Siria: anche Mosca si inserisce nel Mediterraneo

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 11:12 in Russia Siria

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Il quotidiano al-Araby al-Jadeed ha riferito, il 29 marzo, che il governo di Damasco ha di recente approvato un accordo con la compagnia russa Oil Capital, che consentirà a Mosca di svolgere attività di esplorazione e produzione petrolifera nella Zona Economica Esclusiva (ZEE) siriana nel bacino del Mediterraneo.

Più nello specifico, alla compagnia russa sono stati concessi diritti “esclusivi” di esplorazione nel blocco numero 1 della ZEE, la quale si estende su di un’area pari a 2.250 chilometri quadrati, dal largo di Tartous, nell’Ovest della Siria, fino ai confini marittimi meridionali con il Libano. Stando a quanto stabilito dall’accordo, la Russia potrà condurre dapprima operazioni di esplorazione per una durata di 48 mesi, a partire dalla firma del contratto, con una possibilità di proroga di ulteriori 36 mesi. La seconda fase, quella di sviluppo, avrà, invece, una durata di 25 anni, e sarà possibile estenderla per ulteriori cinque.

Un esperto di economia siriano, Samir Saifan, ha rivelato che l’accordo è stato concluso nell’aprile 2020, ma il governo lo ha ratificato il 16 marzo scorso. Al momento, non sono stati resi noti i dettagli di un contratto che è visto da diversi analisti come un modo per Mosca di recuperare i debiti contratti dal governo damasceno nei suoi confronti, oltre che per assumere un crescente controllo sulle risorse siriane. Lo stesso Saifan ha poi messo in luce come la durata dell’accordo sia maggiore rispetto a quella stabilita in contratti simili. In particolare, a detta di Saifan, per la prima fase di esplorazione sono stati concessi 6 anni per il petrolio e 8 per il gas, il che equivale al doppio del periodo solitamente stabilito. Il periodo di produzione potrebbe raggiungere i 30 anni, ben oltre i 20 anni sanciti in contratti simili. Inoltre, sarà il governo a decidere se concedere o meno proroghe e non l’appaltatore.

Circa le spese, l’esperto siriano ha rivelato che l’appaltatore si è impegnato a stanziare 13 milioni di dollari durante la fase di esplorazione, il che equivale a circa il 10% della somma solitamente stabilita. Fino a trenta anni fa, nei giacimenti onshore la somma raggiungeva anche i 25 milioni, mentre ora la cifra di qualsiasi contratto marittimo non dovrebbe essere inferiore a 100 milioni di dollari. Infine, a detta di Saifan, la percentuale di condivisione di risorse petrolifere prodotte è stata stabilita al 12,5%. Queste verranno ricevute e messe in commercio dall’appaltatore, a beneficio del governo.

Secondo alcuni analisti, si prevede che sarà il gas ad essere trovato in maggiori quantità rispetto al petrolio nella regione oggetto dell’accordo. Stando ai dati diffusi da alcuni esperti di economia, le capacità di produzione interna di petrolio della Siria sono diminuite del 90% nel corso degli ultimi dieci anni, passando da 380mila barili al giorno nel 2011 a tra i 20 e i 30mila barili attuali.

Tuttavia, il petrolio siriano rappresenta un “argomento radioattivo”, viste le accuse rivolte da Damasco verso Washington di furto delle risorse petrolifere siriane. Il riferimento va, in particolare, a quelle poste sotto il controllo delle Syrian Democratic Forces (SDF), le quali gestiscono buona parte delle ricchezze petrolifere siriane, concentrate soprattutto dentro e fuori il giacimento di Rmelain, situato nei pressi dei confini turco e iracheno, e nel giacimento di Al-Omar, posto più a Sud.

A detta di un’organizzazione no profit siriana, Enab Baldi, le forze americane controllano i giacimenti di petrolio e gas della Siria orientale ritenuti più rilevanti. Tra questi, al-Omar, il maggiore in Siria in termini di superficie e capacità produttive. Un altro è quello di al-Tank, classificato come secondo, e situato nella periferia Est di Deir Ezzor. Qui si trova anche il giacimento di gas di Kuniku, sede del maggiore impianto di trattamento del gas, altresì impiegato per la produzione di energia elettrica.

In tale quadro, il 13 marzo, le forze militari russe hanno preso il controllo dello stabilimento petrolifero di al-Thawra, situato nel governatorato di Raqqa, dopo che i militanti della Brigata Fatemiyoun, sostenuta dall’Iran, hanno abbandonato le loro postazioni. Non da ultimo, il giorno precedente, il 12 marzo, l’esercito di Mosca ha imposto la propria presenza nell’area circostante al giacimento di gas di Toueinane, nel distretto di Raqqa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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