Mozambico: aggiornamenti sull’assalto dei militanti islamisti

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 14:05 in Africa Mozambico

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Il Governo del Mozambico ha confermato che decine di civili sono stati uccisi dopo che, il 24 marzo, un gruppo di militanti islamisti locale ha lanciato un’offensiva nella città settentrionale di Palma. L’assalto è stato rivendicato dallo Stato Islamico.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, tra le vittime vi sono anche 7 persone il cui convoglio di veicoli è stato colpito da un’imboscata mentre tentavano di fuggire verso la spiaggia. Omar Saranga, un portavoce del Ministero della Difesa, ha dichiarato ai giornalisti, il 28 marzo, che centinaia di altre persone, sia locali sia stranieri, sono state salvate da Palma, che è un centro logistico per progetti internazionali di gas nella provincia di Cabo Delgado. Il numero esatto di persone ferite e uccise, o ancora irreperibili, rimane poco chiaro, mentre la maggior parte delle comunicazioni con Palma sono state interrotte. La città di circa 75.000 persone era stata in precedenza un rifugio per le persone in fuga dalla crescente insicurezza e violenza in altre parti della provincia.

Dall’assedio, circa 200 persone, tra cui molti lavoratori stranieri, sono rimaste intrappolate nell’Hotel Amarula, situato a Palma. Secondo un testimone, gli elicotteri dell’esercito hanno sorvolato l’hotel durante tutta la giornata del 26 marzo, alla ricerca di un “corridoio” per salvare le persone rinchiuse in albergo, ma, almeno fino alla sera, erano ancora diversi gli individui rimasti intrappolati, mentre i militanti islamisti cercavano di avanzare verso l’albergo. Secondo fonti locali, un gruppo delle persone intrappolate nell’Hotel Amarula hanno guidato insieme, divisi in 17 veicoli, per cercare di raggiungere la spiaggia vicina, dove speravano di essere salvati, ma il loro convoglio è stato colpito dal gruppo di assalitori.

I militanti sarebbero membri dell’organizzazione islamista noto localmente come al-Shabaab, il quale non è da confondersi con l’omonimo gruppo che è attivo in Somalia. Questi hanno colpito la città di Palma il 24 marzo, in un attacco che è stato definito da Al Jazeera English come “coordinato da diverse direzioni”. Nel frattempo, Human Rights Watch, un’organizzazione che tutela i diritti umani, ha informato che gli aggressori hanno sparato indiscriminatamente ai civili nelle loro case e nelle strade. Altri testimoni oculari hanno descritto di aver visto corpi nelle strade, alcuni dei quali decapitati.

Il 29 marzo, l’agenzia di stampa internazionale Reuters ha riferito che lo Stato Islamico ha rivendicato l’assalto alla città di Palma. Il 10 marzo, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha formalmente designato il gruppo, conosciuto localmente anche come Al-Sunna wa Jama’a, come un gruppo terroristico legato allo Stato Islamico, oltre che ad imporre sanzioni al suo leader, nominato da funzionari americani come Abu Yasir Hassan. 

L’assalto del 24 marzo è avvenuto poco dopo che il gigante petrolifero francese, Total, aveva annunciato l’intenzione di riprendere la costruzione di un progetto di gas offshore da 20 miliardi di dollari nell’area, con l’intento di cominciare le attività nel 2024. Nello specifico, la compagnia francese partecipa per il 26,5% al progetto, mentre a coadiuvarla vi sono l’italiana Eni e la statunitense ExxonMobil.

Stando a quanto riferito dal New York Times, l’attacco ha dimostrato un nuovo livello di sofisticazione da parte degli insorti. Se il progetto del gas dovesse crollare, creerebbe uno “scompenso enorme” per il Governo del Mozambico, che ha basato gran parte della sua pianificazione economica su miliardi di dollari di entrate previste dal progetto di gas offshore.

La provincia di Cabo Delgado è  caratterizzata da carenza di opportunità economiche, malnutrizione e scarso accesso ad acqua pulita, elettricità e servizi igienici. Nel 2015, il tasso di povertà a Cabo Delgado era superiore al 50%. Quando il ciclone Kenneth ha colpito nell’aprile 2019, il Governo mozambicano è stato incapace di risollevare la regione, già colpita da enorme disagi, creando creando un terreno fertile per un’insurrezione violenta.

Prima che al-Shabaab iniziasse i suoi attacchi nell’ottobre 2017, Cabo Delgado era principalmente noto per le sue risorse naturali, tra cui rubini e gas naturale. Secondo quanto riferito da Amnesty International, il fatto che una quantità molto limitata del reddito generato da queste industrie estrattive rimanga alla popolazione di Cabo Delgado ha contribuito al senso di risentimento e di indignazione che alimenta il fuoco dell’insurrezione. Di fatto, la maggior parte di queste risorse sono lavorate da società internazionali, come la Gemfields, Total ed Eni.

L’Armed Conflict Location and Event Data Project stima che oltre 1.300 civili siano stati uccisi durante il conflitto in corso a Cabo Delgado. L’ONU stima che più di 530.000 persone siano sfollate all’interno della provincia. Secondo l’UNICEF, circa 250.000 degli sfollati sono bambini.

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Julie Dickman

di Redazione

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