Russia: il blocco del Canale di Suez potrebbe favorire la Rotta del Mare del Nord

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 8:38 in Egitto Russia

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La situazione nel Canale di Suez potrebbe portare a un notevole cambiamento della logistica mondiale, verso la valutazione di passaggi alternativi. A riguardo, il Ministero degli Esteri della Federazione Russa sostiene che il blocco del Canale di Suez ha messo in luce l’importanza dello sviluppo della Rotta del Mare del Nord nell’Artico.

Dal 24 marzo, una nave portacontainer si è arenata nel Canale di Suez, impedendo il traffico marittimo e, al momento, non sono ancora state chiarite le tempistiche sul ripristino della normale viabilità. L’importanza cruciale di tale evento risalta dal fatto che, annualmente, nel passaggio transita il 12% del commercio globale e il 7% del trasporto di greggio. In base a questo ritmo, secondo le prime stime, le perdite economiche ammontano a 400 milioni di dollari l’ora.

In tale contesto, l’alto funzionario del Consiglio Artico della Russia, Nikolai Korchunov, ha sottolineato la necessità di valutare alternative al Canale di Suez, in particolare la Rotta del Mare del Nord, al fine di gestire in modo efficace eventuali rischi di trasporto. Di conseguenza, il funzionario russo si aspetta che la domanda per la rotta artica aumenterà sia nel breve sia nel lungo termine.

La Rotta del Mare del Nord è una corsia di navigazione ufficialmente demarcata ai sensi della legislazione di Mosca dal Mare di Kara all’Oceano Pacifico, che corre lungo la costa artica russa dallo stretto di Kara Gates tra il Mare di Barents e il Mare di Kara, lungo la Siberia, fino allo stretto di Bering. Tale passaggio conferisce un enorme margine strategico e vantaggi commerciali alla Russia, la quale sta investendo sempre di più nella regione artica.

Il trasporto stimato attraverso la Rotta del Mare del Nord, rispetto al Canale di Suez, potrebbe ridurre la distanza di quasi 2.800 miglia nautiche tra Rotterdam e Shanghai, equivalente a circa il 22%. I costi di trasporto verrebbero così abbattuti del 30-40%. Secondo un’indagine del Developing Market Research Institute di Mosca Skolkovo, inoltre, il vantaggio principale della Rotta del Mare del Nord consiste nel trasporto ecologico. Il traffico attraverso tale passaggio, nella valutazione dell’istituto, ridurrà le emissioni di gas a effetto serra del 23% e l’uso del gas naturale liquefatto (GNL) come combustibile del 38%.

Nel 2020, sono state trasportate 32,97 milioni di tonnellate di merci lungo la rotta artica. Nel 2024, il transito è stato stimato in crescita, intorno a 60-80 milioni di tonnellate, principalmente a causa dello sviluppo di progetti di GNL. Oltre l’orizzonte del 2035, poi, si prevede un aumento sostanziale del carico in transito a causa del funzionamento permanente della rotta nel corso di tutto l’anno e dell’emergere di una nuova generazione di rompighiaccio “Leader”.

L’accessibilità di tale passaggio e la possibilità di abbreviare il tragitto e i tempi di trasporto hanno fortemente influenzato le aspirazioni di un altro attore mondiale chiave, la Cina. Pechino è un Paese carente di energia, dunque, le risorse dell’Artico sono attraenti per tentare di provvedere al suo fabbisogno interno. La Cina aspira a guadagnare un graduale accesso alla regione, e la Russia ha dimostrato la propria disponibilità a riguardo. Il 2 dicembre 2019, i due Paesi hanno inaugurato il gasdotto Power of Siberia, un’opera di 3.000 km che collega i campi siberiani russi alla Cina Nord-orientale. Inoltre, le aziende di Pechino svolgono un ruolo cruciale anche nella costruzione dell’Arctic LNG-2, il secondo progetto più grande di Mosca per il gas naturale attualmente in fase di sviluppo nell’Artico.

Di fatto, attraverso il passaggio artico, l’efficiente rete di trasporto e costruzione navale cinese potrebbe fornire a Pechino un accesso più rapido ai mercati europei e alla costa orientale degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, sarà interessante osservare come la Russia riuscirà a bilanciare la cooperazione con Pechino per facilitare gli investimenti su larga scala nella propria industria cantieristica e dei trasporti fornendo un accesso facilitato alla Rotta del Mare del Nord. In alternativa, un’altra soluzione per la Federazione sarebbe quella di sviluppare legami più stretti con le nazioni artiche occidentali, al fine di contrastare le aspirazioni della Cina nella regione. Tuttavia, al momento, tale ipotesi sembra allontanarsi alla stessa velocità con cui si avvicinano Mosca e Pechino.

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Mariela Langone

di Redazione

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