Yemen: gli inviati di USA e Onu incontrano il presidente Hadi

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 8:35 in Arabia Saudita Yemen

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L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, e l’inviato degli Stati Uniti, Timothy Lenderking, il 28 marzo, hanno tenuto colloqui a Riad con il presidente yemenita legittimo, Rabbo Mansour Hadi. Nel frattempo, le tensioni in Yemen continuano su più fronti.

Come specificato da al-Jazeera, l’incontro dei due inviati giunge a seguito dei colloqui con i ribelli sciiti Houthi, ospitati dal Sultanato dell’Oman. In entrambe le occasioni, il focus delle discussioni è stato rappresentato dall’iniziativa di pace proposta dall’Arabia Saudita il 22 marzo, la quale prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due parti belligeranti, l’esercito filogovernativo legato a Hadi e le milizie ribelli. Sebbene il gruppo sciita avesse inizialmente espresso riserve a riguardo, fonti di al-Jazeera hanno rivelato che gli Houthi si sono successivamente detti disposti a discutere dell’iniziativa e ad impegnarsi in un accordo di tregua, ma hanno posto delle precondizioni, ovvero l’apertura dell’aeroporto di Sana’a e la fine dell’embargo nel porto occidentale di Hodeidah. Stando a quanto rivelato dalle medesime fonti, i colloqui di Griffiths e Lenderking con gli Houthi sono stati caratterizzati da flessibilità, ma, al contempo, è stato evidenziato come sia difficile attuare tutti i punti dell’accordo contemporaneamente.

Circa il meeting del 28 marzo, stando a quanto riportato da al-Jazeera, anche il presidente Hadi ha espresso riserve sull’adesione degli Houthi all’iniziativa di Riad e alle loro richieste riguardanti Sana’a e Hodeidah. Come specificato dal capo di Stato yemenita, il governo ha già fatto diverse concessioni, con l’obiettivo di porre fine al perdurante conflitto in Yemen, ma le milizie ribelli hanno più volte mostrato intransigenza. Non da ultimo, l’escalation militare a Ma’rib e in altre regioni yemenite è una prova del fatto che i ribelli non vogliano impegnarsi in iniziative volte a ristabilire la pace. Da parte sua, ha sottolineato Hadi, il governo yemenita continuerà a porsi in modo positivo di fronte a quelle iniziative e a quegli sforzi volti a porre fine alla guerra.

Mentre a livello diplomatico diversi attori regionali e internazionali provano a giungere a una risoluzione politica del conflitto yemenita, a livello militare le tensioni non si sono ancora placate. Fonti mediatiche legate agli Houthi hanno riferito che, nella giornata del 28 marzo, le forze della coalizione internazionale yemenita hanno lanciato circa 28 raid sulle loro postazioni nei distretti di Sirwah e Medghal, nel governatorato di Ma’rib. Agli attacchi aerei sono stati accompagnati scontri sul campo nel Nord-Ovest di Ma’rib e, nello specifico, presso il fronte di al-Kasara, dove le milizie ribelli cercano di avanzare da settimane. Le battaglie continuano a provocare lo sfollamento di decine di famiglie, costrette ad abbandonare tre campi profughi, alcuni dati altresì alle fiamme. Un altro fronte particolarmente acceso è Taiz, nel Sud-Ovest dello Yemen. Qui, fonti militari dell’esercito yemenita hanno riferito che circa 20 combattenti Houthi sono stati uccisi nel corso delle battaglie del 28 marzo presso al-Ahkum, nel Sud della regione.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, gli Houthi hanno lanciato una violenta offensiva, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi. Gli Houthi, in particolare, hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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