Naufragio al largo della Spagna: almeno 2 morti

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 18:52 in Immigrazione Spagna

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Almeno 2 migranti sono morti, il 29 marzo, dopo che l’imbarcazione sulla quale si trovavano si è capovolta al largo della Spagna. Altri 9 sono ancora dispersi e gli elicotteri della Guardia costiera stanno continuando le ricerche dei sopravvissuti, che finora ammontano a 3. “Ci sono due deceduti, i cui corpi sono stati trovati, tre sopravvissuti e nove dispersi”, hanno riferito le autorità di Murcia. L’agenzia di stampa Agence France Press ha specificato che il barcone sul quale viaggiavano si è capovolto vicino alla città di Mazarron, nelle prime ore di domenica 29 marzo.

L’anno scorso, almeno 330 persone sono morte lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, nel tentativo di raggiungere la Spagna, secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM). Da gennaio 2021 a oggi, quel numero è pari a 58. Da inizio anno, quasi 4.400 migranti e rifugiati hanno raggiunto il suolo spagnolo. Più della metà di loro, però, è sbarcato sulle Isole Canarie attraversando l’Atlantico dall’Africa, per lo più dal Marocco o dal Sahara occidentale.

Nel frattempo, l’ONG spagnola per il salvataggio in mare, Open Arms, ha riferito di aver soccorso nel fine settimana 38 migranti in difficoltà, di cui 14 bambini, nel Mediterraneo centrale. La nave dell’organizzazione umanitaria era partita giovedì 25 marzo per la sua 82esima missione. Il suo equipaggio aveva salvato l’ultima volta, a metà febbraio, 146 richiedenti asilo, portati in Sicilia. Lì l’imbarcazione era rimasta attraccata per settimane, fino a qualche giorno fa. Ancora prima, a inizio gennaio, la Open Arms aveva soccorso circa 265 migranti a seguito di due operazioni separate nel Mar Mediterraneo. Arrivata a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, la nave si era trovata costretta a stazionare per via della quarantena obbligatoria imposta all’equipaggio dal dipartimento della salute marittima della regione Sicilia.

L’IOM ha poi fatto sapere, lunedì 29 marzo, che “nelle ultime 48 ore, quasi 1.000 migranti sono stati intercettati e riportati in Libia dalla Guardia costiera del Paese nordafricano”. Lo ha scritto in un post su Twitter, specificando che “squadre dell’organizzazione sono presenti in tutti i punti di sbarco per fornire l’assistenza necessaria”. “Ribadiamo che la detenzione arbitraria deve finire”, si conclude il tweet. Secondo quanto riferito dal portavoce dell’IOM a Ginevra, Safa Msehli, circa 500 persone sono state riportate indietro nella notte di domenica 28 marzo. Poco prima, altri 173 migranti erano stati intercettati e rimpatriati, mentre nella giornata di sabato 28, erano stati 310 i richiedenti asilo bloccati dalla Guardia costiera. I migranti riportati in Libia dopo essere stati fermati nel Mediterraneo questo fine settimana fanno salire a circa 5.000 il numero delle persone fatte tornare nel Paese africano dall’inizio dell’anno. L’IOM, nel suo comunicato, ha ribadito di opporsi alla pratica di rimpatriare e detenere nei centri del territorio i migranti che tentano di fuggire. “Riteniamo che la Libia non sia un porto sicuro”, ha twittato l’organizzazione. 

Dall’anno scorso, nonostante la pandemia, è aumentato il numero di barconi che hanno cercato di attraversare il Mediterraneo centrale, una delle rotte più pericolose al mondo. Tra il primo gennaio e il 10 marzo di quest’anno, il Missing Migrants Project dell’IOM ha registrato quasi 200 morti lungo la rotta, rispetto ai 136 dello stesso periodo del 2020. L’anno scorso, le vittime accertate nel Mediterraneo centrale sono state 381, mentre i dispersi 597, secondo i dati delle Nazioni Unite.

La Libia rimane una delle aree di transito più utilizzate dai migranti che intendono raggiungere l’Europa. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte operanti nel Paese nordafricano, lanciano in mare gommoni o barche da pesca affollate che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni migranti fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. 

Stando alle ultime stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), quasi 5.700 migranti sono arrivati irregolarmente sulle coste italiane quest’anno, la grande maggioranza dei quali sarebbe partita dalla Libia o dalla Tunisia. L’anno scorso, il numero complessivo è stato di oltre 34.000. A inizio marzo, il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, si è detto preoccupato per il fatto che la rotta libica, in direzione dell’Italia, stia diventando “sempre più attiva”. I dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, dal primo al 26 febbraio, sono sbarcati sulle coste italiane 4.536 migranti. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai 2.359 approdati in Italia nello stesso periodo del 2020. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono quella tunisina, ivoriana, bengalese, guineana ed eritrea.

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Chiara Gentili

di Redazione

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