Mar Cinese Meridionale: Manila invia aerei da guerra sulle navi cinesi

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 11:04 in Cina Filippine

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Il segretario alla Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, il 27 marzo, ha affermato che l’Esercito di Manila ha inviato aerei da caccia leggeri tutti i giorni a sorvolare il Mar Cinese Meridionale, nella zona in cui sono presenti centinaia di imbarcazioni cinesi, nei pressi delle scogliere Whitsun Reef, chiedendo loro di lasciare l’area immediatamente.

Oltre ad inviare gli aerei da caccia sul Mar Cinese Meridionale, l’Esercito delle Filippine ha anche ampliato la portata della propria presenza marittima nell’area per eseguire “pattuglie di sovranità” a difesa dei propri pescatori. Il 27 marzo, Lorenzana ha affermato che sia l’Aeronautica, sia la Marina filippine sono pronte a proteggere la sovranità nazionale.

L’ultima disputa tra Manila e Pechino è nata quando, il 21 marzo scorso, il governo delle Filippine ha inoltrato alla Cina una protesta diplomatica per la presenza, a partire dal precedente 7 marzo, di circa 220 imbarcazioni cinesi nei pressi delle scogliere Whitsun Reef, la cui sovranità è contesa tra le parti. Lorenzana aveva affermato che le imbarcazioni cinesi stessero violando i diritti marittimi e la sovranità territoriale delle Filippine, data la loro presenza nella zona economica esclusiva di Manila. Gli USA erano intervenuti sulla vicenda dichiarando il proprio appoggio a Manila e accusando Pechino di utilizzare “milizie militari” per “intimidire, provocare e minacciare altre Nazioni”. La Cina aveva però smentito la presenza di mezzi militari, chiarendo che le imbarcazioni cinesi stessero cercando riparo, e aveva precisato che le scogliere in questione rientrassero all’interno della sovranità cinese.

Il 29 marzo, l’agenzia di stampa cinese Xinhua, ha citato un esperto intervistato da Global Times, Zhang Xuefeng, in base al quale i caccia leggeri inviati dalle Filippine potrebbero essere FA-50 importati dalla Corea del Sud e utilizzati in operazioni antiterrorismo, i quali potrebbero avere una funzione intimidatoria in quanto, volando ad altitudini estremamente basse potrebbero sicuramente disturbare le navi da pesca e potrebbero essere una minaccia per la sicurezza dei pescatori disarmati. Oltre a questo, per Zhang, dato il livello “medio” dei piloti, volando a tali altitudini gli aerei filippini rischierebbero di cadere in mare.

La barriera corallina di Whitsun Reef ha forma a “V” ed è situata a 324 km a Ovest della cittadina filippina di Bataraza, nella provincia occidentale di Palawan, nel Mar Cinese Meridionale. Quest’ultimo bacino è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale contesto, il 12 luglio 2016, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia aveva espresso una sentenza su una disputa tra la Cina e le Filippine, dopo che il governo dell’allora presidente filippino, Benigno Aquino, nel 2013, aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi nel Mar Cinese Meridionale. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta linea dei 9 tratti, e si era espressa in favore delle Filippine, sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità. La Cina, da parte sua, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione né tantomeno rispettato.

Gli Stati Uniti hanno più volte criticato le rivendicazioni cinesi e le forze navali e aeree di Washington conducono operazioni nel Mar cinese Meridionale. Nelle Filippine, le forze armate degli USA sono presenti in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente filippino, Rodrigo Duterte, aveva minacciato di non voler rinnovare alla sua scadenza del 9 agosto 2020. Tuttavia, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA e motivando la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della “competizione tra superpotenze”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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