Conferenza sull’Afghanistan del forum regionale “Cuore dell’Asia”

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 15:10 in Afghanistan Tajikistan

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Il 29 marzo, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha lasciato Kabul per recarsi in Tajikistan, dove parteciperà alla conferenza ministeriale internazionale “Cuore dell’Asia” nella capitale del Paese, Dushanbe. 

Il forum “Cuore dell’Asia”, noto anche come “Processo di Istanbul”, è nato il 2 novembre 2011 con una prima conferenza che si è tenuta proprio nell’omonima città turca. L’incontro era finalizzato ad espandere la cooperazione regionale asiatica sul conflitto in Afghanistan e vi hanno partecipato 14 Paesi: Cina, India, Afghanistan, Turchia, Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Tagikistan, Turkmenistan ed Emirati Arabi Uniti. Il ruolo di Ankara in questo forum è particolarmente rilevante e due delle successive riunioni del gruppo di sono tenute in Turchia (2011, 2019). Le altre hanno avuto luogo in Afghanistan (2012), Kirghizistan (2013), Cina (2014), Pakistan (2015), India (2016) e Azerbaigian (2017). Oggi, la conferenza “Cuore dell’Asia” è formata da 15 Paesi partecipanti, 17 Stati di supporto e 12 organizzazioni regionali e internazionali, ed ha l’obiettivo di discutere la situazione nel vicino Afghanistan tra vicini regionali.

A causa del coronavirus, la conferenza annuale del 2020 era stata cancellata. Nel 2021, i ministri degli Esteri e i rappresentanti di circa 50 Paesi parteciperanno al vertice di due giorni, dal 29 al 30 marzo, al fine di discutere le modalità necessarie a rafforzare il consenso regionale per la pace e lo sviluppo dell’Afghanistan. Inoltre, a margine della conferenza, il presidente afghano incontrerà il suo omologo del Tagikistan, Emomali Rahmon, e il primo ministro, Kokhir Rasulzoda, per discutere della cooperazione diretta tra i due Paesi. Tra gli Stati coinvolti ci sono anche l’India e l’Iran. Viraj Singh, ambasciatore di Nuova Delhi in Tagikistan, ha dichiarato: “Tutti i Paesi chiedono che ci sia sicurezza in Afghanistan. In questo vertice cruciale, gli Stati discuteranno le loro preoccupazioni e i temi chiave”. Inoltre, l’Hindustan Times ha sottolineato che la conferenza rappresenterà un’occasione importante per l’India, che avrà “finalmente voce in capitolo sul futuro dell’Afghanistan”, dopo mesi di “osservazione ai margini mentre l’amministrazione Trump portava incautamente avanti un accordo con i talebani”.

Da parte sua, l’ambasciatore di Teheran in Tagikistan, Mohammad Taghi Saberi, ha dichiarato: “Spero che il risultato di questo vertice possa aiutare l’Afghanistan a mantenere la pace e la stabilità”. In tale contesto, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, è arrivato nella capitale del Tagikistan, Dushanbe, la sera del 28 marzo ed è stato accolto dal viceministro degli Esteri e da altri funzionari tagiki. Il rappresentante di Teheran ha sottolineato l’importanza di incontrare gli altri vicini della regione per collaborare e discutere di come stabilire e sostenere la pace in Afghanistan. Zarif ha poi sottolineato che le relazioni tra Iran e Tagikistan sono state a lungo fraterne e ha espresso la speranza che questa visita possa aiutare i due Paesi a rafforzare ed espandere i loro legami in ogni settore. Oltre a partecipare alla conferenza e all’incontro con i funzionari tagiki, Zarif dovrebbe incontrare i ministri degli Esteri di Tagikistan, Afghanistan, Pakistan, India e Azerbaigian. Infine, tutti i partecipanti al forum “Cuore dell’Asia” rilasceranno una dichiarazione al termine della conferenza. L’incontro si tiene poche settimane prima della prossima conferenza di pace in Turchia, prevista ad aprile. 

L’Afghanistan condivide circa 1.357 km di confine con il Tajikistan, delimitato dalla frontiera con l’Uzbekistan ad Ovest e con la Cina ad Est. L’area ha a lungo destato preoccupazioni per la sicurezza dei Paesi confinanti. Nella regione transitano gruppi militanti che si muovono nell’Asia centrale, tra cui i movimenti islamici del Tagikistan e dell’Uzbekistan; il Turkistan Islamic Party (ex Movimento Islamico del Turkistan Orientale), fondato nella Cina occidentale; e lo Stato Islamico della Provincia di Khorasan, che, a differenza dei talebani, mantiene importanti ambizioni regionali. Gli Stati dell’area hanno anche sottolineato i propri timori relativi al rientro di “foreign fighters” dalla Siria. In tale ambito, la Russia rappresenta una potenza particolarmente presente nella regione, data la vicinanza dei propri confini ad un’area così instabile. 

Le preoccupazioni per la sicurezza della Russia riguardano una serie di fattori come il traffico di droga, di esseri umani, la migrazione illegale e, soprattutto, il terrorismo. L’Afghanistan è un Paese chiave da cui nascono o per il quale transitano elementi collegati a queste problematiche. In ogni caso, Mosca mantiene la propria presenza nel settore della sicurezza negli stati post-sovietici dell’Asia centrale, in virtù della storia condivisa, della vicinanza geografica e delle minacce comuni. La Russia ha diffuso la propria influenza nella regione attraverso istituzioni internazionali come la Comunità di Stati Indipendenti (CIS) e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Queste consentano a Mosca di coordinarsi con i Paesi dell’area nel settore della sicurezza. A marzo del 2020, i rappresentanti delle agenzie di frontiera di Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan si erano incontrati a Samarcanda per elaborare piani finalizzati a prevenire l’infiltrazione di militanti afgani attraverso i confini condivisi.

A marzo del 2021, le autorità locali del Tajikistan meridionale, nel distretto di Shamsiddin Shohin, hanno allertato i residenti, organizzando riunioni con chiunque possa essere arroulabile, tra cui riservisti dell’esercito e cacciatori, chiedendo alla popolazioni di essere preparati a “prendere le armi” contro militanti islamisti afghani, se questi avessero provato ad entrare nella regione. Il 6 marzo, il governatore tagiko, Pochokhon Zarifzoda, ha affermato: “In coordinamento con la polizia e i servizi di intelligence, abbiamo registrato tutti i cacciatori che vivono nelle zone di confine. Dovranno prendere le armi per difendere il nostro Paese. Infatti, tutti noi dovremo imbracciare le armi se la situazione lo impone”. Avvertimenti simili si sono diffusi in altri distretti al confine con l’Afghanistan, specialmente presso il confine montuoso del fiume Panj. L’allarme è arrivato a seguito di mesi di combattimenti tra l’esercito nazionale afghano, i talebani e altri gruppi ribelli, nelle aree vicine al Tajikistan. In tale contesto, i funzionari afghani hanno avvertito che ci sono molti cittadini tagiki che combattono insieme ai militanti islamisti afghani. Il territorio montuoso lungo il confine di 112 chilometri tra Shamsiddin Shohin e l’Afghanistan Nord-orientale è considerato una delle aree più difficili da controllare per le truppe di confine del Tajikistan. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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