Canale di Suez: aumentano a 321 le imbarcazioni bloccate

Pubblicato il 27 marzo 2021 alle 19:50 in Africa Egitto

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Una grande nave portacontainer sta ostacolando il traffico nel Canale di Suez dal 24 marzo. Al momento, sono almeno 321 le imbarcazioni rimaste bloccate sia a Nord sia a Sud e nella “regione dei laghi”, tra cui anche petroliere e navi con a bordo gas naturale liquefatto diretto verso l’Europa.

A riferirlo, sabato 27 marzo, il capo dell’autorità egiziana del Canale di Suez, il tenente generale Osama Rabie, nel corso di una conferenza stampa, tenutasi in serata, volta a riportare gli ultimi aggiornamenti sulla situazione. Rabie ha chiarito che le operazioni stanno proseguendo 24 ore al giorno, ma è necessario rispettare determinate fasi della giornata per le operazioni di traino, perforazione e dragaggio, che devono tener conto di determinati fattori e fenomeni, tra cui il flusso e il riflusso dell’acqua. Al centro del Canale, è stato spiegato, si raggiungono i 24 metri di profondità, mentre ai lati la profondità oscilla tra i 2 e i 5 metri. Motivo per cui, le operazioni di dragaggio risultano essere essenziali per far galleggiare la nave.

Nella mattina del 27 marzo, lo stesso Rabie aveva dichiarato che le ultime operazioni di dragaggio avevano consentito di spostare la poppa e il timone, e che erano altresì iniziate le manovre di rimorchio. Alla giornata del 26 marzo, inoltre, sono stati rimossi circa 20.000 tonnellate di sabbia. Nonostante ciò, non è possibile ancora determinare un calendario per la fine delle operazioni, le quali vedono impegnati 14 rimorchiatori, in aumento rispetto ai 9 iniziali. Tra i fattori che complicano la situazione vi sono ancora i forti venti, mentre si spera che le maree possano contribuire a disincagliare la nave. Al momento, a detta di Rabie, si sta anche valutando l’ipotesi di ridurre il carico, pari a circa 18.300 container, ma si spera di non dover ricorrere a ciò.

Ever Given, lunga 400 metri e larga 59, è stata definita una “mega nave”, da 224.000 tonnellate. Questa era partita dalla Cina e trasporta container diretti nei Paesi Bassi, a Rotterdam. L’imbarcazione, gestita dalla compagnia di navigazione taiwanese Evergreen, si è incagliata al km 151, poco dopo aver imboccato il Canale dal Mar Rosso. La causa è stata fatta risalire a una mancanza di visibilità derivante da forte raffica di vento provocata, a sua volta, da una tempesta di sabbia e da condizioni metereologiche avverse, che hanno fatto perdere il controllo e l’orientamento dell’imbarcazione. A tal proposito, è stato lo stesso capo Rabie ad affermare che la causa potrebbe essere attribuita non solo ai forti venti, ma anche a un possibile errore umano o tecnico, su cui verranno svolte indagini.

Nel frattempo, sono diversi i Paesi che si sono offerti di prestare assistenza. Tra questi, gli Stati Uniti e la Turchia. In particolare, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti turco, Adil Karaismailoglu, ha riferito che Ankara è disposta ad inviare la nave Nene Hatun, una delle poche imbarcazioni al mondo in grado di condurre le operazioni necessarie a sbloccare il Canale di Suez. “Se diranno di sì, forniremo aiuto”, ha affermato il ministro il 26 marzo. Dichiarazioni simili sono giunte anche da Washington e, nello specifico, dal comando statunitense AFRICOM, disposto a mobilitarsi facendo leva su esperti della propria flotta dispiegata in Bahrein.

Parallelamente, cominciano a essere messi in luce i danni economici. Già il 25 marzo, i prezzi del petrolio sono diminuiti, anche alla luce delle perduranti misure legate alla pandemia di Coronavirus. Il greggio Brent è scivolato di $ 1,69, o del 2,6%, a $ 62,72 al barile alle 13:40 GMT. Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) è sceso di $ 1,86, o del 3%, a $ 59,32 al barile. Tuttavia, nonostante il blocco del traffico nel Canale di Suez, diversi esperti credono che i mercati del greggio non verranno influenzati a lungo. Inoltre, l’incidente ha un impatto soprattutto per le petroliere destinate in Europa e, al momento, la domanda del continente è debole, alla luce della nuova ondata di lockdown.

Alle navi in attesa di passare il Canale è stato offerto di cambiare rotta verso il Capo di Buona Speranza, ma nessuna ha ancora accettato la proposta. Eventuali cambi di rotta comportano 15 giorni di viaggio aggiuntivi per le navi che si spostano dal Medio Oriente all’Europa. Nel frattempo, le tariffe di spedizione per le navi cisterna di prodotti petroliferi sono quasi raddoppiate, minacciando costosi ritardi per le aziende che già sono state colpite dalle restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19.

Il Canale di Suez, inaugurato nel 1869, rappresenta una delle rotte commerciali marittime più trafficate al mondo, dove passa circa il 12% del volume degli scambi commerciali a livello internazionale. Nel 2020, secondo i dati forniti dall’Autorità del Canale di Suez, circa 19.000 navi, con una stazza netta di 1,17 miliardi di tonnellate, hanno attraversato il Canale di Suez. La media è stata di 51,5 navi al giorno. Inoltre, si tratta di una delle principali fonti di valuta forte, oltre che di reddito, per l’Egitto. A tal proposito, nel 2020, il Canale ha generato entrate pari a 5,61 miliardi di dollari per le casse del Cairo.

L’episodio del 24 marzo non è stato il primo di tal tipo. Anche nel 2012 una nave greca si è arenata dopo un guasto al motore, il che ha provocato un’interruzione della navigazione fino a quando le unità di soccorso non sono state in grado di rimuoverla dal Canale. Successivamente, nel 2014, si è verificata una collisione tra una nave portacontainer battente bandiera tedesca e un’altra battente bandiera di Singapore, e anche in questo caso vi è stato un blocco del traffico prolungato. Nel 2017, poi, è stato il turno di una portacontainer giapponese, rimasta bloccata a seguito di problemi meccanici. In tale occasione, le autorità egiziane hanno schierato dei rimorchiatori e la nave è stata rimessa a galla in poche ore.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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