Iraq: attaccati convogli della coalizione a guida USA

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 16:42 in Iraq Medio Oriente

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Fonti della polizia irachena hanno riferito, lunedì 29 marzo, che due esplosioni hanno colpito convogli che trasportavano materiale destinato alla coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense. Al momento, non sono state registrate vittime.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle dichiarazioni rilasciate da un funzionario del Ministero dell’Interno. Nello specifico, il primo attacco, effettuato per mezzo di esplosivi, è stato perpetrato nel governatorato di Babil, mentre il secondo ha interessato la regione di al- Diwaniyya, nel centro-Sud dell’Iraq. È stata la seconda esplosione a provocare un vasto incendio, che, tuttavia, ha provocato solo danni materiali. I due convogli, è stato specificato dal quotidiano, erano non civili e trasportavano equipaggiamento non militare destinato alle forze impegnate nella lotta allo Stato Islamico.

Al momento, non sono stati diffusi particolari dettagli su quanto accaduto. Tuttavia, si pensa che dietro episodi simili vi siano gruppi armati affiliati a Teheran. A partire dal mese di ottobre 2019, obiettivi statunitensi in Iraq, soprattutto basi e strutture, sono state oggetto di più di 30 attacchi, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. A tal proposito, il 28 marzo, il portavoce della suddetta milizia, Muhammad Mohi, ha affermato che la presenza di forze straniere sul suolo iracheno “rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale”, oltre che un modo per concedere la propria legittimità a “traditori”. L’Iraq, a detta del portavoce, dispone delle capacità per far fronte alla minaccia terroristica e non necessita di aiuto esterno. Lo stesso governo di Baghdad, guidato dal premier Mustafa al-Kadhimi, è stato accusato di agire in linea con i piani di Washington e non per soddisfare gli interessi del popolo iracheno. Da parte loro, le forze straniere, con particolare riferimento a quelle statunitensi, continuano a voler attuare piani egemonici, a danno del popolo iracheno e minacciando anche i Paesi vicini.

Le tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno hanno spesso fatto temere che l’Iraq potesse divenire un campo di battaglia tra i due rivali. Ad aver acuito il clima di tensione vi è stata la morte del generale iraniano della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex presidente statunitense, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Uno degli ultimi episodi più rilevanti risale al 3 marzo 2021, giorno in cui almeno 10 missili sono stati lanciati contro la base di Ain al-Asad, situata nel governatorato occidentale iracheno di Anbar. Qui sono presenti non solo truppe straniere, tra cui quelle di provenienza statunitense, ma altresì soldati iracheni.

Un altro obiettivo iracheno più volte bersagliato è la Green Zone, un’area fortificata situata nella capitale Baghdad, sede di istituzioni governative e ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti. È del 22 febbraio uno degli attacchi più recenti, il primo dopo circa due mesi contro tale luogo. La lista degli obiettivi oggetto di attacco comprende, poi, l’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno. In particolare, il 15 febbraio, un attacco missilistico ha colpito i pressi di una base aerea della coalizione anti-ISIS a guida statunitense. L’attacco è stato successivamente rivendicato da un gruppo soprannominato Saraya Awlia al-Dam, ovvero i “Guardiani delle Brigate di Sangue”, le quali hanno riferito che il reale obiettivo era rappresentato dalla presenza statunitense in Iraq e che, pertanto, il loro attentato era da considerarsi una forma di vendetta per la morte dei leader martirizzati.

Il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio 2020, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio dello stesso anno, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico erano state riavviate. Successivamente, il primo ministro iracheno, al-Kadhimi, ha avviato un “dialogo strategico” con Washington, volto a chiarire il ruolo di quest’ultima nel Paese mediorientale, mentre, al contempo, si è impegnato a salvaguardare la sicurezza degli obiettivi USA. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno avviato una graduale riduzione dei propri soldati in Iraq, al momento pari a quota 2.500.  

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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