Le cause dell’insurrezione in Mozambico

Pubblicato il 30 marzo 2021 alle 16:15 in Africa Mozambico

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Un gruppo affiliato allo Stato Islamico ha preso d’assalto, il 24 marzo, la città di Palma, nel Nord del Mozambico. L’evento è da analizzare in un contesto più ampio, ovvero quello dell’insurrezione armata che, dal 2017, colpisce la provincia settentrionale di Cabo Delgado, ricca di gas naturale.

Dal 24 marzo, decine di civili sono stati uccisi nell’escalation di violenza che ha visto gli attaccanti sparare indiscriminatamente contro persone ed edifici. Nel frattempo, all’Hotel Aramula, situato anch’esso nella città costiera di Palma, sono rimaste intrappolate almeno 200 persone, tra cui molti lavoratori stranieri. Secondo fonti locali, alcune persone intrappolate nell’albergo hanno guidato insieme, divise in 17 veicoli, per cercare di raggiungere la spiaggia vicina, dove speravano di essere salvati, ma il loro convoglio è stato colpito dal gruppo di assalitori.

I militanti sarebbero membri dell’organizzazione islamista nota localmente come Al-Sunna wa Jama’a, ma anche come al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, la quale non è da confondersi con l’omonimo gruppo che è attivo in Somalia. Il 10 marzo, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha formalmente designato  il gruppo come un’organizzazione terroristica legata allo Stato Islamico, oltre ad aver imposto sanzioni al suo leader, Abu Yasir Hassan. 

Zeinada Machado, un ricercatore di Human Rights Watch, ha dichiarato ad Al Jazeera English che mentre ci sono ancora molte domande riguardo alla forza effettiva del gruppo e alla quantità di territorio che controlla, ciò che è certo è che negli ultimi tre anni, tale dominio è cresciuto in dimensioni e nella sua capacità di organizzare grandi attacchi. Di fatto, Al Jazeera English ha definito l’insurrezione del 24 marzo come “un attacco coordinato da diverse direzioni”, dimostrando le capacità di al-Shabaab. Secondo fonti dell’intelligence militare sul luogo, il gruppo ha attualmente circa 4.500 membri, tra cui 2.000 che portano armi. 

Le cause dell’insurrezione sono riconducibili all’estrema povertà della provincia di Cabo Delgado e soprattutto al fatto che la popolazione locale non ha accesso alle grandi quantità di risorse naturali che sono presenti nella zona. Di fatto, l’assalto del 24 marzo è venuto pochi giorni dopo che il gigante petrolifero francese, Total, aveva annunciato l’intenzione di riprendere la costruzione di un progetto di gas offshore da 20 miliardi di dollari nell’area, con l’intento di cominciare le attività nel 2024. Nello specifico, la compagnia francese partecipa per il 26,5% al progetto, mentre a coadiuvarla vi sono l’italiana Eni e la statunitense ExxonMobil. Il fatto che una quantità molto limitata del reddito generato da queste industrie estrattive rimanga alla popolazione di Cabo Delgado ha contribuito al senso di risentimento e di indignazione che ha alimentato il fuoco dell’insurrezione. Secondo una testimonianza di un attivista locale, riportata da Deutsche Welle, l’emarginazione e l’estrazione delle risorse naturali da parte delle élite che non si interessano allo sviluppo della regione sono le ragioni alla base del conflitto. 

Il Governo mozambicano è pesantemente indebitato e dipende dalle entrate fiscali delle aziende internazionali che investono nel Paese, tra cui le sopracitate, e per questo motivo intende iniziare ad esportare gas già dal 2022. Tuttavia, la crescente presenza militare degli insorti pone una grave minaccia ai megaprogetti. Come sottolinea Deutsche Welle, non è soltanto il Governo centrale a beneficiare dalle aziende straniere, ma anche Cabo Delgado stessa. Quest’ultima ha subito una grande spinta economica grazie agli investimenti stranieri provenienti dall’Asia nella produzione locale di gas. Tuttavia, rimane il fatto che la maggior parte della popolazione non ne trae alcun beneficio tangibile. 

Nonostante l’insurrezione islamista di Cabo Delgado sia iniziata ufficialmente nel 2017, alcuni esperti hanno spiegato che i gruppi estremisti hanno iniziato a mobilitarsi già un decennio prima. In base a quanto riferito da Deutsche Welle, intorno al 2007, i leader musulmani locali hanno dichiarato di aver notato un “cambiamento” nel comportamento di alcuni giovani musulmani. Questi  hanno iniziato a praticare una forma diversa di Islam, a bere alcolici e ad entrare in moschea con le scarpe. Più tardi, i giovani, che erano stati privati dei loro diritti a causa delle difficoltà economiche nella zona, formarono Al-Sunna wa Jama’a e adottarono rapidamente una visione più rigida dell’Islam.

Nel marzo 2020, i militanti hanno catturato la città di Mocimboa da Praia, che rimane ancora fuori dalle mani del Governo. Da quel momento, hanno deliberatamente ucciso civili, bruciato villaggi e città e commesso atroci atti di violenza con i machete, comprese numerose decapitazioni e vilipendi di cadaveri. Il porto di Mocimboa da Praia è strategicamente importante per i progetti di gas naturale guidati da Total e ExxonMobil che si stanno sviluppando su una penisola fortificata a poca distanza dalla costa, appena fuori Palma. L’escalation di violenza ha ucciso più di 2.600 persone, la metà delle quali civili. Ha anche causato una grave crisi umanitaria, costringendo quasi 700.000 persone a lasciare le loro case. 

Vale la pena ricordare che gli attori in gioco nel conflitto sono il gruppo armato islamista, le forze di sicurezza governative e una società militare privata sudafricana assunta dal Governo, Dyck Advisory Group. Secondo un rapporto di Amnesty International, pubblicato il 2 marzo, tutte e tre le parti in gioco sono state precedentemente accusate di abusare dei diritti umani dei civili del luogo. Il 16 marzo, Save The Children, un’organizzazione non governativa che tutela i diritti dei minori, ha denunciato la decapitazione di bambini da parte dei terroristi.

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Julie Dickman

di Redazione

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