Iran-Cina: firmato l’atteso accordo di “partenariato strategico”

Pubblicato il 27 marzo 2021 alle 16:30 in Cina Iran

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Iran e Cina hanno siglato un accordo di cooperazione, della durata di 25 anni, con cui Pechino si è impegnata a investire in settori “chiave” dell’economia iraniana, tra cui energia e infrastrutture. I due Paesi potenzieranno la loro cooperazione anche in ambito militare.

L’accordo, a cui si fa riferimento con “documento del programma di cooperazione globale”, è stato siglato il 27 marzo, in occasione della visita in Iran del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, la quale si inserisce nel quadro di un tour di sette giorni in Medio Oriente, intrapreso il 24 marzo. La bozza dell’accordo, in realtà, era stata già approvata dal governo di Teheran il 21 giugno 2020, ma ha richiesto ulteriori colloqui tra i due partner prima di essere ufficializzata. Ad ogni modo, non sono stati ancora diffusi particolari dettagli.

“Siamo fiduciosi che questo documento garantirà lo sviluppo sostenibile e la cooperazione strategica tra Iran e Cina, ora più che mai, oltre a fornire più felicità e progresso ai popoli dei due Paesi”, è stato riportato dall’agenzia iraniana IRNA il 27 marzo, sulla base delle dichiarazioni rilasciate dai firmatari a margine dell’incontro. Stando alle informazioni trapelate nell’ultimo anno, l’accordo prevede un investimento pari a più di 400 milioni di dollari da parte di Pechino, in diversi settori dell’economia iraniana, tra cui gas e petrolio, oltre a tecnologia, difesa, sicurezza, economia e informatica strategica. Nello specifico, 280 miliardi di dollari sono stati destinati al settore petrolifero e del gas iraniano, mentre altri 120 miliardi alla costruzione di reti stradali, aeroportuali e ferroviarie. In cambio, Teheran si è impegnata a garantire forniture energetiche in modo stabile e continuativo per 25 anni, a un prezzo scontato.

Secondo quanto affermato dal portavoce degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, il documento costituisce una road map per i prossimi 25 anni, volta a delineare le prospettive di cooperazione tra Cina e Iran non solo a livello economico e politico, ma anche culturale e mediatico. Da parte sua, Wang Yi, durante il meeting con l’omologo iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha affermato che la firma del patto è indice della volontà di Pechino di voler costruire relazioni ai massimi livelli con Teheran, le quali hanno già raggiunto un livello strategico, ma che verranno ulteriormente rafforzate. L’ambasciatore iraniano a Pechino, Mohammad Keshavarz-zadeh, ha poi aggiunto che l’accordo non va contro Stati terzi, ma si basa sugli interessi comuni di Cina e Iran.

I due Paesi hanno già collaborato nell’ultimo anno, allo scoppio della pandemia di Covid-19. In particolare, la Cina ha donato al partner mediorientale 250.000 dosi del vaccino Sinopharm. Tuttavia, erano stati il presidente cinese, Xi Jinping, e il capo di Stato iraniano, Hassan Rouhani a porre le basi del partenariato, in occasione di un meeting tenutosi a Teheran il 23 gennaio 2016, durante il quale Pechino aveva accettato di aumentare il volume del commercio bilaterale di oltre dieci volte, fino a 600 miliardi di dollari, nell’arco di dieci anni. Poi, nel corso del 2020, il presidente iraniano aveva incaricato il ministro degli Esteri, Zarif, di firmare il documento dopo i negoziati finali con la parte cinese, e si era detto speranzoso circa una conclusione dell’alleanza entro la fine dell’estate 2021. Zarif, dal canto suo, il 9 ottobre 2020 si era recato in visita a Pechino per tenere colloqui con la parte cinese, in cui si presume sia stato discusso anche l’accordo.

La Cina è considerata dall’Iran tra i suoi principali partner commerciali, oltre che un alleato “affidabile”, soprattutto dopo il ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, avvenuto l’8 maggio 2018, e la conseguente re-imposizione di sanzioni contro Teheran. Questo è quanto ha affermato il presidente Rouhani il 27 marzo, in occasione del cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Teheran e Pechino, definite “strategiche”, oltre che rilevanti. Motivo per cui, i due Paesi hanno stabilito di rafforzare i loro legami di cooperazione a lungo termine in diversi ambiti. Per il capo di Stato iraniano è necessario accelerare l’attuazione degli accordi bilaterali soprattutto per quanto riguarda i progetti di sviluppo, sebbene la cooperazione bilaterale tra Iran e Cina sia già “molto buona”, vista altresì la convergenza di opinioni su diversi dossier internazionali.

Rouhani ha poi ringraziato la Cina per il sostegno mostrato sulla questione dell’accordo sul nucleare all’interno di consessi internazionali e per averla affiancata nel far fronte alla politica “espansionistica e unilaterale” degli Stati Uniti, denunciando le sanzioni da questi imposte. Per il presidente, aderire all’intesa, ovvero al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), è rilevante e potrebbe cambiare la situazione attuale. A tal proposito, il 21 dicembre 2020, lo stesso Wang Yi aveva esortato gli USA affinché ritornassero all’accordo sul nucleare iraniano, attenendosi a quanto previsto. Per il ministro cinese, era necessario preservare l’intesa, lontano da “pressioni estreme” e superando le divergenze esistenti tra tutti i firmatari, magari anche attraverso la creazione di una piattaforma di dialogo multilaterale.

Il 27 marzo, Wang ha confermato la posizione di Pechino, affermando che preservare l’accordo sul nucleare significherebbe salvaguardare il multilateralismo e che la Cina ha accolto con favore la posizione del nuovo capo della Casa Bianca, Joe Biden, il quale si è detto disposto a rivedere la politica statunitense sulla questione ed eventualmente a ritornare all’accordo. Per Wang Yi, la politica di massima pressione intrapresa dalla precedente amministrazione, guidata da Donald Trump, è “disumana”, oltre a non godere del sostegno internazionale. Lo stesso ritiro di Washington dal JCPOA “contraddice le norme internazionali”, ha evidenziato il ministro cinese.  Parallelamente, Pechino si è detta a sostegno della sicurezza, pace e stabilità in Medio Oriente, aggiungendo che “gli interventi degli USA e l’interferenza delle forze esterne” hanno causato instabilità. Motivo per cui, sono state chieste “soluzioni costruttive accettabili per tutti i Paesi della regione”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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