La Germania rinnova il mandato in Afghanistan

Pubblicato il 26 marzo 2021 alle 13:24 in Afghanistan Germania

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Il 25 marzo, il Parlamento tedesco ha approvato il rinnovo della partecipazione delle forze armate tedesche alla missione NATO in Afghanistan, per altri 10 mesi, fino al 31 gennaio 2022. 

La Germania mantiene sul territorio afghano circa 1.100 soldati tedeschi, come parte della missione di addestramento, consulenza e assistenza alle forze armate afghane, nota come “Resolute Support”. Secondo il mandato tedesco, che è stato rinnovato poichè era in scadenza il 31 marzo, Berlino può inviare nel Paese fino ad un massimo di 1.300 truppe. Si tratta del secondo contingente più numeroso in Afghanistan, dopo quello degli Stati Uniti, che conta 2.500 unità. In totale, la Resolute Support Mission è composta da circa 16.000 soldati di 38 Paesi alleati e partner della NATO. La spesa annua della Germania in Afghanistan si aggira intorno ai 427,5 milioni di euro, secondo le stime del governo tedesco.

Il 18 febbraio, in un’intervista al quotidiano tedesco Deutsche Welle, la ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, aveva rilasciato un’intervista in cui sottolineava i rischi crescenti relativi alla situazione in Afghanistan. La rappresentante del governo di Berlino aveva avvertito che l’instabilità sarebbe aumentata, in caso di permanenza della NATO sul territorio afghano oltre la scadenza per il ritiro del primo maggio, che era stata concordata da talebani e Stati Uniti con l’accordo di Doha del 29 febbraio 2020. “Quello che è chiaro – ed è quanto hanno annunciato i talebani – è che con la decisione di non lasciare il Paese entro il 30 aprile, il livello di minaccia aumenterà notevolmente, per tutte le truppe internazionali e anche per noi”, aveva riferito la Kramp-Karrenbauer. La ministra tedesca aveva quindi aggiunto che l’esercito di Berlino in Afghanistan si stava preparando a reagire al deterioramento della situazione della sicurezza “nel modo appropriato”.

Il rinnovo del mandato tedesco arriva mentre la nuova amministrazione degli Stati Uniti, guidata da Joe Biden, sta ancora revisionando l’accordo con i talebani firmato e negoziato dall’amministrazione del precedente presidente, Donald Trump. Biden ha suggerito più volte che sarà difficile rispettare la scadenza del primo maggio per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan per “ragioni tattiche”. “Ce ne andremo – la domanda è quando”, ha dichiarato. Quando gli è stato chiesto se pensava che le truppe statunitensi potessero rimanere in Afghanistan ancora per un anno, Biden ha risposto: “Non riesco a immaginare che sia così”. In tale contesto, il giorno prima dell’annuncio del rinnovo del mandato tedesco, il 24 marzo, il segretario di Stato degli USA, Antony J. Blinken, ha incontrato a Bruxelles il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, a margine della riunione dei ministri degli Esteri della NATO. I due rappresentanti hanno discusso della questione del Nord Stream 2 e della situazione in Afghanistan, impegnandosi a mantenere uno stretto coordinamento sul percorso da seguire.

La NATO non ha ancora preso una decisione finale riguardo al futuro della missione sul territorio afghano, tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco ha dichiarato che la decisione di ritirare le truppe non dovrebbe essere affrettata, ma dovrebbe arrivare a seguito di colloqui di pace efficaci tra il Governo afghano ei talebani. Intanto, risale al 24 marzo la notizia che, secondo una persona informata sui fatti, la Casa Bianca vorrebbe provare a posticipare la data del ritiro delle truppe dal Paese, per negoziare un nuovo accordo con i talebani che preveda la permanenza dei soldati stranieri, per combattere contro lo Stato Islamico. Per quanto riguarda la situazione nei principali campi di battaglia, il 24 marzo, Haibatullah Alizai, il comandante delle Operazioni Speciali, ha dichiarato che in questo momento le Forze di Sicurezza e Difesa Nazionali Afghane (ANDSF) stanno combattendo contro i talebani in 20 province su 34. Gli scontri più violenti sono in corso nelle province di Kunduz, Faryab, Maidan Wardak, Kandahar e Helmand.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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