Mozambico: 180 persone intrappolate in hotel dopo un’offensiva di militanti islamisti

Pubblicato il 27 marzo 2021 alle 10:09 in Africa Mozambico

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Più di 180 persone sono intrappolate in un albergo di Palma, città nel Nord del Mozambico, dopo che, il 24 marzo, un gruppo di militanti islamisti locale, affiliato allo Stato Islamico, ha lanciato un’offensiva. Testimoni presenti sul posto hanno riferito che diverse persone sono state uccise.

In particolare, stando a quanto riportato da fonti governative locali, Palma, città strategica per l’industria energetica, situata nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, è stata oggetto di un attacco su tre fronti il 24 marzo, che ha portato le forze di sicurezza a mobilitarsi per ristabilire l’ordine. Tuttavia, le forze armate del Mozambico non sono riuscite a respingere i militanti nell’immediato, il che ha provocato scontri durati anche nelle ore successive, fino al 25 marzo. Nel frattempo, stando a quanto riportato il 26 marzo, i residenti locali si sono rifugiati nelle aree boschive circostanti, mentre funzionari governativi e dipendenti delle compagnie straniere attive a Palma hanno trovato riparo nell’albergo Amarula.

Nella medesima giornata del 26 marzo, l’esercito ha provato a trarre in salvo le persone intrappolate in hotel. È stato un operaio che lavorava presso l’impianto di GNL di Palma, in condizioni di anonimato, a dichiarare che la città è stata pressoché distrutta e che “molte persone sono morte”, senza, però, specificare il numero o la nazionalità delle vittime. Parallelamente, Human Rights Watch ha affermato che testimoni oculari hanno riferito di aver visto corpi morti per le strade e residenti fuggire dopo che i militanti locali hanno sparato “indiscriminatamente” contro persone ed edifici.

Un altro lavoratore, di una società subappaltata dalla compagnia francese Total, ha dichiarato che gli elicotteri hanno sorvolato l’hotel durante tutta la giornata del 26 marzo, alla ricerca di un “corridoio” per salvare le persone rinchiuse in albergo, ma, almeno fino alla sera, erano ancora diversi gli individui rimasti intrappolati, mentre i militanti islamisti cercavano di avanzare verso l’hotel. In un video diffuso sui social media, un uomo dall’interno dell’albergo ha definito la situazione “critica”, affermando che le risorse alimentari erano terminate, sebbene vi fosse ancora acqua. “Non sappiamo se saremo salvati”, è stato poi aggiunto.

L’assalto del 24 marzo è avvenuto poco dopo che il gigante petrolifero francese, Total, aveva annunciato l’intenzione di riprendere la costruzione di un progetto di gas offshore da 20 miliardi di dollari nell’area, con l’intento di cominciare le attività nel 2024. Nello specifico, la compagnia francese partecipa per il 26,5% al progetto, mentre a coadiuvarla vi sono l’italiana Eni e la statunitense ExxonMobil.

Palma si trova a più di 1.800 km a Nord-Est di Maputo, nella provincia di Cabo Delgado, una regione ricca di gas. Qui, le autorità locali hanno fatto fronte a una violenta insurrezione dal 2017, mentre per più di tre anni, i militanti jihadisti, conosciuti localmente con il nome di “al-Shabaab”, hanno perpetrato diversi attacchi, indebolitisi soltanto negli ultimi mesi, presumibilmente alla luce di una risposta di tipo militare. Al-Shabaab, noto anche come Ansar al-Sunna, ha giurato fedeltà allo Stato Islamico nell’aprile 2018, ma non è da confondersi con il suo omonimo attivo soprattutto in Somalia.

Dall’ottobre 2017, ISIS-Mozambico, guidato da Abu Yasir Hassan, ha causato la morte di più di 1.300 civili, e si stima che più di 2.300 persone, tra membri delle forze di sicurezza e sospetti militanti, siano stati uccisi da quando il gruppo terroristico ha iniziato la sua violenta insurrezione estremista in Africa. Ansar al-Sunna è stato responsabile di aver orchestrato una serie di attacchi su larga scala che hanno portato alla cattura del porto strategico di Mocimboa da Praia, nella provincia di Cabo Delgado. Secondo i dati del Governo statunitense, gli attacchi del suddetto gruppo hanno altresì provocato lo sfollamento di quasi 670.000 persone nel Mozambico settentrionale, costrette ad abbandonare le proprie abitazioni alla luce delle ripetute irruzioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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