Taiwan produrrà missili a lungo raggio

Pubblicato il 26 marzo 2021 alle 6:32 in Cina Taiwan USA e Canada

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Il ministro della Difesa di Taiwan, Chiu Kuo-cheng, il 25 marzo, ha affermato che lo sviluppo di capacità d’attacco a lungo raggio è una priorità per l’isola, annunciando la produzione di massa di missili di tale tipo. Nella stessa giornata, l’Accademia delle scienze e della tecnologia Zhongshan ha affermato che uno tra i tipi di missili a lungo raggio che l’isola sta sviluppando è un mezzo da terra, la cui gittata non può però essere rivelata. In totale, sarebbero tre i progetti di ricerca in via di sviluppo per realizzare ordigni a lungo raggio.

Parlando al Parlamento taiwanese, noto come Legislative Yuan, il ministro della Difesa di Taipei ha affermato di sperare che i missili in fase di progettazione siano a lungo raggio, accurati e mobili. Al contempo, il vice direttore dell’Accademia delle scienze e della tecnologia Zhongshan, Leng Chin-hsu, ha dichiarato che un missile a lungo raggio da terra sia già pronto ad entrare in fase di produzione.

Le forze armate di Taiwan stanno portando avanti un programma di modernizzazione per ottenere un maggior potere di deterrenza. Di recente, l’Accademia delle scienze e della tecnologia Zhongshan ha condotto vari test missilistici proprio per sviluppare armi di tale genere. Tra i mezzi di cui Taiwan si starebbe dotando ve ne sarebbero alcuni per garantire a Taipei di contrattaccare le basi militari della Cina, nel caso in cui dovesse avvenire un conflitto.

La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha posto la modernizzazione della difesa tra le priorità dell’isola di fronte alla crescente minaccia posta da Pechino. In particolare, Taiwan si sta concentrando sulla strategia di “guerra asimmetrica”, con la quale punta a sviluppare capacità che le consentano di rendere qualsiasi attacco cinese difficile e dispendioso. Al momento, secondo il comandante della flotta del Pacifico degli USA, John Christopher Aquilino, per la Cina continentale, riprendere Taiwan è una priorità e che Pechino potrebbe quindi “invadere” l’isola prima del previsto.

La Cina considera Taiwan una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan.  

 Il 28 gennaio scorso, la Cina aveva avvertito sia Taiwan, sia gli USA affermando che, per Pechino, l’indipendenza di Taiwan significa guerra e sottolineando che l’Esercito popolare di liberazione (EPL) adotterà tutte le misure necessarie e sconfiggerà risolutamente qualsiasi forma di cospirazione separatista per l’indipendenza di Taiwan, proteggendo la sovranità nazionale cinese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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