Il Regno Unito annuncia un nuovo piano per l’immigrazione

Pubblicato il 25 marzo 2021 alle 19:50 in Immigrazione UK

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Il ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, ha annunciato i dettagli del nuovo piano per l’immigrazione. Il provvedimento, secondo quanto specificato dal ministro, renderà il sistema “più veloce e più equo” e permetterà al Regno Unito di aiutare le persone fragili reprimendo al contempo la criminalità. I critici, tuttavia, hanno accusato Patel di aver creato un sistema a due livelli tutt’altro che equo.

Il nuovo piano per l’immigrazione è stato presentato al Parlamento britannico mercoledì 24 marzo. Durante il suo intervento, il ministro ha fornito i dettagli sulla revisione del sistema di asilo annunciato dal Regno Unito nel novembre 2020. Nel nuovo piano, Patel ha affermato che il Paese ha bisogno di concentrarsi sulle vie legali per creare un “percorso verso la cittadinanza”. Questo sistema, ha spiegato, consentirà ai più vulnerabili di intraprendere, in tempi ragionevoli, un percorso verso la cittadinanza permanente nel Regno Unito. “Per la prima volta, il fatto che le persone entrino nel nostro Paese legalmente o illegalmente avrà un impatto sull’andamento della loro richiesta di asilo e sul loro status se tale richiesta avrà successo”, ha dichiarato Patel, sottolineando che coloro che utilizzano mezzi illegali per arrivare nel Regno Unito potrebbero rischiare di vedere le loro richieste respinte e bollate come “inammissibili”. Quelli che avranno successo nell’accettazione delle loro domande, invece, pur essendo entrati illegalmente, potranno ricevere uno status di protezione temporanea. Questo, ha ammonito Patel, non costituirà “un diritto automatico di insediamento” e potrebbe essere “regolarmente riesaminato per la rimozione”. Inoltre, tale status limiterà l’accesso a una serie di benefici e conferirà solo “diritti limitati al ricongiungimento familiare”.

Il ministro ha poi specificato che il governo britannico si impegnerà a rimandare indietro tutti coloro che sono partiti da un Paese di primo arrivo ritenuto sicuro ma nel quale non hanno voluto, anche se avrebbero potuto, fare domanda di asilo. Tuttavia, i piani per rimandare le persone in Francia o in altri Paesi dell’UE potrebbero incontrare problemi in un mondo post-Brexit. Da quando il Regno Unito ha lasciato l’UE, non può più ricorrere al trattato di Dublino, secondo il quale un Paese del blocco è autorizzato a far tornare un richiedente asilo nello Stato dell’UE in cui è entrato per la prima volta. Ora, Londra dovrà stipulare accordi bilaterali con ciascun Paese per poter rimandare indietro le persone.

Il ministro dell’Interno ha citato un esempio del tipo di vie legali che il governo intende promuovere facendo riferimento all’accordo che consente a “oltre 5 milioni di persone provenienti da Hong Kong di raggiungere il Regno Unito”. Patel ha sottolineato che il sistema britannico sta “collassando sotto la pressione dei percorsi illegali per ottenere l’asilo, facilitati dai trafficanti criminali”. “L’accesso al sistema di asilo del Regno Unito dovrebbe essere basato sulle necessità”, ha affermato Patel, “non sulla possibilità di pagare i trafficanti”. In troppi, ha evidenziato il ministro, stanno tentando di accedere al sistema britannico correndo ogni tipo di rischio, come salire su un bracone per attraversare la Manica o nascondersi in camion e altri mezzi di fortuna. 

Nonostante il piano del governo affermi di voler salvaguardare la vita di migliaia di persone “vulnerabili”, l’organizzazione per i diritti dei rifugiati Refugee Action UK ha twittato una lunga serie di critiche al nuovo provvedimento. In esso, ha sottolineato l’associazione, vengono allungati, non abbreviati, i tempi di attesa delle persone che intendono ottenere asilo, il che “rischia di aggravare la loro salute mentale e di isolarli ulteriormente”. Refugee Action ha poi detto di temere che le nuove proposte manchino del giusto sostegno assistenziale e che i richiedenti asilo e i rifugiati vengano lasciati “affamati e senza casa”, in attesa di una decisione o in seguito a una decisione negativa. “Qualsiasi nuovo piano di asilo dovrebbe offrire dignità a tutti, indipendentemente da come arrivano”, ha evidenziato la ONG. 

I critici sostengono poi che, anche nel caso in cui un immigrato entrato illegalmente si veda concesso lo status di protezione temporanea, questo potrebbe non portare al ricongiungimento familiare, una condizione molto più difficile da ottenere rispetto a quanto ipotizzato dal governo. In più, sebbene alcuni condividano l’idea secondo cui le nuove misure potrebbero effettivamente scoraggiare le persone dal tentare di raggiungere il Regno Unito su piccole imbarcazioni o altri mezzi illegali, molti affermano tuttavia che il governo starebbe creando un sistema a due livelli in cui lo stesso diritto di asilo verrebbe trattato diversamente a seconda del modo in cui uno arriva nel Regno Unito. Secondo i critici, questo viola il diritto internazionale. Patel, dal canto suo, ha però affermato che il nuovo piano era “in linea con la Convenzione sui rifugiati, la Convenzione europea sui diritti umani e con il diritto internazionale” e ha sottolineato che il governo lavorerà con organizzazioni come l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per creare “rotte più sicure e legali” verso il Regno Unito. Obiettivo prioritario del governo, oltre a garantire che le persone non mettano in pericolo la propria vita, ha sottolineato il ministro, è quello di “risolvere la pratica delle richieste di asilo, prive di fondamento, che intasano il Paese con reclami e appelli dell’ultimo minuto”. Nella sua dichiarazione finale, Patel ha infine affermato che il governo adotterà una “nuova e dura posizione” nei confronti dei trafficanti, che includa nuove pene più severe, incluso l’ergastolo.

Secondo il Ministero dell’Interno, il Regno Unito possiede 109.000 richieste di asilo attive “in coda” e 52.000 di queste sono in attesa di una prima decisione. Quasi tre quarti delle richieste aspettano un primo verdetto da un anno o più. Patel ha poi aggiunto che 42.000 persone a cui era stata rifiutata la domanda di asilo “non avevano ancora lasciato il Paese” e ha attribuito questo problema al “fallimento persistente nell’applicazione delle leggi sull’immigrazione”. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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