Gli Stati Uniti chiedono il rilascio dell’ex presidente boliviana Jeanine Áñez

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 19:51 in Bolivia USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Antony Blinken, ha chiesto il rilascio dell’ex presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Áñez, e dei suoi ex ministri, Álvaro Coimbra e Rodrigo Guzmán, sabato 27 marzo. Blinken ha dichiarato di essere preoccupato per “il crescente comportamento antidemocratico e la politicizzazione del sistema legale” nel Paese e ha aggiunto che ci sono dubbi sulla legalità dei suddetti arresti perché sarebbero basati su “accuse infondate”. Il capo della diplomazia statunitense ha espresso tuttavia la sua volontà di mantenere un rapporto solido e reciprocamente rispettoso con il Governo dell’attuale presidente della Bolivia, Luis Arce. Da parte sua, il Ministero degli Esteri boliviano ha annunciato la propria preoccupazione per le dichiarazioni di Blinken, considerandole “un esempio di ingerenza negli affari interni dello Stato latino-americano che non contribuirà certamente a migliorare le relazioni tra i due Paesi”.

Le autorità boliviane hanno arrestato Áñez, sabato 13 marzo, con l’accusa di terrorismo, sedizione e cospirazione. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, l’indagine contro l’ex leader ad interim della Bolivia era cominciata già nel mese di dicembre del 2020. Áñez ha descritto il suo arresto come un “oltraggio assoluto” e ha riferito che questo sarebbe il risultato “dell’intimidazione politica” organizzata dal Movimento al Socialismo (MAS), il partito dell’attuale presidente Arce.

Il Governo socialista, che ha preso il potere nell’ottobre 2020, ha incolpato Áñez e vari suoi ex ministri ed ex alti ufficiali delle Forze armate di aver rovesciato l’allora presidente del Paese, Evo Morales, in un presunto colpo di stato, avvenuto nel 2019. Questa teoria sarebbe stata smentita dall’opposizione, la quale ha dichiarato che la causa della rivolta in Bolivia sarebbe stata generata dallo stesso Morales, che aveva intenzione di rimanere in carica per la quarta volta di seguito, nonostante la Costituzione del Paese permettesse solo due mandati consecutivi.

Áñez ha evidenziato di essere stata “accusata di coinvolgimento in un colpo di stato che in realtà non è mai avvenuto” e ha inviato lettere all’Organizzazione degli Stati americani (OAS) e alla delegazione dell’Unione europea (UE) in Bolivia per chiedere la presenza di una missione di osservazione che possa valutare oggettivamente il suo arresto e quello dei suoi ministri. Il direttore esecutivo per l’America dell’ONG Human Rights Watch, José Miguel Vivanco, ha sottolineato, il 14 marzo, che “non ci sono alcune prove che dimostrino le colpe di Áñez e dei suoi ministri”.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in Bolivia (OHCHR) ha chiesto un processo “equo, indipendente e imparziale” per i tre politici boliviani. Tuttavia, il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS), Luis Almagro, ha affermato, il 15 marzo, che “il sistema giudiziario della Bolivia non è in grado di fornire la garanzia di giusto processo e di imparzialità”. In risposta, il Governo di Arce e il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, hanno esortato Almagro, “a non intervenire negli affari degli altri Paesi e a limitarsi ad agire all’interno del proprio quadro istituzionale”.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione