Venezuela: l’esercito accusato di violazioni contro civili

Pubblicato il 28 marzo 2021 alle 17:30 in Colombia Venezuela

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In un quadro caratterizzato da un crescente sfollamento di cittadini del Venezuela verso la Colombia, l’esercito venezuelano è stato accusato di aver perpetrato abusi e violazioni a danno di civili, tra cui anche uccisioni.

A riportarlo, è l’agenzia Reuters, il 27 marzo, a sette giorni di distanza dall’inizio di un’ondata di sfollamento che vede protagonisti i cittadini in fuga dagli scontri tra l’esercito venezuelano e il gruppo armato composto da dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, note con l’acronimo spagnolo FARC. In particolare, il 21 marzo, la cosiddetta Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB) ha lanciato un’offensiva contro i gruppi armati stanziati a La Victoria, una città venezuelana al di là del fiume Arauca. Da allora, stando ai dati riportati da un funzionario della municipalità colombiana di Arauquita, sono circa 4.000 i rifugiati che, nel corso dell’ultima settimana, hanno cercato riparo nelle vicine comunità colombiane.

In tale quadro, le forze armate del Venezuela sono state accusate di aver commesso diversi abusi a danno della comunità in fuga, tra cui detenzioni, saccheggio di abitazioni private, date altresì alle fiamme, e, non da ultimo, uccisioni. Un meccanico venezuelano, Jose Castillo, arrivato in Colombia il 26 marzo con la moglie incinta e la figlia dodicenne, ha dichiarato che i soldati venezuelani hanno fatto irruzione nella sua abitazione portando via “tutto”. “Non potevo restare perché stanno uccidendo le persone. Hanno ucciso alcuni vicini e li hanno vestiti con uniformi dell’esercito venezuelano per farli passare per guerriglieri”, ha poi affermato Castillo. Ad ogni modo, Reuters ha dichiarato di non aver potuto verificare la veridicità di quanto affermato da Castillo e dagli altri civili, i quali hanno mostrato, dai propri cellulari, immagini di persone morte, vestite con uniformi mimetiche. Le autorità del Venezuela, al momento, hanno riferito di stare indagando sulle accuse rivolte contro il proprio esercito.

Secondo i civili in fuga, l’obiettivo delle operazioni militari di Caracas è rappresentato dai dissidenti di FARC, ma, in realtà, ad essere colpiti sono altresì i residenti di La Victoria e delle aree circostanti. Nel frattempo, le tensioni tra le forze venezuelane e i “gruppi armati colombiani irregolari” continuano. A tal proposito, il ministro della Difesa di Caracas, Vladimir Padrino Lopez, nel corso di una conferenza stampa del 27 marzo, ha riferito che, oltre a 2 soldati venezuelani, anche altri 6 combattenti dei gruppi colombiani sono stati uccisi a seguito dell’operazione militare condotta al confine tra Venezuela e Colombia, nello stato Sud-occidentale di Apure. Parallelamente, altri 39 combattenti sono stati catturati. “Dobbiamo espellere qualsiasi gruppo, di qualsiasi ideologia e di qualsiasi nazionalità straniera”, ha affermato il ministro Padrino Lopez, il quale ha aggiunto che le accuse mosse contro l’esercito venezuelano non rispettano la sua etica. Le forze armate, ha evidenziato il ministro, sono impegnate a difendere il Paese da gruppi irregolari, ma nel rispetto dei diritti umani.

Le tensioni tra i due Paesi Sud-americani, in realtà, sono scoppiate ancor prima dell’operazione lanciata il 21 marzo. Venezuela e Colombia condividono un confine di circa 2.000 km, un territorio che per anni è stato un focolaio per il contrabbando e il traffico di droga. Il presidente colombiano, Ivan Duque, accusa il presidente socialista venezuelano, Nicolas Maduro, di ospitare guerriglieri colombiani di sinistra, tra cui membri dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) e dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), che rifiutano l’accordo di pace firmato con il governo nel 2016. Maduro nega di fornire un rifugio sicuro ai guerriglieri colombiani e accusa spesso i trafficanti di droga del Paese vicino di cercare di destabilizzare il suo governo.

In tale quadro, il 18 febbraio, Maduro ha accusato Duque di proteggere e incentivare il traffico di droga nel Paese, trasformandolo così “in un vero narco-Stato”, mentre, nello stesso mese, Padrino Lopez, ha dichiarato che la Colombia starebbe sistematicamente cercando di mettere a repentaglio la stabilità del Venezuela e ha accusato la Colombia di essere diventata un “centro di cospirazione”.

Circa l’accordo del 2016, questo aveva visto circa 13.000 membri delle FARC smobilitarsi e il gruppo diventare un partito politico legale. Il governo colombiano, tuttavia, deve ancora smilitarizzare altri gruppi armati tuttora attivi, tra cui i ribelli, di ispirazione marxista-leninista, dell”Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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