La geopolitica nell’Artico tra Russia, Cina e USA

Pubblicato il 28 marzo 2021 alle 6:05 in Cina Russia USA e Canada

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L’agenzia di stampa russa RIA ha pubblicato, venerdì 26 marzo, un articolo in cui ha analizzato, con toni critici, la strategia degli Stati Uniti nell’Artico, elaborata nell’ultimo documento dell’Esercito USA. Il report, intitolato “Regaining Arctic dominance” e pubblicato il 19 gennaio, spiega quali saranno le mosse future del Pentagono per stabilire il proprio “dominio assoluto” nell’Artico e per “spodestare la Russia e la Cina”. La RIA ha commentato che non è sorprendente che gli Stati Uniti siano così interessati ad espandersi in questo territorio. Gli analisti russi ritengono che la strategia per il dominio dell’Artico sia stata sviluppata come conseguenza del rafforzamento della presenza russa e cinese nell’area in questione.

Dal punto di vista del Pentagono, in base a quanto si legge nel documento, l’estremo Nord è un’arena internazionale che potrebbe innescare alcune rivalità essendo tra le regioni con le maggiori risorse naturali al mondo. Le statistiche hanno mostrato che nell’Artico sono localizzati il 13% dei giacimenti mondiali di petrolio e un terzo del gas naturale del pianeta. Nel documento, il Pentagono spiega che sono due le rotte per accedere all’Artico: il Passaggio a Nord-Ovest (NWP) e la Rotta del Mare del Nord (NSR). Quest’ultima rappresenta un corridoio marittimo tra Cina ed Europa in grado di ridurre il percorso del 40% rispetto alla navigazione attraverso il canale di Suez. Complice lo scioglimento dei ghiacciai, negli ultimi anni, la NSR ha registrato un forte aumento del traffico marittimo. Inoltre, l’Artico è definita una “regione condivisa” e rappresenta un potenziale corridoio strategico in cui le diverse alleanze internazionali entrano in competizione. Tra queste si annovera la presenza dell’Unione Europea, degli Stati membri della NATO e degli Arctic Five, ovvero un gruppo non vincolante che comprende i 5 Paesi del litorale artico, quali Canada, Danimarca, Norvegia, Russia e USA. Secondo gli esperti americani, tali alleanze, che si sovrappongono su più livelli, complicano la geopolitica della regione, come dimostra l’attuale controversia internazionale sui confini marittimi e sui diritti economici che vede la Russia protagonista. L’obiettivo del Cremlino è regolamentare il passaggio lungo la Rotta del Mare del Nord con leggi che vadano oltre quelle internazionali secondo cui sarebbe necessario un “permesso” per poter transitare.

Gli analisti russi, dall’altra parte, ritengono che Mosca stia difendendo il proprio diritto storico al Nord. Allo stesso tempo, anche Pechino, sebbene non abbia terre proprie nell’Artico, sta tentando di accedere alle risorse naturali e alle rotte marittime dell’area e sta rafforzando la sua presenza in ambito militare, economico e scientifico. Sia la Cina che la Russia non hanno badato a spese per incrementare il dominio della zona. Secondo il Pentagono, dal 2010 il Cremlino ha investito oltre un miliardo di dollari per il potenziamento di 13 aeroporti, per costruire nuove infrastrutture e per la modernizzazione delle stazioni radar, come quelle sull’isola di Wrangel e sul promontorio di Capo Nord. È importante ricordare che il presidente russo, Vladimir Putin, aveva sottoscritto, il 6 marzo 2020, un decreto denominato “Le basi della politica statale della Federazione Russa nell’Artico fino al 2035”, il quale definisce i piani politici ed economici della Russia per la suddetta regione, dove è prevista una “massiccia industrializzazione”. Quasi un anno dopo, il 10 marzo, Putin ha incaricato il governo di stilare un nuovo piano per lo sviluppo della regione artica

Nel documento “Regaining Arctic dominance” viene dunque presentata la strategia USA per incrementare la presenza nella ricca regione. L’Esercito statunitense prevede di sviluppare un nuovo metodo di addestramento per abituare i militari a operare a temperature artiche e la strategia include la costruzione di attrezzature tecniche specializzate. In Arctic Dominance si spiega l’importanza di schierare, in Alaska, la Multi-Domain Task Force (MDTF). Quest’ultima rappresenta un nuovo concetto di forze militari statunitensi che includono unità della Marina e dell’Air Force in grado di svolgere operazioni di combattimento, in condizioni estreme, su terra, mare e aria. Nonostante siano state dispiegate in Alaska unità operative per condurre esercitazioni, l’esercito ha riferito che le truppe ancora non riescono a cooperare in modo uniforme. Anche la RIA, dal canto suo, ha evidenziato che il potere del clima rigido rende l’attuazione della strategia americana molto complessa.

L’agenzia di stampa russa ha affermato che Washington dovrebbe riconoscere la leadership incondizionata di Mosca nel territorio artico poiché il Pentagono è “l’ultimo arrivato”, mentre il Cremlino ha molta esperienza alle spalle nel lavoro scientifico e nella costruzione di infrastrutture, sia civili sia militari, nel Circolo Polare Artico. Gli analisti russi hanno spiegato che, nonostante il crollo dell’URSS del 1991 abbia portato all’abbandono di molti di quei progetti, negli ultimi anni il Paese ha intensificato il suo potenziale militare nella regione. Nel dicembre 2014, è stato creato il Northern Fleet Joint Strategic Command, un comando militare disposto per sviluppare nuove basi sulle coste e sulle isole dell’Oceano Artico, da Murmansk ad Anadyr.

di Redazione

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