Kuwait: il governo presta giuramento

Pubblicato il 30 marzo 2021 alle 12:00 in Kuwait Medio Oriente

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Nonostante le minacce di boicottaggio dei giorni precedenti, il governo del Kuwait ha prestato giuramento dinanzi al Parlamento, martedì 30 marzo, dopo mesi segnati da stallo politico e crescenti problematiche finanziarie.

Il giuramento, previsto dall’articolo 91 della Costituzione del Paese del Golfo, è avvenuto nel corso di una sessione dell’Assemblea nazionale, mentre decine di manifestanti e deputati si sono riuniti fuori alla sede del Parlamento in segno di protesta.

L’inizio della crisi di governo kuwaitiano è da far risalire al 12 gennaio, quando il vice primo ministro e il ministro della Difesa hanno presentato per primi le proprie dimissioni, seguiti, poi, dagli altri membri della squadra governativa. Quest’ultima era stata approvata dall’emiro del Kuwait, Sheikh Nawaf al-Ahmad al-Sabah, solo un mese prima, il 14 dicembre 2020. Tuttavia, la spaccatura tra l’organo legislativo, anch’esso di recente formazione, e l’esecutivo, che ha caratterizzato il Paese nel corso dell’ultimo anno, ha continuato a rappresentare una delle maggiori sfide per il capo di Stato. In tale quadro, poi, l’operato del premier è stato messo in questione dal Parlamento, che l’ha accusato di aver precedentemente formato un gabinetto non in linea con i risultati delle elezioni, oltre che di “interferenza” nell’elezione del presidente e dei membri delle commissioni parlamentari.

Nonostante ciò, il 24 gennaio, il primo ministro, Sheikh Sabah al-Khalid al-Sabah, ha ricevuto nuovamente il compito di formare una nuova squadra governativa, poi presentata e approvata dall’emiro il 2 marzo. Tra le personalità già presenti nel precedente esecutivo vi sono Mohammad Abdulatif al-Fares, ministro del Petrolio, e Khalifa Hamade, a capo del ministero delle Finanze, mentre Sheikh Ahmad Nasser al-Sabah è stato riconfermato come ministro degli Esteri. Parallelamente, è stato stabilito di creare due nuovi portafogli ministeriali, il Ministero di Stato per gli Affari di Promozione dell’Integrità e il Ministero di Stato per le Comunicazioni e l’Informatica.

La sessione del 30 marzo risulta essere la prima per il Parlamento kuwaitiano dopo una pausa durata circa un mese. Tra gli altri punti all’ordine del giorno vi è un disegno di legge che prevede l’amnistia per gli individui accusati di aver preso d’assalto il Parlamento nel corso dei disordini del 2011. Tra questi vi sono altresì ex deputati auto-esiliatisi all’estero. Tra i primi dossier da porre sul tavolo delle discussioni del nuovo governo vi è, invece, quello relativo alla legge sul debito, che potrebbe consentire al Kuwait di rivolgersi ai mercati internazionali per far fronte alla crisi di liquidità provocata dalla pandemia di Covid-19 e dal calo dei prezzi di petrolio. In particolare, la legge sul debito pubblico potrebbe consentire al Kuwait di prendere in prestito $ 66 miliardi in 20 anni, sulla base di un progetto che è stato già respinto dal precedente Parlamento.

Nonostante le diverse problematiche e i successivi rimpasti di governo che hanno ostacolato investimenti e riforme necessarie, anche prima del giuramento del 30 marzo sono stati manifestati segnali di opposizione. In particolare, 32 deputati si erano detti pronti a boicottare la sessione parlamentare, in quanto sia i programmi del nuovo governo sia le nuove proposte di legge mostravano di non rispondere alle richieste e alle esigenze della popolazione kuwaitiana.

Alcuni esperti, tuttavia, hanno notato che il tentativo dell’opposizione di impedire al governo di prestare giuramento è giunto in risposta all’ordinanza della Corte costituzionale del Kuwait che prevede l’espulsione di un deputato, Bader al-Dahoum, accusato di aver insultato l’emiro. In base a una legge del 2016, chiunque viene condannato per aver insultato l’emiro non può prendere parte alle elezioni parlamentari. Circa 34 deputati hanno chiesto di mettere al vaglio del Parlamento la permanenza di al-Dahoum all’interno dell’Assemblea, ma il capo legislatore, Marzouq al-Ghanim, ha reso noto che l’ordinanza della Corte costituzionale sarebbe stata immediatamente rispettata. Ciò ha rischiato di acuire tensioni all’interno dell’Assemblea nazionale, portando alla successiva dichiarazione dei 32 deputati, i quali hanno affermato che spetta al popolo valutare e ritenere responsabili coloro che non mantengono le promesse fatte.

Il Kuwait vanta uno dei sistemi politici più aperti della regione del Golfo, in cui il Parlamento può approvare leggi e presentare mozioni di sfiducia contro ministri, sebbene le posizioni di alto livello siano occupate da membri della famiglia al potere ed è l’emiro ad avere l’ultima parola nelle questioni riguardanti lo Stato. Tuttavia, non è la prima volta che il Paese si trova a far fronte a dissidi interni tra l’organismo esecutivo e legislativo, che hanno causato frequenti litigi e situazioni di stallo, seguiti da rimpasti di governo che hanno rallentato i processi di riforma economica e fiscale. La stessa ascesa del premier al-Sabah è stata il risultato di una crisi di governo che aveva visto il suo predecessore, lo sceicco Jaber al-Mubarak al-Sabah, dimettersi dopo essere stato accusato di corruzione. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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