal proposito, i prezzi del petrolio hanno registrato un aumento del 6% due giorni dopo l’incidente.

Quanto accaduto nel Canale di Suez ha spinto alcuni Paesi a pensare a rotte alternative. Tra questi, vi è Israele, che, secondo alcuni, potrebbe presto far riemergere il proprio progetto per il canale Ben Gurion, un possibile rivale di Suez. Scopo di Israele è trasformare il canale in un progetto multiforme, costruendo sulle rive del corso d’acqua anche piccole città con alberghi, ristoranti e discoteche, così da accentuarne la valenza a livello commerciale e turistico. Secondo alcuni, la distanza tra Eliat, città israeliana sulle rive del Mar Rosso, e il bacino del Mediterraneo è pressoché simile a quella del canale egiziano. Inoltre, a detta degli analisti, il progetto israeliano potrebbe essere ben accolto anche da altri Paesi della regione mediorientale. Tra questi, il Regno della Giordania, il quale potrebbe trovare nel canale Ben Gurion una possibile via d’uscita dalle perduranti problematiche economiche e finanziarie. Parallelamente, anche Riad potrebbe mostrarsi favorevole al piano di Israele, soprattutto se si considera il progetto dell’Arabia Saudita relativo a NEOM, la cosiddetta città del futuro da porsi sulle rive del Mar Rosso, che si prevede diverrà altresì una meta turistica.

Parallelamente, Israele ha riferito di voler estendere un collegamento ferroviario per collegare il Mar Rosso al Mediterraneo. Tuttavia, questo progetto è visto come un improbabile sostituto del Canale di Suez, considerato che i container impiegherebbero il doppio del tempo per essere trasportati via terra rispetto a gigantesche navi marittime.

L’idea di un canale israeliano che colleghi il Mediterraneo e il Mar Rosso non è nuova. In tale quadro si inserisce un piano degli Stati Uniti, risalente al 1963, con cui Washington aveva proposto di costruire un corso d’acqua alternativo a quello di Suez facendo esplodere 520 bombe nucleari tra il deserto del Negev e il Mar Morto. In tal modo, sarebbe stato creato un canale lungo circa 160 miglia attraverso i territori israeliani, utilizzando mezzi che, seppur insoliti, avrebbero ridotto i costi necessari alla realizzazione del progetto. Tuttavia, un tale piano non teneva conto della possibile opposizione dei vicini regionali, e, secondo alcuni, ad averne impedito l’attuazione sarebbero stati anche la natura del territorio e il livello del mare.

Da parte sua, il segretario generale dell’Associazione egiziana dei porti marittimi, il maggiore generale Issam Badawi, ha affermato che parlare di un canale israeliano fa parte del passato, e, sebbene l’incidente del 24 marzo abbia fatto pensare a diverse alternative a Suez, incidenti simili sono da considerarsi normali in rotte marittime internazionali. A detta di Badawi, il Canale di Suez continuerà a rappresentare il più importante corridoio marittimo globale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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