Russia: in programma vertice con Germania e Francia

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 21:01 in Francia Germania Russia

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Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato, lunedì 29 marzo, che Germania, Francia e Russia, stanno ultimando i dettagli per una videoconferenza congiunta per analizzare la crisi in Ucraina.

In conferenza stampa, il portavoce russo ha affermato che ancora non è stata fissata la data precisa, ma che Mosca sta continuando a coordinarsi con Berlino e Parigi per il vertice di alto livello. L’agenzia di stampa russa, TASS, ha riferito che a prendere parte ai negoziati sarebbero il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. La futura videoconferenza, ha sottolineato l’addetto stampa russo, non sarà solo incentrata sulle questioni relative al Quartetto Normandia – formato da Germania, Francia, Ucraina e Russia – ma prevede di toccare anche altre tematiche, oltre a quelle relative alla crisi in Ucraina.

Rispondendo alla domanda sul perché il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, non sia citato nell’elenco dei partecipanti ai negoziati, Peskov ha spiegato che, al momento, “non si sta valutando un evento nel formato del Quartetto Normandia”. Le motivazioni sarebbero da ricondurre a questioni delicate non esplicitate dal funzionario russo. Pertanto, quest’ultimo ha convenuto che un vertice nel formato del Quartetto non potrebbe tenersi, in caso venga evitata la discussione della situazione nel Donbass. Il portavoce ha poi aggiunto che tale tematica figurerà all’ordine del giorno nel futuro incontro con Parigi e Berlino, ma non sarà l’unico argomento affrontato. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dalla TASS, il funzionario russo si è astenuto dal rispondere ad altre domande e non ha chiarito a quali tematiche aggiuntive stesse facendo riferimento. Secondo quanto riferito da Peskov, l’escalation delle tensioni nel Donbass, soprattutto nella linea di contatto, è fonte di grave preoccupazione per la Russia. Il portavoce ha concluso spiegando che “le azioni provocatorie portano solo a tragedie”.

A partire da febbraio 2014, nell’Est dell’Ucraina sono scoppiate una serie di proteste contro la sostituzione dell’allora presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovič, noto per la sua posizione filorussa. Il nuovo governo filoccidentale che si era insediato a Kiev è stato accusato di essere “illegittimo” dai manifestanti. Gli stessi erano a favore dell’influenza di Mosca e, inoltre, sostenevano la necessità di creare una federazione nel Paese, al fine di supportere l’indipendenza di alcune aree della regione orientale del Donbass, quali Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva annesso la Crimea al suo territorio tramite un’altra consultazione popolare, ritenuta “illegale” dalla comunità internazionale, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

È importante ricordare che, a partire dal 27 luglio 2020, il formato del Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT), formato dalle Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, Russia e Ucraina, aveva concordato un cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse infranto tali regole. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze dell’ordine della controparte hanno segnalato, il 17 marzo, numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.  

 

di Redazione

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