Arabia Saudita: svelati i piani per diventare più “verde”

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 15:35 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita, definita il principale esportatore di greggio, ha presentato una campagna volta a far fronte ai cambiamenti climatici, alla desertificazione e a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Questa prevede altresì piantare 10 miliardi di alberi nei prossimi decenni.

I piani della cosiddetta “Saudi Green Initiative” sono stati svelati il 27 marzo dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il quale ha specificato che l’obiettivo di tale iniziativa è generare metà del fabbisogno energetico del Regno da fonti rinnovabili entro il 2030, salvaguardando, in tal modo, l’ambiente.  Un altro obiettivo cardine consiste nel piantare 10 miliardi di alberi all’interno del Paese nei prossimi decenni, il che significa aumentare le aree verdi di 12 volte. Ciò, si inserisce, in realtà, nel quadro di un piano più ampio che coinvolge l’intera regione mediorientale. Il riferimento va alla “Iniziativa verde per il Medio Oriente”, che mira a piantare circa 40 miliardi di alberi, realizzando uno dei maggiori programmi di rimboschimento a livello internazionale.

 “Il Regno, la regione e il mondo devono andare molto oltre e più velocemente nella lotta al cambiamento climatico”, ha affermato il principe Mohammed, il quale ha altresì fatto riferimento a sfide “cruciali”, tra cui la desertificazione, che rappresentano un rischio economico immediato. Come specificato, circa 13 miliardi di dollari vengono persi ogni anno a causa delle tempeste di sabbia nella regione, mentre l’inquinamento da gas serra ha ridotto l’aspettativa di vita media della popolazione saudita di 1,5 anni. “Rifiutiamo la scelta sbagliata tra preservare l’economia o proteggere l’ambiente. Crediamo che lavorare per combattere il cambiamento climatico accresca la competitività e crei milioni di posti di lavoro”, ha infine affermato Mohammed bin Salman. Ad ogni modo, il principe ereditario non ha chiarito come intende portare avanti progetti simili in un Paese, l’Arabia Saudita, con un paesaggio in buona parte desertico e scarse fonti idriche rinnovabili.

L’Arabia Saudita attualmente attinge petrolio e gas naturale sia per soddisfare la crescente domanda interna sia per desalinizzare le proprie risorse idriche, un’operazione che consuma grandi quantità di petrolio ogni giorno. Al contempo, il Paese mira a raggiungere gli obiettivi della Saudi Vision 2030, la strategia di riforme economiche promossa dal principe ereditario, il cui obiettivo è diversificare l’economia saudita, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel Paese, rendendo il Regno sempre più indipendente dal petrolio.

Per produrre energia sempre più pulita, l’Arabia Saudita mira poi a intensificare l’attuazione di quei progetti basati sull’utilizzo di energia solare ed eolica. A tal proposito, si pensa che NEOM, la città del futuro da stabilire sulla costa del Mar Rosso, diverrà un esempio in tal senso, in quanto si tratta di una città senza emissioni di Co2, che si affida a fonti rinnovabili per soddisfare il proprio fabbisogno.

Le iniziative per un Paese più “green” sono giunte in un periodo in cui il gigante energetico saudita, la compagnia Saudi Aramco, deve fa fronte alle operazioni di controllo degli investitori sulle proprie emissioni di carbonio, dopo che, nel mese di gennaio scorso, la società ha escluso alcune raffinerie e impianti petrolchimici dai rapporti riguardanti le emissioni di Co2. Se tali strutture fossero state incluse, sarebbe stato rivelato che Saudi Aramco produce 55 milioni di tonnellate annue in più di anidride carbonica, una cifra equivalente grossomodo alle emissioni del Portogallo.

Anche l’Arabia Saudita è stata colpita dagli effetti provocati dalla pandemia e dal calo dei prezzi di petrolio, in un anno, il 2020, che è risultato essere difficile per l’intera economia globale. I ricavi sono ammontati a 770 miliardi di riyal, mentre la spesa effettiva nel 2020 è stata pari a 1068 miliardi, il che ha fatto sì che il deficit ammontasse a 298 miliardi di riyal, pari al 12% del PIL. Il debito pubblico saudita ha toccato, invece, il 34% del PIL nel 2020. Inoltre, la spesa nel bilancio saudita 2020 è aumentata del 4,7% rispetto alle stime iniziali, mentre gli stanziamenti aggiuntivi sul bilancio approvato nel 2020 sono ammontati a 159 miliardi di riyal. Questi hanno riguardato soprattutto il fondo sanitario, con il fine di sostenere il settore a far fronte alla pandemia di Coronavirus. Al contempo, sono stati raggiunti livelli record per i ricavi non petroliferi, pari a 358 miliardi di riyal, ovvero il 46,5% dei ricavi totali. Quelli derivanti da risorse petrolifere sono ammontati, invece, a 412 miliardi di riyal, in calo rispetto ai 513 previsti nel bilancio 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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