Yemen: la coalizione sventa un attacco dei ribelli nel Mar Rosso

Pubblicato il 28 marzo 2021 alle 10:09 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a sostegno dell’esercito filogovernativo, ha riferito di aver distrutto due imbarcazioni cariche di esplosivo. Nel frattempo, proseguono i tentativi di dialogo.

Stando a quanto riportato nella mattina di domenica 28 marzo da fonti saudite, si presume che le imbarcazioni sarebbero state impiegate dai ribelli sciiti in un “imminente attacco” nel Mar Rosso, da condurre dal porto occidentale yemenita di Hodedidah. Nonostante tale luogo sia soggetto a un accordo di cessate il fuoco, siglato il 13 dicembre 2018, gli Houthi sono accusati di sfruttare il porto per lanciare attacchi che minano la sicurezza delle rotte marittime e, di conseguenza, il commercio globale.

Nella medesima giornata del 28 marzo, la coalizione ha riferito di aver intercettato e distrutto anche due droni, presumibilmente lanciati dai ribelli sciiti Houthi, diretti verso obiettivi nel Regno. Gli attacchi contro target sauditi si sono particolarmente intensificati nelle ultime settimane, in concomitanza con la ripresa di una violenta offensiva presso Ma’rib, una regione yemenita ricca di risorse petrolifere, situata a circa 120 km a Est di Sana’a, che gli Houthi, dal 7 febbraio, cercano di conquistare al fine di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen.

Le tensioni dell’ultimo mese hanno spinto diversi attori regionali e internazionali a mobilitarsi per promuovere un dialogo che spinga le parti belligeranti, il governo legittimo e i ribelli Houthi, a trovare una soluzione al perdurante conflitto yemenita. L’Arabia Saudita, da parte sua, il 22 marzo ha proposto un’iniziativa di pace che prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due fazioni in guerra. Gli Houthi hanno inizialmente espresso riserve a riguardo, evidenziando come le diverse proposte, degli ultimi sei anni, non abbiano mai portato a nulla di nuovo. Inoltre, il gruppo ribelle si è detto disposto a sedersi al tavolo dei negoziati solo se verrà revocato l’assedio in Yemen e il blocco marittimo e aereo.

Nel frattempo, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen, Tim Lenderking, il 25 marzo, è tornato nella regione mediorientale, per la terza volta dalla sua nomina, avvenuta il 4 febbraio scorso. Parallelamente, l’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, come affermato in una dichiarazione rilasciata nella sera del 26 marzo, si è recato in Oman, e, in particolare, a Muscat, dove ha tenuto colloqui con alcuni leader Houthi, tra cui il capo della delegazione negoziale, Muhammad Abdul Salam. Durante l’incontro, è stata messa in luce la necessità di riaprire l’aeroporto di Sana’a, allentare le restrizioni ad Hodeidah, avviare un cessate il fuoco tra tutti gli attori coinvolti nella crisi yemenita e riprendere il dialogo politico, sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Allo stesso tempo, Griffiths ha discusso degli ultimi sviluppi e delle possibili prospettive di pace in Yemen con Sayyid Badr bin Hamad al- Busaidi, il ministro degli Esteri dell’Oman, un Paese che ha svolto il ruolo di mediatore anche nella cornice della crisi yemenita, promuovendo il dialogo e un processo politico inclusivo.

Il 27 marzo, sia Griffiths sia Lenderking si sono recati a Riad, al fine di proseguire le discussioni sugli sforzi da profondere per ristabilire la pace in Yemen. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto civile in Yemen il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione internazionale volta a sostenere le forze filogovernative legate al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen.

Griffiths, dal canto suo, è da mesi che cerca di convincere le due parti a firmare la cosiddetta “dichiarazione congiunta”, un’intesa, in linea con l’iniziativa di Riad del 22 marzo, che prevede il cessate il fuoco presso i fronti di combattimento yemeniti, oltre a misure volte a risanare il quadro umanitario ed economico del Paese, al fine ultimo di avviare un processo di pace che porti alla soluzione politica, globale e definitiva, della crisi yemenita. La guerra civile in Yemen, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, ha avuto inizio quando gli Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, i ribelli hanno effettuato un colpo di Stato che ha consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, scatenando la risposta delle forze governative nei mesi successivi e il conseguente intervento della coalizione guidata da Riad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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