Cina-Turchia: Wang Yi incontra Erdogan e Cavusoglu

Pubblicato il 26 marzo 2021 alle 11:22 in Cina Turchia

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Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si è recato ad Ankara, in Turchia, dove ha incontrato il presidente, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, il 25 marzo. Wang  ha iniziato un tour di sette giorni in Medio Oriente, il 24 marzo, le cui tappe sono Arabia Saudita, Turchia,  Iran,  Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrain e Oman.

Secondo quanto riferito dal Ministero Affari Esteri cinese, dopo aver chiesto a Wang di congratularsi per i cento anni del Partito comunista cinese (PCC) con il presidente Xi Jinping, Erdogan ha dichiarato che il Partito della Giustizia e dello Sviluppo della Turchia deve rafforzare gli scambi con il PCC, per contribuire alla cooperazione e agli scambi tra partiti a livello globale. Erdogan ha ricordato che nel 2021 ricorre il 50esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Cina e Turchia e che Ankara presta grande attenzione alle sue relazioni con Pechino.

Il presidente turco ha affermato che il proprio Paese si oppone a qualsiasi forma di terrorismo e spera di poter stabilire con la Cina scambi e legami più stretti, per sviluppare ulteriormente le relazioni tra le parti. Rispetto alla questione del coronavirus, Erdogan ha ricordato di essersi vaccinato contro la malattia con il vaccino cinese, per dimostrarne la sicurezza e l’efficacia alla popolazione turca. Alla luce di questo, Ankara intende portare avanti la cooperazione con Pechino in materia di vaccini. Oltre a questo, Ankara intende intensificare la cooperazione economica sotto vari aspetti.

Wang ha affermato che anche la Cina vuole portare avanti e sviluppare i legami con la Turchia, sostenendosi l’un l’altra rispetto a questioni al centro dei rispettivi interessi e promuovendo il principio di non interferenza negli affari interni. Dal punto di vista economico, anche Wang ha incoraggiato l’aumento dei legami e della cooperazione in generale. Per quanto riguarda l’emergenza coronavirus, la Cina ha finora fornito ad Ankara 15 milioni di dosi del proprio vaccino ed è pronta a continuare a continuare a provvedere tale tipo di fornitura.

Secondo quanto riferito da media in lingua inglese, durante il suo incontro con Wang, il ministro degli Esteri turco avrebbe ricordato alla controparte la “sensibilità e i pensieri” della Turchia rispetto alla questione della minoranza musulmana degli uiguri che vivono in Cina, soprattutto nella regione autonoma uigura dello Xinjiang. A tal proposito, all’arrivo di Wang, circa 300 manifestanti si sarebbero ritrovati ad Istanbul per protestare contro la Cina. Alcuni hanno declamato slogan quali “Cina dittatore” e “Fermate il genocidio degli uiguri, chiudete i campi”, mentre altri hanno sventolato le bandiere del movimento per l’indipendenza dell’Est Turkestan.

Proprio intorno alla questione dello Xinjiang sono in corso tensioni tra Pechino e più Paesi occidentali, primi fra tutti USA, Regno Unito e l’Unione europea. Quest’ultima proprio lo scorso 22 marzo cha deciso di adottare sanzioni contro soggetti ed entità cinesi in merito alla questione innescando una nuova fase di dibattito e scontro sulla questione tra Cina e Bruxelles.

Secondo Paesi per lo più occidentali, la Cina avrebbe perpetrato violazioni dei diritti umani della minoranza turcofona e musulmana degli uiguri, e non solo, nella regione dello Xinjiang, adottando politiche di repressione nei loro confronti. In base a stime di Human Rights Watch (HRW), poi, Pechino avrebbe rinchiuso almeno un milione di uiguri in campi rieducativi, avrebbe causato scomparse, torturato gli uiguri in custodia delle proprie autorità e portato avanti processi poi conclusi in sentenze di morte. Tutte tali accuse sono culminate lo scorso 19 gennaio, quando Washington ha accusato Pechino di genocidio e crimini contro l’umanità per il trattamento riservato agli uiguri e ad altre minoranze dello Xinjiang.

Il governo di Pechino, però, ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” nel Xinjiang sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza turcofona uigura nel Xinjiang. In particolare, per Pechino, tra gli uiguri vi sarebbero dei militanti coinvolti nell’organizzazione terroristica East Turkestan Islamic Movement (ETIM), fondata nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti proprio dalla regione autonoma cinese del Xinjiang, il cui obiettivo sarebbe quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi al Xinjiang.

In tale quadro, la Turchia, che è un Paese a maggioranza musulmana, nonché la principale meta per gli uiguri che lasciano la Cina, e che ospita circa 40.000 persone di tale etnia, non ha adottato una posizione di condanna nei confronti di Pechino. I due Paesi hanno concluso un accordo per l’estradizione il 26 dicembre 2020 che è stato ratificato dalla Cina ma non da Ankara. Gli attivisti della comunità uigura che vivono in Turchia hanno dato vita ad una serie di proteste contro tale intesa e contro il trattamento riservato dalla Cina agli uiguri.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione